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Frank Miller

Frank Miller. Un rivoluzionario anarchico come i suoi personaggi

[del 25/12/2008] [di Piercarlo Fabi]

Sarebbe decisamente riduttivo definire Frank Miller un semplice autore di fumetti.

Il suo impatto nel mondo dei comics ha permesso ad un’industria che tra gli anni ’70 e gli anni ’80 navigava in pessime acque, di riprendersi, dando nuova linfa vitale a personaggi di culto, ma ormai in crisi, come Daredevil e Batman. Nato nel 1957 ad Onley, nel Maryland, sviluppa da autodidatta un suo personalissimo stile che affinerà col tempo fino alle sperimentazioni più estreme dei suoi ultimi lavori, come Sin City e 300.

La sua carriera ha inizio negli anni ’70, con lavori saltuari per importanti case editrici come la Marvel, la DC Comics e la Dark Horse. La prima, importante svolta arriva tra il 1977 e il 1978, quando diviene il disegnatore ufficiale della serie Daredevil, per i testi di Roger Mackenzie e chine di quello che diventerà uno dei suoi più stretti e fedeli collaboratori: Klaus Janson.

Il suo ciclo di storie dell’“uomo senza paura” è caratterizzato da atmosfere molto cupe, violenza e notevoli realismo e coraggio nel gestire storylines controverse, come nel caso della creazione e successivo assassinio di Elektra, personaggio divenuto popolarissimo tra i fan. Caratteristiche che diverranno un vero e proprio marchio di fabbrica dell’autore.

Il lavoro svolto sulla testata di casa Marvel segna il primo grande successo di Miller, la cui consacrazione, però, arriva ufficialmente solo nel 1986 con quello che è, quasi universalmente, considerato il suo capolavoro: Batman – Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Questa storia che vede protagonista un Bruce Wayne ormai sessantenne che decide di tornare ad indossare il suo celebre mantello per combattere la corruzione e la criminalità dilaganti a Gotham City, ostacolato dal suo acerrimo nemico Joker e dallo stesso Superman, ormai un mero strumento nelle mani del corrotto governo USA, segna, assieme a Watchmen di Alan Moore pubblicato quello stesso anno, una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire i comics. Non si trattava più di letture leggere per ragazzini ma di veri e propri romanzi grafici che toccavano tematiche mature quali la corruzione politica (un attacco neanche troppo velato all’”edonismo reaganiano” di quel periodo), la meschina “spettacolarizzazione” della cronaca più nera messa in atto dai mass media e la controversa figura del vigilante, in bilico tra Bene e Male. “Mi ero stancato – afferma lo stesso Miller – del mondo perfetto mostrato nei fumetti di quel periodo. Perché mai qualcuno avrebbe dovuto indossare un costume per combattere il crimine in un mondo simile? Mi chiesi semplicemente quale mondo fosse sufficientemente spaventoso e corrotto per un personaggio come Batman. E iniziai a guardare fuori dalla mia finestra...”

Ancora oggi, Il ritorno del Cavaliere Oscuro (insieme con un'altra pietra miliare intitolata Batman: Year one, pubblicata l'anno seguente, sul primo anno da giustiziere di Bruce Wayne) è considerato il punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia accostarsi al mondo dell’Uomo Pipistrello.

Infatti, sia Tim Burton (per i suoi Batman e Batman Returns, rispettivamente del 1989 e del 1992) che Christopher Nolan (regista dei più recenti Batman Begins e The Dark Knight, quest’ultimo capace di sbaragliare ogni record d’incassi nella storia del cinema) si sono fortemente ispirati allo stile dell’opera di Miller e al suo approccio al personaggio.

Bisogna dire che, in quegli stessi anni, lo stesso Miller iniziò una collaborazione, non fortunata, con gli Studios hollywoodiani in veste di sceneggiatore per il secondo ed il terzo capitolo della serie Robocop. Ma le correzioni e i rimaneggiamenti apportati dai produttori ai suoi script originali, lo portarono a limitare il suo coinvolgimento diretto nelle due pellicole e a far ritorno tra le pagine dei fumetti per riversare i suoi sforzi nella creazione di una mini-serie dedicata proprio al cyber-poliziotto.

La “vendetta” verso Hollywood sarebbe, però, maturata in modo più compiuto nel suo successivo sforzo editoriale per la casa editrice Dark Horse. Una serie caratterizzata da uno stile visivo ancora una volta innovativo, con un contrasto netto tra il bianco e il nero ma con improvvise spruzzate di colore a sottolineare determinati dettagli. Una serie chiaramente ispirata agli stereotipi del noir cinematografico ma totalmente estremizzati in termini di rappresentazione della violenza e della sessualità. Ovviamente si tratta di Sin City. Pubblicata negli USA tra il 1993 e il 2000, ottenne un successo così clamoroso da essere ancora oggi ristampata in edizioni sempre più lussuose e di prestigio.

Proprio grazie a questo nuovo gioiello, Miller riesce a riavvicinarsi al mondo del cinema. Stavolta alle sue condizioni.
Coadiuvato dai “cattivi ragazzi” Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, nel 2005 porta sul grande schermo il primo capitolo, destinato ad avere almeno un sequel che entrerà in produzione nel Marzo 2009, di Sin City, composto da alcuni dei racconti che compongono la lunga serie dark da lui creata, ed interpretato da star del calibro di Bruce Willis, Jessica Alba e Mickey Rourke.

Il film è diretto da Rodriguez ma in realtà il vero regista è lo stesso Miller in quanto, grazie alle nuove possibilità espressive offerte dalla computer graphic, ogni inquadratura della pellicola è l’esatta copia delle tavole a fumetti da lui realizzate.

Il nuovo progetto cinematografico, stavolta da “solista”, che lo vede protagonista è poi l’impegnativo adattamento di The Spirit, una serie molto popolare negli anni ’40 creata da un maestro indiscusso del fumetto mondiale, nonché amico di lunga data e mentore dello stesso Miller: Will Eisner. Caratterizzato da un look più vicino al suo Sin City che non a quello del fumetto originale, il film ha suscitato una certa irritazione tra i fedeli di Eisner ancora prima della sua uscita.

Nonostante questo, ora che ha ottenuto la libertà d’espressione che gli era stata negata ai tempi di Robocop, Frank Miller appare determinato a riversare tutti i suoi sforzi nella Settima Arte (negli ultimi anni, infatti, l’unica opera di richiamo realizzata per l’industria dei comics è stato il deludente Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora, sequel del suo capolavoro a vent’anni dalla sua prima uscita), sostituendo matite e pennelli con la macchina da presa, con l’intenzione evidente di rivoluzionare anche il linguaggio cinematografico con il suo stile dirompente e anarchico.

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Frank Miller persona: Frank Miller data di nascita:27/01/1957ruolo:autore, regista

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Sarah Paulson e Gabriel Macht
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