Interviste

Le Ombre Rosse

Citto Maselli: oggi farei un film più amaro e aspro

[del 21/01/2010] [di Maurizio Ermisino]
Luci e ombre. Molte più ombre che luci, certo. La sinistra italiana degli ultimi anni è stata questo. E Citto Maselli ne ha rappresentato una feroce critica con Le ombre rosse, il suo ultimo film presentato a Venezia, dove lo avevamo intervistato (trovate qui l'intervista). Abbiamo incontrato di nuovo Maselli in occasione dell’uscita del film in dvd, ieri alla Feltrinelli in Galleria Colonna a Roma. Il dvd è spesso l’occasione per scoprire interessanti dietro le quinte del film (tra gli extra ci sono il backstage, gli effetti visivi e un introduzione di Stefano Rodotà). E anche questo incontro lo è stato. Ad esempio, abbiamo scoperto che, prima della scelta del titolo Le ombre rosse, il film doveva chiamarsi Anni luce. “Anni luce era un titolo suggerito a cena da Giorgio Arlorio” ci ha raccontato Maselli. “Ne fui subito entusiasta, ma c’erano anche le necessità dei distributori. Poi mi hanno suggerito il titolo Le ombre rosse, con quel ‘le’ davanti per distinguerlo dal film di John Ford. Forse tra gli ‘anni luce’ e le ‘ombre rosse’ c’è un radicale cambiamento d’ottica: il primo aveva uno sguardo ottimista, il secondo ha un suono più sinistro”.
Siamo nel 2007, nella storia raccontata da Maselli, durante l’ultimo governo di centrosinistra: un famoso intellettuale, colpito dalla vitalità culturale di un centro sociale, rilascia un’intervista sull’importanza dei centri sociali, paragonandoli alle case della cultura volute da Malraux in Francia. Molte anime della sinistra si propongono di “adottare” il centro, snaturandolo e perdendosi in mille rivoli e divisioni. È una metafora lucida, una critica alla sinistra dal suo interno, molti anni dopo quel Lettera aperta a un giornale della sera, che criticava dall’interno il PCI. Scritto per uscire durante il governo di centrosinistra, il film è caduto poi in pieno governo di centrodestra, dopo un clamoroso fallimento, risultando ancora più amaro. “Abbiamo avuto il dubbio se continuare a farlo” ha confessato Maselli. “E io ho voluto farlo fortemente: bisognava essere autocritici, ancora di più dopo il disastro che è successo”. “Il film è nato durante il governo di centrosinistra” continua il regista, “un periodo in cui ero furibondo: per la seconda volta la sinistra aveva in mano il paese e stava rovinando tutto. Ci sono responsabilità complesse per quello che è successo. Il punto chiave è la mancanza di un progetto, che può essere anche di lunga realizzazione, ma ci deve essere”. Ci si chiede se, iniziando adesso, Maselli farebbe lo stesso film. “Certamente non farei questo film” risponde. “Ne farei un altro, quello che farò. Sto pensando a un nuovo lavoro, lo sto mettendo a punto: è un film più amaro, più aspro. La mia idea è quella di individuare una fase storica che non sia l’oggi, ma che ci dica tutto sui tempi che stiamo vivendo”.
E a proposito di politica, la palla è passata proprio a questa. Alla presentazione-dibattito era presente Giulia Rodano, che si è sentita chiamata in causa proprio in quanto Assessore alla Cultura della Regione Lazio. E che ha avuto il compito di dire quelle “cose di sinistra” tanto care a Nanni Moretti. “Abbiamo il compito di riappropriarci di alcune verità del passato, cose che erano giuste e che non riusciamo più nemmeno a dire” ha dichiarato. Cercando di dare delle risposte, raccogliendo le domande che Le ombre rosse pone senza costruire tesi o manifesti. “Che cosa è successo? Credo che sia successo il fatto che noi abbiamo rinunciato a dire alcune cose. Una di queste è che il mercato non è la misura di tutto. E poi l’intervento pubblico non deve per forza avere a che fare con il mercato. Che non significa demonizzare il mercato. Ma esistono beni comuni che il mercato non regolamenta”.
Beni comuni come l’acqua. O come la cultura. Lo sentiamo dire anche nel film. Che Giulia Rodano ha trovato molto vero. “Una come me ritrova nel film pezzi della propria esperienza, e non necessariamente i migliori. Ho rivissuto la vicende del centro sociale Horus di Roma, che era stato sgomberato, e aveva avuto una storia simile a quello del film” ha raccontato. “Ne Le ombre rosse c’è un ragionamento sui centri sociali, che oggi sono molto cambiati e sono luoghi di innovazione culturale. È importante che un film li abbia tirati fuori dalla damnatio in cui sono messi dai media. Quello che esce dal film è questo difficilissimo rapporto dei centri sociali con le istituzioni, e con la sinistra nelle istituzioni. Che in questo film li stritola”. La simpatia dell’Assessore, va ai giovani del centro sociale, insomma. Come quella di Maselli, del resto. “C’è qualcosa di autobiografico nel film” racconta il regista. “Ho una storia per cui mi sono trovato a vivere il personaggio del mio film, l’intellettuale interpretato da Roberto Herlitzka”. Un uomo a cui, nel film, non vanno certo le simpatie del regista. “Ma l’artista deve essere capace di rappresentarsi in negativo” confida Maselli. “Oggi faccio parte di un partito piccolissimo, Rifondazione Comunista, che continua la sua battaglia. Quindi in un certo senso mi sento anche più vicino ai giovani del mio film, che sono più radicali. Insomma, vivo un conflitto”. E forse è per questo che il film che ne è uscito è così vitale e vero. “Ho tentato di non fare un film semplicistico, di non fare i buoni e i cattivi, ma di raccontare la complessità”. È un uomo in conflitto, Maselli, con se stesso e con la parte politica a cui appartiene. È un uomo estremamente vivo. A 79 anni, ricorda che a sette già sapeva a memoria l’Amleto. E quando inizia a citarlo in sala scatta l’applauso. Così come scatta alla fine, quando viene proiettato un simpatico extra del dvd: una versione di Bella ciao con le parole dedicate a Citto dal suo amico e collaboratore Giorgio Arlorio. Anche per capire questa vitalità, è il caso di vedere Le ombre rosse in dvd.

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Le Ombre Rosse film: Le Ombre Rosse genere: Dramadata di uscita:04/09/2009paese:Italiaproduzione:Dodici Dicembre, Cattleya, Rai Cinemaregia:Francesco Masellisceneggiatura:Francesco Masellicast:Ennio Fantastichini, Arnoldo Foa', Roberto Herlitzka, Valentina Carnelutti, Flavio Parenti, Lucia Poli, Luca Lionello, Eugenia Costantini, Ricky Tognazzi, Ninni Bruschetta, Carmelo Galati, Veronica Gentili, Roberto Citranfotografia:Felice De Mariamontaggio:Marzia Metecolonna sonora:Giovanna Marini, Angelo Taloccidistribuzione:01 Distributiondurata:91 min brain factor:

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Valentina Carnelutti, Ennio Fantastichini e Roberto Herlitzka
Valentina Carnelutti
Valentina Carnelutti
Valentina Carnelutti e Roberto Herlitzka
Valentina Carnelutti e Luca Lionello
Lucia Poli e Roberto Herlitzka
Roberto Herlitzka, Arnoldo Foà e Ninni Bruschetta
Lucia Poli, Roberto Herlitzka e Valentina Carnelutti
Luca Lionello, Arnoldo Foà e Lucia Poli
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Francesco Maselli

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