Viviamo nella nostra Italietta, ce lo ricordava il produttore polacco ne Il caimano di Nanni Moretti. E in questa Italietta c’è ormai una sinistretta, piccola, stretta, divisa. È una storia che va raccontata, quella de Le ombre rosse di Citto Maselli. Non è una storia vera, ma verosimile. Non è accaduta, ma potrebbe accadere. Siamo nel 2007, durante l’ultimo governo di centrosinistra. Un intellettuale di fama mondiale viene invitato a un centro sociale e viene colpito dalla vitalità delle proposte culturali. Così rilascia un intervista per una piccola tv in cui afferma che i centri sociali potrebbero diventare qualcosa di più importante, delle case della cultura sul modello di quelle che Andrè Malraux propose in Francia. Ripresa da altre tv e poi da media sempre più importanti, la notizia acquista una rilevanza tale che in tanti si propongono di aiutare il centro sociale a crescere.
Ma le cose si complicano. Ognuno degli attori in causa, ognuno di sinistra, ha una sua idea. Dall’architetto di sinistra, ma con i miliardi, che vuol farsi finanziare il suo progetto dai petrolieri americani, alla banca di sinistra che vuole acquistarlo e farne un centro commerciale. Fino ai politici, buoni nelle intenzioni, ma incapaci di sbloccare la situazione. Come chi propone cento case della cultura, ma non riesce a salvare nemmeno un centro sociale. “La cultura deve fruttare”, si sentono dire i ragazzi del centro sociale. “Ma non dovrebbe essere un bene comune, come l’acqua”, rispondono i ragazzi? Così ci si allontana sempre più dall’idea originale, la si snatura. Fino a far svanire il sogno, e risvegliarsi bruscamente. Mentre la destra vince le elezioni tra i clacson.
È un grido di dolore, quello del vecchio leone Citto Maselli. Un grido che si smorza in una risata sarcastica e beffarda, nella coscienza che la beffa e il sarcasmo sembra essere l’ultima arma di una resistenza all’apatia. Maselli possiede ancora uno sguardo lucido e tagliente sulla vita, la cultura e la politica di oggi. Si vede che è un film che nasce da un grande rimpianto. Quello dell’ultimo governo Prodi, ma anche per la direzione che rischia di prendere la sinistra (o centrosinistra) italiana. Come direbbe Moretti: continuiamo così, facciamoci del male.
Grido di dolore in forma di risata sarcastica e beffarda, uno sguardo lucido e tagliente sull'oggi.
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