Interviste

Ricky - Una storia d'amore e libertà

Ozon: La diversità è un valore aggiunto

[del 05/10/2009] [di Maurizio Ermisino]
If You Love Somebody, Set Them Free, cantava Sting. Se ami qualcuno lascialo libero. Qualcosa di difficile da fare, soprattutto se si è genitori, e chi si deve lasciare libero è un bambino di pochi mesi. Gli sono spuntate le ali, e il suo istinto è quello di volare. È lo spunto di Ricky - Una storia d'amore e libertà, del francese Francois Ozon, un film delicato e inconsueto, nelle sale dal 9 ottobre in 40 copie, distribuito dalla nostra Teodora, che ha coprodotto il film (considerato di interessa culturale) e ha coprodotto anche Le refuge, il prossimo film di Ozon, che uscirà in Italia a marzo.

Ricky è un film che parte in maniera molto realistica, per virare all’improvviso nella favola. Realismo magico è la definizione che si dà a questo tipo di film, e che si adatta bene a questa pellicola. “È bizzarro che ogni volta che si parla di un’ambientazione proletaria si parli di realismo” ci ha detto Ozon, oggi a Roma per presentare il film. “Mi interessava partire da un ambiente operaio, mostrare una vita difficile, e come un evento così speciale come la nascita di un bambino unico, possa cambiare le vite delle persone”. Ricky è un film aperto a molte interpretazioni. “Quello che mi interessa non è dare risposte, o messaggi, ma porre domande” ha spiegato il regista. “Ricky è un film che si presta a più interpretazioni, dentro ci sono più film, probabilmente tanti film quanti sono gli spettatori. L’interpretazione dipende dal contesto: chi è più cattolico vedrà l’aspetto religioso della storia, chi è marxista vedrà l’aspetto proletario del film”. Un bambino con le ali in effetti si presta a varie letture: un angelo, cupido, eros. O anche un essere mutante. C’è qualcuno che ha trovato Ricky un po’ raccapricciante. “Le ha fatto paura questo bambino? È il bambino di Rosemary?” scherza Ozon, giocando con il titolo di Rosemary’s Baby. “Quello che volevo mostrare è che l’arrivo di un bambino in una famiglia non è sempre e solo un avvenimento felice. Nel racconto da cui è tratto il film Moth, di Rose Tremain, il bambino nasce subito con le ali. Qui abbiamo voluto mostrare anche il lato raccapricciane: appena spuntano le ali di Ricky sembrano due ali di pollo. Ma volevo far vedere come per una mamma il suo bambino è sempre il più bello”.

“Viviamo in una società che idealizza troppo la maternità” continua. “Volevo mostrare che ci sono le difficoltà. Una madre deve imparare a gestire i cambiamenti nella sua vita sessuale, a gestire il nuovo arrivato in famiglia. E anche a lasciare andare un figlio, una cosa che non è mai facile”. Se ami qualcuno, lascialo libero. Il senso del film può essere proprio questo. Si possono tarpare le ali a chi può volare? Si può trattenere l’entusiasmo? Si deve cercare di normalizzare chi è diverso? “La cosa che mi interessava era mostrare che la diversità può essere fonte di arricchimento” conferma il regista. “Qui la diversità diventa un valore aggiunto. È per questo che la mamma non vuole condividere Ricky, lo vuole tutto per sé”.

“Il racconto da cui sono partito era molto triste e non rappresentava la mia visione delle cose” racconta Ozon. “Ho voluto raccontare anche la gioia che il bimbo porta. Ho distrutto la famiglia già troppe volte nei miei film: volevo far vedere che ci sono anche molte cose positive nella famiglia”. È interessante sapere anche come Ozon ha lavorato con il piccolo Arthur, nove mesi all’inizio delle riprese, e un anno e tre mesi quando è stata girata l’ultima scena, quella in cui doveva camminare. “Durante il casting del film mi sono reso conto che oltre che al bambino che si sceglie bisogna stare attenti anche alla mamma: se una urla appena tocchi il bambino, non sarà facile lavorare. La mamma di Arthur è una hostess, forse per questo non ha avuto paura di un bimbo che vola” ha raccontato Ozon. “Ho lavorato con Arthur come con gli altri attori, ma è stato lui la vera star: il piano di lavorazione è stato pensato per le sue esigenze. La mamma ci aveva detto che se non mangiava tra le undici e le dodici piangeva come un pazzo. Così giravamo le scene in cui doveva piangere a quell’ora. Sapevamo che nel pomeriggio era molto attivo, e così abbiamo girato in quelle ore le scene in cui doveva muovere le gambe nella culla”.

Uno dei momenti difficili per la famiglia di Ricky è l’incontro con i mass media, ovviamente golosissimi di sapere tutto di quel bimbo che vola. “Quando ho iniziato a scrivere il film c’era anche la voglia di denunciare i mass media” confessa Ozon. “Ma poi mi sembrava che il punto del film non fosse quello. Diciamo che nel film i mass media rappresentano la realtà esterna: la mamma è costretta a far uscire Ricky e a fargli vedere il mondo. Per una famiglia non ricca i mass media potevano anche voler dire un cambio di vita, il modo per guadagnare dei soldi. È curioso che in Francia gli uomini disegnino il padre di Ricky (che propone l’idea di farsi pagare per mostrare il bimbo) come un uomo molto pratico, che cerca di trovare dei soldi per la famiglia, e le donne lo vedano come un approfittatore, tornato solo per fare dei soldi”.

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Ricky - Una storia d'amore e libertà film: Ricky - Una storia d'amore e libertà genere: Comedy, Dramadata di uscita:09/10/2009paese:Franciaproduzione:FOZ, BUF, Eurowide Film Production, Le Pacte, Teodora Filmregia:François Ozonsceneggiatura:François Ozoncast:Alexandra Lamy, Sergi López, Jean-Claude Bolle-Reddat, André Wilmsfotografia:Jeanne Lapoiriecolonna sonora:Philippe Rombidistribuzione:Teodora Filmdurata:90 min

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François Ozon persona: François Ozon data di nascita:15/11/1967ruolo:Regista

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