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Wasabi - La TopSushi della settimana

Divo pigliatutto, Larsson redivivo, Chanel mantenuta: martyrs d’altri tempi!

[del 01/06/2009] [di Pietro Salvatori]
RUBRICA A RISCHIO REMAKE

Sconsigliatissima a chi è solito porre domande a persone decedute da tempo, a chi ama lo Chanel n° 5, ai sostenitori di Andreotti e a chi odia gli horror.


1. Coco avant Chanel.
Elegante gioco di parole che in italiano risulterebbe un pò come “Ma che minchia combinava la Chanel prima di diventare famosa?”.
Volete la risposta?
A costo di rovinarvi il film?
Ok.
Beh, non faceva praticamente una beneamata ceppa, bighellonando qua e la fra uomini ricchi e annoiati e menando il torrone su cappellini e camicette.
Ecco, ora, sapendolo, buona visione.

2. Il Divo cannibalizza 9 nominations ai Nastri d’Argento.
Soddisfazione di Sorrentino, felicità di Tony Servillo.
Andreotti: “Non capisco perchè mi si continui ad attaccare. Il nastro in mio onore sarebbe dovuto essere come minimo in oro”.

3. Abbagli collettivi per i giornalisti alla presentazione di Uomini che odiano le donne.
O era una candid camera, o andava in scena il capolavoro in salsa amatriciana “Uomini che odiano le domande sensate”.
Presenti il regista, la protagonista ed il produttore, il tenore era:
“Ma Larsson aveva in mente altri romanzi?”.
“Larsson pensava al nazismo come sottotesto delle sue storie?”.
“A Larsson piacevano le pennette al salmone?”.
“Larsson indossava preferibilmente polo o camicie?”.
Tutte domande legittime per carità.
Ma 1) Larsson, l’autore dell’omonimo libro da cui si ispira il film non era presente e 2) lo stesso è un po’ morto da qualche mese.
Evidentemente il nuovo genere letterario delle “domande postume” va un casino quest’anno.

4. In arrivo il remake de Il Cattivo Tenente.
L’originale era duro, implacabile, spietato, micidiale.
Che vorranno fare di più?
Una roba tipo: Il Cattivissimo Tenentissimo, un film durissimo, implacabilissimo, spietatissimo, micidialissimo?
Astenersi perditempo.

5. Viulenza!, urlava quello. Basterebbe per Martyrs, solido horror di uno come Laugier che si ricorda per lo più per sane schifezze, che richiama in qualche modo fascini e stratificazioni argentiane.
Questo i primi quaranta minuti, perchè poi le ragazzine carnefici diventano vittime di una Scientology con la mannaia e il coltello (non figurato) tra i denti, e la violenza esibita è quasi un intermezzo fra la fantasia di dissolvenze in nero. Un pò di Hostel, di Aja e del lontano e mai troppo dimenticato Das Experiment, condiscono una delle cose più violente viste al cinema da qualche anno in qua.

In arrivo sui peggiori schermi.

E anche questa settimana ne abbiamo viste di tutti i colori. Perchè come diceva Humphrey Bogart ne L'ultima minaccia, prima che gli presentassero Lucia Annunziata: E’ la stampa, bellezza!.

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