Interviste

La Prima Linea

La Prima Linea: le polemiche di un paese piccolo piccolo

[del 14/11/2009] [di Piercarlo Fabi]
Il film di cui tutti hanno parlato e nessuno ha ancora visto”.
Brutta storia quella di La prima linea, ben sintetizzata dalla frase che chiude il trailer della discussa pellicola di Renato De Maria, al centro di polemiche da più di un anno. Da quando, cioè, iniziò a circolare la voce dell’esistenza di un progetto cinematografico basato su Miccia corta, libro biografico di Sergio Segio, uno dei leader di Prima Linea, gruppo terroristico che negli anni ’70 abbandonò la «forza della ragione», fuoriuscendo da Lotta Continua e discostandosi dalla frangia non violenta del movimento per abbracciare, come si diceva allora, «le ragioni della forza».

Il film, adesso, è finito (arriverà nelle sale il 20 Novembre), “realizzato in assoluta libertà ma in un clima davvero spiacevole” precisa, con evidente rammarico, De Maria nel corso della conferenza stampa. Non è l’unica precisazione che il regista, e chi ha collaborato con lui per offrire una rappresentazione il più possibile adeguata del periodo storico più complesso (perché, ancora oggi, il più misterioso) della storia d’Italia, saranno chiamati a fornire.
Perché le polemiche, soprattutto quelle strumentali, non trovano mai fine in un paese perennemente diviso a causa della propria incapacità ad interpretare la sua Storia.
Polemiche che hanno spinto il produttore Andrea Occhipinti a rinunciare al finanziamento ministeriale (come vi raccontavamo in questa news), dopo la pubblicazione di una nota del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che, pur non condannando la pellicola, riteneva inopportuno che ricevesse il supporto dei fondi pubblici.
Polemiche, ben più risibili e figlie di una certa ignoranza, che costringono i due attori protagonisti, Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno, quasi a «giustificarsi» per la propria bellezza, “come se i terroristi debbano essere per forza brutti e sporchi”, dichiara l’attrice con tono, giustamente, più risentito che irriverente. “Senza contare – continua – che Segio e Susanna Ronconi sono un uomo e una donna bellissimi. Ma si tratta di questioni assolutamente inutili”, conclude, ponendo fine a una diatriba davvero imbarazzante.

Nonostante l’ombra sempre presente della controversia, si riesce anche, per fortuna, a parlare del film, “meticolosamente preparato – spiega De Maria – a partire dal libro di Segio ma anche leggendo una vasta documentazione composta da altri libri sul terrorismo, alcuni dei quali scritti dai giudici che indagarono su Prima Linea e i suoi membri”. La parte biografica delle vite di Segio e della Ronconi è stata sviluppata, invece, “grazie ad una serie d’incontri avvenuti proprio con loro, utili soprattutto per capire che cosa spinse due ragazzi così giovani (Segio aveva 18 anni quando entrò in Prima Linea e circa 21 quando commise i primi omicidi) a scegliere una strada simile. La risposta che ci siamo dati – spiega, ancora, il regista – sta nel distacco che si venne a creare tra loro e la vita reale, una società che credevano di rappresentare ma dalla quale si erano isolati”.
Una spiegazione, quest’ultima, che Giovanna Mezzogiorno articola ulteriormente parlando di “una sorta di «camera d’aria» che si era venuta a creare non soltanto tra loro e la società ma anche tra loro e la propria sfera emotiva. Un muro rappresentato dall’ideologia”.

I due attori sono concordi nel definire “non facile” l’impresa spettata loro. Sviluppare, cioè, due personaggi con i quali il pubblico possa identificarsi, entrare in empatia, nonostante si tratti di due assassini.
Per la Mezzogiorno, il compito principale è stato “evitare l’eccessiva umanizzazione o, al contrario, l’eccessiva durezza, con cui sono stati rappresentati i terroristi dal cinema più recente. Io volevo, invece, portare sullo schermo la Susanna che ho incontrato, una donna determinata, all’epoca anche spietata ma caratterizzata da una grande vitalità ed energia e attraversata da una certa dose di amarezza”.
L’intervista di Sergio Zavoli a Sergio Segio, nello storico programma della RAI La notte della Repubblica, è stata, invece, il punto di partenza per Riccardo Scamarcio, colpito, in particolare, dall’”implosione” avvertita nell’ex terrorista e confermata, poi, dal suo incontro personale con lui. “Mi è sembrata – racconta – la chiave migliore per interpretare il personaggio in quel preciso momento storico, quando, cioè, prende coscienza di aver sbagliato e di essere stato sconfitto”.

L’«intervallo» dalla polemica, tuttavia, è destinato a finire presto.

Da un lato, si richiama la «stroncatura» al film da parte dello stesso Segio, che critica l’assenza (presunta) del contesto storico, sociale e politico dell’epoca, caratterizzato da un forte senso d’ingiustizia nella popolazione e dal, tuttora, misterioso ruolo giocato dai servizi segreti deviati nelle stragi che segnarono quell’epoca.
Dall’altro, si portano le istanze dei parenti delle vittime del terrorismo, chiedendo se abbiano avuto voce in capitolo sulla sceneggiatura (ma una domanda sembra legittima, agli occhi di chi scrive: perché avrebbero dovuto? Un prodotto culturale, un film come un dipinto o una canzone, dovrebbe esser giudicato solo una volta terminata la sua lavorazione, non prima né durante, altrimenti si potrebbe arrivare a parlare di censura…) e come abbiano reagito ad esso.
È Sandro Petraglia, uno degli sceneggiatori de La Prima Linea, a prendersi l’onere della difficile risposta. Facendo riferimento alla particolare complessità della storia italiana di quegli anni, lo scrittore afferma che “gli ex terroristi sono, naturalmente, interessati a raccontare il contesto dell’epoca e le questioni irrisolte legate ai servizi segreti deviati, perché un racconto simile, in qualche modo, potrebbe risultare «giustificatorio» riguardo alle loro azioni. Ma questo ci avrebbe portato su un terreno troppo articolato, mentre noi volevamo concentrarci su dei ragazzi che avrebbero potuto avere una vita normale e che, invece, scelsero un’altra strada, più radicale”.
I toni pacati di questa prima affermazione si fanno più aspri in seguito, quando Petraglia afferma con forza che “non riteniamo che i film sul terrorismo debbano essere scritti dai parenti delle vittime o dai terroristi stessi”. “Siamo andati – continua, spinto da una spasmodica ansia di chiarezza – ad un incontro con i parenti delle vittime del terrorismo ed è stata un’esperienza durissima. Un incontro colmo di dolore, nel quale ci hanno chiesto se fosse davvero necessario fare un film sui terroristi o perché non ne facessimo uno sulle vittime. Alla fine ci sentivamo come se fossimo noi, i colpevoli. Come se fossimo noi, i terroristi”, conclude, con amarezza, lo sceneggiatore, non prima di aver ricordato che alcuni autori italiani cercano da tempo di convincere Mario Calabresi (figlio del Commissario Luigi Calabresi, assassinato da un commando di Lotta Continua il 17 Maggio 1972) a mettere a disposizione, per un adattamento cinematografico, il suo libro Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo. Senza successo.

Alla fine, è giusto che l’ultima parola spetti a due osservatori «esterni»: i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, icone del cinema europeo (basti citare alcuni dei film da loro diretti: Rosetta, Il figlio, L’enfant) che hanno deciso d’imbarcarsi nella produzione del film dopo aver letto lo script “che – confessano – ci ha, da subito, sedotti. Non era facile, infatti, evitare che il film si trasformasse in un tribunale ma De Maria ha saputo vincere questa scommessa”.
Gli apprezzamenti dei due maestri belgi vanno anche ad Andrea Occhipinti, “capace di rinunciare ai sovvenzionamenti statali per evitare che «inquinassero» un film importante, nel quale si riannodano molti fili della grande scuola del cinema italiano, una delle poche cinematografie in grado di analizzare in profondità la storia del proprio paese”.

Tuttavia, a conclusione di questo lungo, interessante ma anche, per certi aspetti, avvilente incontro stampa, viene da chiedersi: l’Italia vuole davvero dare una risposta ai misteri irrisolti della sua storia?

« torna all'elenco interviste  •  tutti gli articoli correlati »

 
 
Solo i membri possono partecipare ai commentiiscriviti gratuitamente »
 

La Prima Linea film: La Prima Linea genere: Drama, Crime, Actiondata di uscita:20/11/2009paese:Italia, Francia, UK, Belgioproduzione:Lucky Red, Rai Cinema, Sky Cinemaregia:Renato De Mariasceneggiatura:Renato De Maria, Fidel Signorile, Sandro Petragliacast:Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiornofotografia:Gianfilippo Corticellimontaggio:Marco Spoletinicolonna sonora:Max Richterdistribuzione:Lucky Reddurata:100 min brain factor:

galleria fotografica
Riccardo Scamarcio
Giovanna Mezzogiorno
Riccardo Scamarcio
Riccardo Scamarcio
Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno
Giovanna Mezzogiorno
Riccardo Scamarcio
Riccardo Scamarcio
Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno
Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno

vai alla gallery »

Paul Greengrass

Paul GreengrassPaul Greengrass parla di Green Zone[di Andrea Morini] [13/03/2010]

Paul Greengrass, regista di The Bourne Supremacy e The Bourne Ultimatum sta girando Green Zone, film che vede Matt Damon nei panni di un ispettore degli armamenti che cerca armi di distruzione di massa nei primi giorni di guerra in Iraq. Greengrass ...

[0]
 
Riccardo Scamarcio

Riccardo ScamarcioRiccardo Scamarcio: Ho litigato violentemente con Ozpetek[di Maurizio Ermisino] [02/03/2010]

Sì, hanno anche litigato sul set, Riccardo Scamarcio e Ferzan Ozpetek. Ma non aspettatevi chissà quale scoop. I due, insieme alla conferenza stampa di presentazione di Mine vaganti di ieri a Roma, ci ridono su. Perché di scontri sul set, e molto p...

[0]
 
Ferzan Ozpetek

Ferzan OzpetekFerzan Ozpetek: Oggi guardiamo con più sospetto il prossimo[di Maurizio Ermisino] [01/03/2010]

“Siamo nel 2010”. “Appunto, non siamo più nel 2000”. È il dialogo tra Tommaso (Riccardo Scamarcio) e il suo compagno, amanti gay costretti a nascondersi per non dispiacere alla famiglia di Tommaso, tradizionale e alto borghese casata lecces...

[0]
 
Susan Sarandon

Susan SarandonSusan Sarandon: "Vi dico la mia su donne, politica, Hollywood e... Avatar"[di Diego Scerrati] [01/03/2010]

Fatele fare tutto, ma non fatela cantare. Non inganni il musical The Rocky Horror Picture Show, perché Susan Sarandon ammette che se ha un punto debole, quello è proprio il canto. Per il resto, non conosce rivali: dalla politica al cinema fino all...

[0]
 

tutte le interviste »

  
  |  REGISTRATI »
  ricerca avanzata »