È un autore particolare, Giuseppe Piccioni, diverso da molti autori star del cinema italiano di oggi. È qualcuno che non vuole mettersi troppo in mostra. E l’edizione in dvd del suo ultimo film, Giulia non esce la sera, in un certo senso ne rispecchia il carattere. Sceglie di stare in disparte, Piccioni, anche nel dvd, dove di solito il regista è al centro dell’attenzione, si mostra, spiega, racconta. Nel dvd di Giulia non esce la sera non troverete niente di tutto questo. Piccioni sceglie di far parlare il film, le scene, le immagini. Non c’è il making of del film, o il dietro le quinte, il classico contenuto dell’home video, e nemmeno il commento del regista, neanche sulle scene tagliate. Ma è una scelta vincente. Perché è coerente con l’anima del regista. E perché le scene tagliate, o quelle riproposte nella loro versione integrale, riescono comunque a raccontarci molto del film. Proprio Piccioni ci raccontava com’era nato il film: da un periodo in cui frequentava la piscina. Piccioni ha allora iniziato a immaginare la storia di Guido (Valerio Mastandrea), scrittore di successo, che decide di imparare a nuotare. In piscina incontra Giulia (Valeria Golino), una donna affascinante, soprattutto quando è nel suo elemento, l’acqua. Ma che nasconde un segreto, e un passato misterioso.
Giulia non esce la sera è un film che nasce nell’acqua, e vive nell’acqua, anche se poi diventa qualcos’altro, e vive una sua vita all’esterno. È un film anfibio. E molte delle scene tagliate sono scene nell’acqua, o legate ad essa. Tolte poi semplicemente perché avrebbero rallentato il ritmo, o distolto dalla storia. Così vediamo Valerio Mastandrea mentre, a casa, fa esercizi di respirazione con cuffia e occhialini, o scrive al computer con dei curiosi guanti “palmati” da nuoto. Ci sono scene in piscina: la prima volta che fa il “morto”, o una bella scena onirica in cui piove in piscina ed escono dall’acqua degli ombrelli (riferimento a uno dei personaggi dei suoi romanzi). C’è poi una scena che rende giustizia a una delle anime del film, Valeria Golino: in una sequenza piuttosto lunga la vediamo scrutare da dietro un albero, nascondersi, uscire e rientrare da quel nascondiglio (simbolo della sua esistenza a metà tra libertà e prigionia) che si conclude con un primissimo piano sui suoi occhi liquidi come quell’acqua che è il suo elemento.
Piccioni nel film parla anche di sé, del suo essere artista. Nel mostrarci le storie che immagina Guido per il suo prossimo libro ci rende partecipi dei dubbi, delle indecisioni, delle ispirazioni e delle crisi d’ispirazione che denotano un’artista. E allora è interessante, tra le scene, vedere le due storie immaginate dallo scrittore Guido (quella di un uomo che si innamora di una commessa in un negozio di ombrelli e quella di un prete e di una sua parrocchiana che lavora come lap-dancer) nella loro versione integrale e slegate dal film. Anche così sono riuscite, sono dei mini film con un loro senso, e forse sono i film che Piccioni poteva fare e non ha fatto. Anche questo ci permette di entrare dentro l’anima di un artista. Gli altri contenuti sono un trailer e una galleria fotografica, un extra che quasi non si usa più. Ma le foto sono belle e sono montate sulle note di Piangi Roma, cantata dai Baustelle con Valeria Golino, e vale la pena di riascoltarla.
Piccioni sceglie di far parlare il film, le scene, le immagini. Ed è una scelta vincente
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