Recensioni

A Serious Man

The Boys Are Back In Town

[del 02/12/2009] [di Maurizio Ermisino]
contro
The Boys Are Back In Town, recitava una vecchia canzone dei Thin Lizzy, utilizzata come colonna sonora di ogni celebrazione di ritorno a casa. I boys in questione che sono tornati a casa sono Joel e Ethan Coen, noti come i Fratelli Coen. Che con A Serious Man sono tornati nella loro Minneapolis, per raccontare una storia personalissima, che parte dalla loro infanzia. Siamo nel 1967, in una comunità ebraica di un non ben identificato paesino del Mid West. È il luogo da dove vengono Joel e Ethan, e il racconto è ispirato a fatti e persone conosciute nella loro infanzia.
Larry Gopnick, professore di fisica, sembra uno di quegli uomini senza qualità che sarebbe piaciuto raccontare a Musil. È un professore di fisica in attesa di una cattedra: nel frattempo la moglie ha deciso di lasciarlo per Sy Ableman, un uomo concreto e importante. Able man significa appunto uomo abile, capace. È lui l’uomo serio, il “serious man” del titolo. Nel frattempo la vicina di casa lo tenta girando nuda per il giardino, lettere anonime sembrano minare la sua promozione, e nemmeno con i figli le cose vanno bene. “Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere” recita una famosa battuta di Frankenstein Jr. E infatti le cose peggiorano ulteriormente…
La stampa americana ha definito il film “l’Antico Testamento in trasferta a Minneapolis”: lo spunto del film potrebbe essere, infatti, il Libro di Giobbe, in cui l’uomo viene messo alla prova per dimostrare al propria fede, nonostante sembra che il suo Dio si accanisca contro di lui. Uscendo dal seminato religioso, potremmo definire il film anche una parabola sul destino e la scelta umana, con il primo a prevalere incondizionatamente. “Una serie di sfortunati eventi” potremmo definire la storia, rubando il titolo a un’altra opera.
È nerissimo l’orizzonte di questi Fratelli Coen, annuncia tempesta come nella scena che chiude bruscamente il film. I due fratelli sfogano tutto il loro pessimismo cosmico in un film claustrofobico, chiuso in quattro mura, e chiuso in se stesso. Siamo agli antipodi dei kolossali spazi aperti da cinemascope desertico di Non è un paese per vecchi, e dalla comicità con cast all star di Burn After Reading. A Serious Man è un film tutto in interni – ricostruiti alla perfezione e fotografati in un uniforme tono marrone – e senza star (un George Clooney avrebbe spezzato la magia del salto indietro nel tempo, hanno dichiarato gli autori), ma con caratteristi scelti bene, che forniscono un’ottima prova. Sono interni da incubo, sono le case piccolo borghesi che da American Beauty e Revolutionary Road al cinema ci hanno abituato a scene di ordinaria tragedia.
Ma A Serious Man è un film chiuso in tutti i sensi. È soprattutto un film chiuso in se stesso, in cui i Coen sono così calati nella loro infanzia, e in usi e costumi legati alla religione ebraica, da realizzare un film quasi solipsistico, criptico, difficile da capire. La grandezza di un autore sta nel riuscire a parlare del proprio mondo e delle proprie ossessioni riuscendo al contempo a essere universale, e arrivare a tutti. A Serious Man racconta un mondo distante, e così personale che i Coen lo tengono tutto per loro, e non ci invitano mai ad entrare. Così A Serious Man è un film serioso, e – nonostante qualche situazione divertente – in fondo è noioso. Anche se chi ha deciso di ridere con i Coen si sforza di ridere lo stesso. Ma c’è poco da ridere, in tutti i sensi. È un esercizio di stile che al di fuori della comunità ebraica e dell’America, risulta fine e se stesso. I ragazzi sono tornati a casa. Speriamo che si rimettano presto in viaggio, ritrovando il mondo e ritrovando se stessi. Fratelli, dove siete?

Un film nero e pessimista, claustrofobico e chiuso in se stesso, e in un mondo in cui non ci invitano mai ad entrare. Fratelli, dove siete?


A Serious Mancontro

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Un film nero e pessimista, claustrofobico e chiuso in se stesso, e in un mondo in cui non ci invitano mai ad entrare. Fratelli, dove siete?

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[lady_vrat[lev:1; v. p.:1; cash:26] postato il 21/12/2009 alle 12:02 [offline]

Ho visto il film e devo dire che sono d'accordo con la recensione a favore. Altobelli giustamente dice che la chiave del film sta nella religione ebraica, nel modo in cui secondo questa si affrontano i casi della vita. Credo pertanto che sia proprio questo il motivo per cui a noi, NON ebrei, il film risulti criptico se non insostenibile.
Noi abbiamo una cultura che sovrasta la "nostra" religione di stato. Noi non abbiamo assolutamente una prospettiva legata alla "nostra" religione, divenuta, parlo del cristianesimo, una religione part-time, uno spiritualismo da supermercato (le vendite di Paulo Coelho ne sono un drammatico esempio). Dicevo dunque che noi siamo quelli che usano la formula "Credo in Dio ma non nella chiesa" " sono Cattolico ma non pratricante". Baggianate. La religione non è una formula di abbonamento, o ci stai o non ci stai, ed è questo il modo in cui ebrei, induisti, buddhisti, musulmani vivono la loro spiritualità. Fino in fondo. La religione ebraica non presuppone un'accettazione passiva di ciò che accade e la prova ne è il fatto che OGNI ebreo studia le sacre scritture, la prova è che queste vengono interpretate seguendo calcoli computazionali, cercando di sciogliere enigmi simbolici che sottendono tutta l'opera. Lui è un professore di fisica, giusto, cioè dovrebbe affidare la sua visione della vita alla scienza e non alla religione. La chiave del film è proprio nel fatto che lui non accetta passivamente un dogma asserito arbitrariamente che ha come unica ragione la fede (fondamento per defininizione imponderabile) ma da una vera e totale adesione alla sua religione, che ha studiato e capito (cosa ce avrebbe dovuto fare anche il figlio). Lui abbraccia la sua fede razionalmente e la pone al di sopra della stessa legge, legge che gli avrebbe dato ragione (vedi il divorzio, ammesso dalla religione ebraica fin dall'antichità e per questo lui non può rivalersi sulla moglie che HA il diritto di divorziare da lui- avrebbe potuto lasciarla "in mutande" per abbandono del tetto coniugale). Insomma il film contiene una serie infinita di spunti e pone una domanda serissima, cerca di indagare il limite tra religione e vita (non dimentichiamoci che gli ebrei, popolo senza dimora, devono costantemente confrontarsi con le leggi dei paesi in cui vivono e scelgono di aderire alla loro legge, uguale per tutti gli ebrei in ogni dove e quando, e al di sopra di tutto, lavoro, affermazione personale, rapporti interpersonali), il limite tra ciò che è il tuo cammino e ciò che invece è la vita così come noi-altri la vediamo, ciò che per noi è il limite sopportabile e su quanto questo limite può essere costantemente dilazionato.
Sicuramente il film non è un'apologia di tutto questo, anzi si avvicina di più ad una critica surreale, che spinge all'estremo ogni situazione(vedi ad esempio le visite dai rabbini tanto doverose quanto inutili) ma sicuramente non si può prescindere da quello che è un complesso sistema che per millenni è stato tramandato di generazione in generazione.
Forse come ordine di idee si avvicina di più a Giobbe di Joseph Roth, un racconto epico di pura poesia.
Insomma io l'ho trovato un film chiuso per noi che siamo al di fuori di un determinato schema culturale ma estremamente chiaro dal punto di vista delle emozioni. Mi sentivo schiacciata, soffocata dall'inevitabilità dei fatti, avrei voluto urlare al posto suo, ma non l'ho fatto ero in un cinema e da noi non sta bene..

 

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A Serious Man film: A Serious Man genere: Comedydata di uscita:04/12/2009paese:USAproduzione:Working Title Filmsregia:Ethan Coen, Joel Coensceneggiatura:Ethan Coen, Joel Coencast:Adam Arkin, Richard Kind, George Wyner, Fyvush Finkel, Michael Stuhlbarg, Katherine Borowitz, Raye Birk, Amy Landecker, Sari Lennick, Fred Melamedfotografia:Roger Deakinsmontaggio:Ethan Coen, Joel Coencolonna sonora:Carter Burwelldistribuzione:Medusadurata:105 min

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Joel & Ethan Coen persona: Joel & Ethan Coen ruolo:Regista, Sceneggiatore

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