Ci risiamo. Per il ventiseiesimo anno De Laurentiis sforna il solito cinepanettone, capitanato dall'immancabile mattatore Christian De Sica e diretto dall'inossidabile Neri Parenti. La storia ruota intorno a due terzetti, uno quello romano formato da Sabrina Ferilli (sempre brava e sorprendente nei tempi comici e nella forza autoironica), Massimo Ghini e, appunto, il De Sica mandrillone, che anche alla vigilia dei sessant'anni continua ad interpretare il solito ruolo del mascalzone/cornificatore di turno, quello che fugge dalle fidanzate gravide e si rifugia in zitelle vecchie e stra-ricche. Ma un giorno incontrerà la sua ex all'aeroporto (Ferilli) e, con una serie di trucchetti, la convincerà a farsi mantenere per qualche giorno. Suo figlio è quell'Emanuele Propizio ormai abbonato alle commedie ridanciane (vedi anche la prova con Verdone), qui abbinato a una Michela Quattrociocche che non si discosta granché dal personaggio interpretato per Moccia.
A.A.A. attori cercasi? Niente affatto, per fortuna c'è l'altro trio del film, quello formato da Hunziker, Gassman e Tognazzi junior, ovvero la pupa (da vetrina), il burino e lo sfigato innamorato, che regalano non poche risate. Diciamolo subito: il problema di questi film non è certo il cast, è piuttosto un'idea di commedia troppo superficiale, dove il binomio abusato tette/culi offusca quelle che sono le rare trovate ironiche, o le molte buone performance degli attori.
Si preferisce abbondare di volgarità (benché questo cinepanettone abbia poche scene o dialoghi volgari tutto sommato, molte delle quali però fastidiosamente scontate: se un personaggio si chiama Della Fregna, chi non si aspetta dal primo istante una valaga di battute al riguardo?), piuttosto che affinare magari gli sketch brillanti, approfondire le realtà e i personaggi che descrive, puntare sulle sequenze slapstick che, alla fine dei conti, sono quelle che fanno più ridere.
Purtroppo, però, siamo pur sempre in Italia: l'unico paese in cui un film sul pruriginoso e goliardico andante viene definito "d'interesse culturale" , si accaparra quasi 900 sale sul territorio nazionale e tutto questo avviene da 26 anni senza che nessuno dica niente. Anzi, il cine-panettone firmato De Laurentiis è persino entrato orgogliosamente nel Guinnes dei Primati come serie cinematografica più lunga.
C'è da riflettere, c'è da domandarsi se questo cinema così divertente per le sue meschinità (non a caso, anche Checco Zalone continua a fare incetta di incassi per la sua - e citiamo dal film- "meravigliosa mediocrità"), per il suo grettume, la sua ambizione a ritrarre maschere furbette e cornute, miserabili e truffaldine, sotto sotto non ci rispecchi per davvero. Povera Italia, povero cinema, povere tasche di un pubblico abituato ormai a pop-corn e maschilismo, tradimenti e grasse risate. E che quest'anno, per qualche manciata di minuti di (superficiale) spensieratezza, volerà dritto all'Hilton di Beverly Hills...
Fa ridere, grazie alla bravura innegabile del cast. Ma oltre la risata momentanea, niente. |
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