Per Operazione Valchiria abbiamo ritrovato un sorridente Tom Cruise, tornato in Italia con il regista Bryan Singer e lo sceneggiatore Christopher McQuarrie, mentre a pochi metri dall’hotel dove avveniva l’incontro le sue ex mogli Nicole Kidman e Penelope Cruz stavano a colazione insieme in un bar del centro. Commenti e gossip a parte, il terzetto “bellico” del film Valkyrie, si è trovato subito messo alla strette con un paio di domande di quelle “velenosette”.
La prima riguardo le numerose critiche mosse dalla stampa tedesca nei confronti del film, cui un diplomatico Bryan Singer ha dichiarato: «In verità posso dire che le controversie relative alla produzione del film sono state molto poche. Forse all’inizio nutrivano delle perplessità, ma devo dire che poi abbiamo ricevuto pieno appoggio dal governo tedesco». A questa voce si è aggiunta quella del comandante Tom Cruise che ha sottolineato come abbiano «collaborato bene con i tedeschi chiarendo da subito che volevamo fare un film per il pubblico, ma rispettoso della verità».
La seconda domanda scomoda è giunta a proposito della Giornata della Memoria, che da noi in Italia si era celebrata il giorno prima della proiezione stampa. A riguardo sono stati chiesti chiarimenti sulla figura di Stauffemberg, descritto nel film come un eroe idealista senza fare minimamente accenno ai crimini commessi dall’uomo prima dell’attentato a Hitler. Anche in questa occasione, Singer non si è scomposto: «Non è del tutto chiara la figura di Stauffemberg» ha detto fermamente «In quel momento la Germania attraversava un momento di caos. La politica interna era piena di contraddizioni e vi erano molti ufficiali nell’esercito che cercavano delle strade alternative alle idee di Hitler. Già nel 1938, del resto, avevano tentato di uccidere Hitler…». A questa replica ha fatto eco quella di un risentito Christopher McQuarrie, tuonando: «Se dai libri avessi letto che Stauffemberg era un nazista, avrei scritto lo stesso».
Dopo un inizio teso, si è passati a toni decisamente più pacati, esplicitati quando si è chiesto a Singer e Cruise come abbiano lavorato in questo film. «Come una squadra», per il primo. «È stata una nuova sfida», per il secondo. Della serie, siamo fortissimi.
Rimanendo su Tom Cruise, invece, ha lasciato decisamente perplessi la dichiarazione: «Quando ero piccolo giocavo a fare la guerra e a uccidere i nazisti e Hitler. Mi chiedevo sempre come mai nessuno si era ribellato a quella barbarie». Per fortuna ha raddrizzato il tiro, ritrovando subito dopo l’umanità nel parlare della famiglia e soprattutto del figlio Connor che ha lavorato nel film di Gabriele Muccino. «È stato fantastico. Non so cosa vorrà fare Connor o i miei altri figli in futuro, ma qualunque cosa faranno li appoggerò a spada tratta» ha affermato l’attore dopo aver commentato con ironia l’ansia condivisa con l’amico Will Smith in attesa di vedere il figlio uscire dall’audizione.
Si è tornati a parlare realmente del film solo in chiusura di conferenza, quando è stato interpellato ancora lo sceneggiatore McQuarrie a proposito della difficoltà di scrivere un thriller di cui il pubblico già conosce il finale. Inaspettato, arriva lo sberleffo: «In realtà mi sono molto stupito nel constatare che una gran parte di pubblico non sapesse affatto come andava a finire…».
A questo punto ci sembra giusto far sapere anche che il soggetto del mancato attentato a Hitler non è per nulla nuovo al cinema. Infatti, il grande George Wilhelm Pabst, nel 1955, diresse Accadde il 20 luglio: stessa storia, stesso attentato, altro film. I cinefili l’apprezzeranno.