In un oscuro passato i vampiri, capeggiati dal leader Viktor (Bill Nighy), creano e controllano una nuova razza chiamata Lycan (a metà tra l’uomo e la bestia). Il più importante tra loro (nonché favorito di Viktor) è Lucian (Michael Sheen), un Lycan dotato di grande forza e determinazione il quale coltiva una relazione amorosa con Sonja (Rhona Mitra), unica figlia di Viktor e quindi Principessa dei Vampiri. Quando il padre si accorge della tresca, fa imprigionare Lucian e condanna a morte la figlia (e con essa il figlio che porta in grembo). Ma questa crudele decisione scatena tutta la rabbia di Lucian e lo spinge a guidare la rivolta dei suoi simili contro la tirannia dei malvagi vampiri.
Una volta giunti alla fine della visione di Underworld 3, una domanda nasce spontanea: c’era proprio bisogno di realizzare un intero film per raccontare una storia che nei due capitoli precedenti viene spiegata per filo e per segno più di una volta?. Probabilmente sì visto che, dopo gli incerti esiti narrativi di un sequel tutt’altro che elettrizzante, se si voleva proseguire una saga che il pubblico (più giovane) pare gradire, non c’era altra soluzione che “buttarsi sul prequel”, ovvero l’ultima risorsa di ogni sceneggiatore "su commissione". E volendo essere obiettivi fino in fondo, il film diretto da Patrick Tatopoulos (più pratico di effetti speciali che di regia…) non è neppure così male: più compatta e meno “videogame” rispetto a Underworld 2, la pellicola mantiene un buon ritmo e, dal punto di vista dalla tensione nervosa, si lascia guardare fino alla fine . Il problema (non di poco conto), però, è che della storia, e ancora di più dei personaggi, non te ne frega niente. Mai.
Per costruire un prequel che funzioni bisogna, infatti, creare una mitologia stimolante, sviluppare i personaggi, fornire una stuzzicante rete di rimandi e “trabocchetti narrativi”, in altre parole, bisogna “aggiungere” e non, come succede qui, lavorare di “sottrazione” semplificando al massimo una back story (inoltre) già nota. Se a tutto ciò aggiungiamo la consueta “fiera del CGI” (che rende le scene di massa abbastanza stucchevoli) e l'assenza della divina Kate Beckinsale in tuta aderente (che, da sola, giustificava la visione dei due film precedenti), si può tranquillamente etichettare Underworld 3 come superflua operazione commerciale.
accettabile ma decisamente superfluo |
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