"Lo voglio".
Una semplice risposta ad una domanda che cambia la vita. Ci troviamo di fronte al bivio del matrimonio, un evento che per la sua capacità di miscelare allegria, lacrime, gioie e malinconie, è diventato quello più immortalato e celebrato dalla macchina emozionale del cinema.
Basti pensare che giunti solo a metà di questa stagione cinematografica sono già ben cinque i film che hanno solcato il grande schermo dedicati a suddetto tema. In chiave rosa è da leggere quest'ultimo Bride Wars - La mia miglior nemica, dove Kate Hudson e Anne Hathaway se le danno di santa ragione pur di non spostare i loro rispettivi matrimoni, incidentalmente programmati nello stesso giorno, nello stesso luogo e alla stessa ora. Si può riconoscere in questo film la tradizionale visione favolistica che si può avere dell'evento, atteso spasmodicamente da ogni ragazza dopo tutta una giovinezza trascorsa a sognare l'abito bianco.
Tutt'altra musica (in ogni senso) è stato invece Mamma Mia!, il musical record d'incassi in tutto il mondo, in cui più che una favola, il matrimonio diventa piuttosto una grande festa di luci, colori, allegria e soprattutto, musica. Con l'eccezionale Meryl Streep si celebra la vita e si accetta con il sorriso (misto a qualche lacrima) che ogni unione porta inevitabilmente anche ad una separazione. Ma il dolore è parte della vita. Meglio allora ballarci sopra.
Non sarà molto d'accordo la disturbata Anne Hathaway del mal riuscito Rachel sta per sposarsi di Jonathan Demme. Durante i preparativi del matrimonio della sorella Rachel non riesce a tacere e non può far altro che svelare le ipocrisie nascoste dalla famiglia sotto il velo bianco dell'abito da matrimonio. Peccato che il film, e l'attrice, siano un po' troppo compiaciuti e complessivamente risultino così fintamente trasgressivi da finire per banalizzare un po' ogni cosa. Che il matrimonio sia un territorio di scontro più che d'incontro è spesso comunque cosa provata e ce lo ricordano i due mondi contrapposti del simpatico, ma un po' inutile, Un matrimonio all'inglese (il titolo italiano scimmiotta il ben più sofisticato e arguto Matrimonio all'italiana), dove Jessica Biel, moderna americana sexy e disinibita, sposa un giovane prestante aristocratico inglese, ma è costretta a fare i conti con l'algido mondo nobiliare britannico, così sterile, composto e spento rispetto a quello da cui lei proviene.
Molto più cinico e realistico è invece il drammatico film vincitore del premio della sceneggiatura all'ultimo Festival di Cannes, Il matrimonio di Lorna dei fratelli Dardenne, in cui una ragazza albanese, per realizzare i suoi sogni e vivere in Belgio, sposa di comodo un drogato sperando che muoia per overdose il prima possibile.
Insomma, che sia un dramma o una festa, il matrimonio è, è stato e continuerà ad essere, fonte inesauribile per il cinema e per le sue storie. Come non citare ad esempio l'irriverente satira dei fratelli Coen in Prima ti sposo, poi ti rovino (anche qui preferiamo di gran lunga il titolo originale Intolerable Cruelty), con due strepitosi George Clooney e Catherine Zeta-Jones che si muovono nello spietato territorio degli accordi pre-matrimoniali, sempre più di moda ma sempre più negazione del senso dell'amore e del matrimonio stesso.
Quella dei Coen è come al solito una variazione sul genere, una commedia sentimentale ben più tagliente di quelle patinate cui siamo abituati e di cui il grande simbolo degli anni Novanta è inevitabilmente il sorriso di Julia Roberts, l'eroina delle spose per eccellenza, nonché incarnazione di sogni e paure femminili. Come scordarla nei panni della donna spaventata che fugge ogni qual volta si avvicina all'altare in Se scappi ti sposo, o nel ruolo della donna in carriera single che sta per affrontare il "trauma" del matrimonio del suo migliore amico, di cui per altro è anche innamorata. Che sia una "pretty woman" che incontra il principe azzurro o la bella e inarrivabile star che s'invaghisce di un bibliotecario in Notting Hill, la sua vita sentimentale e i suoi matrimoni sullo schermo rimangono sempre la favola che ogni ragazza sogna.
Ci hanno provato Matthew McCounaghey e Jennifer Lopez nello zuccheroso Prima o poi ti sposo a sostituirla, ma neanche loro sono riusciti a soppiantare l'impatto sulle masse dell'attrice dal sorriso smisurato quando duetta o con Richard Gere o con quell'altra icona del cinema sentimentale che è Hugh Grant, protagonista di quello che rimane il cult dei film sui matrimoni, ancora insuperato e forse insuperabile: Quattro matrimoni e un funerale, storica pellicola che paradossalmente termina con la decisione (saggia) dei due protagonisti innamorati di non sposarsi mai.
Al di là delle opinioni di ciascun individuo a riguardo, il cliché narrativo del matrimonio trova forse la sua più corretta applicazione quando il concetto di unione trascende il binomio marito/moglie e si fa metafora di un incontro universale tra molteplici differenze, che siano esse etniche o semplicemente etiche. All'insegna del rispetto e della condivisione, si celebra così il matrimonio tra le diversità. Due ottimi esempi, uno occidentale e l'altro orientale, sono Il mio grosso grasso matrimonio greco e Monsoon Wedding - Matrimonio indiano di Mira Nair, quest'ultimo vincitore del Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia. Sono entrambi riusciute esplosioni di drammi ed egoismi personali che alla fine cadono e rinascono in un'esplosione di colori e musiche. Alla fine, raschiando bene il fondo una radice comune tra tutti noi la si trova sempre e per superare rischi e difficoltà conviene sempre condividerla.
Indecisi dunque se unirvi in matrimonio? Pensiamo forse prima a unirci nella vita.