Recensioni

Il canto delle spose

Non c'è più religione

[del 16/12/2009] [di Boris Sollazzo]

Ogni tradizione, ogni religione ha parole e musiche rituali che accompagnano all'altare le spose, formule tra il magico e l'ancestrale che fanno parte della storia personale e collettiva di molti popoli. Non fa eccezione questa Tunisia struggente che vediamo ne Il canto delle spose, un paese occupato dalla follia della Seconda Guerra Mondiale, da quei nazisti che portarono fin qui (e anche oltre) la propria cieca volontà di sterminio degli ebrei, occupando e avvelenando questo paese che da sempre si divide tra tolleranza e fanatismo, spesso più per debolezza e opportunità che per indole.

Il veleno del Terzo Reich spezzò qui una convivenza illuminata tra arabi, ebrei e laici che nel delicato e a volte ingenuo film di Karin Albou- che qui si ritaglia anche il difficile ruolo di una madre con poco coraggio- viene raccontata nell'amicizia preziosa di due adolescenti che spesso sconfina nell'amore platonico (tranquilli, non è Jennifer's Body) e nel rapporto di (buon?) vicinato delle loro famiglie. Condividono cibo, gioie, confidenze finchè delle divise militari invadono il paese e le loro vite, finchè propaganda e paura non inquinano pensieri e persino quel bagno turco che nel film sembra un porto franco in cui spogliarsi di tutto, a partire dai pregiudizi (lì avviene, non a caso, il gesto più nobile). La storia di Nour e Myriam, una musulmana e un'ebrea, risale alla complessa autobiografia della regista (francoalgerina ed ebrea), mentre il retrocedere la vicenda nel 1942 dando alle due ragazze l'età di 16 anni serve a raccontare una terra di nessuno, sia storica (la guerra, dove non ci sono regole) che umana (l'adolescenza, idem) in cui tutto può accadere, nel bene e nel male.

Nour (Lizzie Brocherè, intensa e acerba) è fidanzata e innamorata del cugino Khaled, Myriam (Olympe Borval, elegante e bellissima) un pò la invidia, ancora alla ricerca dell'amore o forse solo in difficoltà nel riconoscerlo nell'amica. La prima vorrebbe la libertà che la seconda soffre, vivono i piccoli dolori e le contraddizioni di un'età difficile, almeno finchè le croci uncinate lacerano le loro vite: allora la prima, che per sposare il cugino deve sperare che lui trovi lavoro, si allontana dalla seconda, che è costretta a sposare un medico che disprezza perchè ha la posizione, l'influenza e il patrimonio per salvarla dalla deportazione (le famose multe naziste, ricordate l'oro di Roma?). La prima si fa influenzare, per egoismo si chiude, accetta persino il collaborazionismo del compagno (che la incita a travisare il Corano), la seconda soffre, lotta, vede annegare la sua caparbietà nella disperazione.

Una favola nera, che ci racconta la Storia, con delicatezza e bei ritratti femminili, non facendosi soffocare dal politicamente corretto e dagli stereotipi (che bello quel padre che insegna alla figlia a leggere il sacro testo islamico nel suo spirito più alto e nobile, che coraggio quell'accenno alla comunità ebraica "costretta" a salvare le elite) e concedendosi qualche romantica scorciatoia per raggiungere il cuore degli spettatori. Riuscendoci.

La storia infame di vittime costrette a divenire i colpevoli. L'olocausto peggiore, forse, dei nazisti

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Il canto delle spose film: Il canto delle spose genere: Dramadata di uscita:18/12/2009paese:Francia, Tunisiaproduzione:Gloria Filmsregia:Karin Albousceneggiatura:Karin Alboucast:Lizzie Brocheré, Olympe Borval, Najib Oudghiri, Simon Abkarianmontaggio:Camille Cottecolonna sonora:François Eudesdistribuzione:Archibald Enterprise Filmdurata:100 min brain factor:

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