Aria viziata da polemiche per La Prima Linea, il nuovo film diretto da Renato di Maria con protagonisti Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno, incentrato sulla vita del terrorista Sergio Segio.
Le polemiche e le perplessità sono nate quando Gaetano Blandini, Direttore Generale Cinema, dopo aver visionato parte del lavoro ha fatto capire che il progetto si discostava notevolmente dagli intenti motivati iniziali e che quindi il finanziamento pubblico sarebbe stato ritirato.
Un brutto colpo, avvenuto intorno a ottobre scorso, che ha portato il film a una serie di rinvii.
Lo stesso Blandini aveva poi commentato che il ministro Bondi: «Ha sollevato più volte con forza il tema dell’opportunità del finanziamento pubblico a prodotti cinematografici riguardanti il fenomeno del terrorismo nel nostro Paese che diano voce esclusivamente ai protagonisti di un’ideologia criminale e sovversiva che ha provocato innumerevoli sofferenze a tante famiglie». Inoltre, ancora Blandini motivava in un comunicato che: «...Se la copia campione del film prima dell’uscita in sala si dovesse distanziare da quanto approvato, rivelandosi un’opera apologetica del terrorismo, il relativo contributo verrebbe ritirato».
A queste prime schermaglie, si sono aggiunte quelle relative a un articolo pubblicato su Libero (marzo 2009) che, secondo il produttore Andrea Occhipinti, riguardo al film avrebbe «Riportato inesattezze, veri e propri errori, semplificazioni e giudizi sommari». Tra le varie inesattezze presenti nell'articolo citato da Occhipinti ci sarebbero: l'inesattezza nel considerare il film tratto dal romanzo Una vita in Prima Linea di Sergio Segio; proprio quest'ultimo non sarebbe affatto uno sceneggiatore del film; la storia non si svolgerebbe nel capoluogo lombardo; e infine, secondo Occhipinti è inesatto affermare che il ministero dei Beni culturali (citiamo testualmente) «Ha fornito i fondi necessari». Ma solo il 5 per cento, sostiene ancora il produttore.
Insomma, la diatriba pare assumere conformazioni alquanto intrigate. Da una parte i difensori del film sostengono a spada tratta l'importanza di dare voce a una storia vera del nostro Paese. Dall'altra i detrattori ne contestano i fini dialettici, didattici, e ne contestano i finanziamenti.
La questione, comunque, non sembra volersi fermare qui.