Si dice che il cane sia il migliore amico dell’uomo. In verità non sempre si rivela propriamente amico, ma quando lo è senza ombra di dubbio è anche il migliore. Ne sa qualcosa Richard Gere, protagonista della nuova zuccherosa opera di Lasse Hallstrom, il regista di Le regole della casa del Sidro, Buon Compleanno Mr. Grape e Chocolat.
L’autore di origini svedesi va a riprendere la vecchia storia giapponese di Hachiko, una cane di razza Akita che dopo la morte del suo anziano padrone passò l’intera vita (dieci anni) ad attenderlo davanti alla stazione ferroviaria da cui non sarebbe mai tornato (l’uomo faceva il pendolare). Hallstrom attualizza la vicenda e la trasporta negli Stati Uniti, costruendola su un uomo che invece è di mezza età, insegnante di danza, benestante e con una famiglia felice intorno. Il vero protagonista problematico ovviamente non è lui, ma il cucciolo (che a tratti recita di gran lunga meglio del suo partner umano), bisognoso per sua stessa natura di instaurare un “legame speciale” con qualcuno.
Lontani dal fallimento della loro precedente collaborazione (The Hoax – L’imbroglio), Gere e Hallstrom tornano a lavorare insieme per un’opera meno pretenziosa e più equilibrata, in cui lo spesso stucchevole sentimentalismo dello "chocolatoso" regista (tanto per parafrasare il suo film forse più riuscito) emerge in maniera più sobria del solito. Forse proprio per questo, emozioni, lacrime e pianti arrivano allo spettatore molto più di altri suoi tentativi.
Ciò nonostante il film ha problemi evidenti di sceneggiatura. Costruisce benissimo il rapporto tra Gere e il cane Hachi, ma lo evolve in una maniera ripetitiva che lascia stagnare a lungo il film in uno tedioso stallo, con lo spettatore cullato per giunta dalla consapevolezza che tanto Hallstrom non gli propinerà mai eccessiva violenza e troppo dolore. Fin quando invece, per l'appunto, non irrompe improvvisa e inaspettata la morte. E il film si fa qui più delicato, a tratti forse troppo lacrimevole ma sicuramente più compiuto e coinvolgente.
Il gusto e il piacere di godersi un’opera onesta, non ricattatoria, assolutamente non ammiccante al pubblico e adatta a tutte le età (non per altro il film uscirà in Italia a Natale) sono comunque garantiti, anche se il rimpianto per l’assenza di una maggiore asciuttezza e complessità di personaggi è tanto, perché il film avrebbe davvero potuto elevarsi al di sopra della media di tanti altri ed evitare l’anonimato in cui purtroppo cadrà insieme a tante opere di un regista a volte troppo smielato.
A chi ha avuto o ha un cane il film emozionerà fino alle lacrime. A chi lo vorrà avere servirà per ripensarci. Troppa tristezza. |
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