Per cambiare il mondo bisogna cambiare gli eserciti. È in base a questo principio che un reduce dal Vietnam, dopo aver frequentato i movimenti New Age, crea il manuale dell’Esercito del Nuovo Mondo. Un esercito fatto di super soldati che non combattono con le armi, ma con la mente, come i guerrieri Jedi. È lo spunto di
The Men Who Stare At Goats, uno spassoso film presentato fuori concorso al Festival di Venezia. Un film che significa
George Clooney, ancora una volta al Lido per un festival che sembra amare davvero tanto.
Solo che quest’anno il divo ci arriva fidanzato con una ragazza italiana,
Elisabetta Canalis, e dopo che in alcune interviste i suoi amici
Brad Pitt e
Matt Damon, tra il serio e il faceto, hanno auspicato che il bel George facesse outing, dichiarando il legame con il suo compagno. Così, sin dall’inizio di un’affollatissima conferenza stampa, è tutto un chiedere sulle sue preferenze sessuali, sulle sue intenzioni di matrimonio, e così via. Perdendo il poco tempo a disposizione per parlare di un film che di contenuti ne ha molti. E magari per chiedergli qualcosa del nuovo film che dovrebbe girare nei dintorni de L’Aquila, nelle zone colpite dal terremoto. Il culmine si è avuto quando un giornalista de Le Iene si è spogliato dichiarando il suo amore per lui.
Clooney incassa con eleganza, con le sue classiche smorfie. Scherza molto sul fatto di saper leggere nel pensiero come il protagonista del suo film, sorride tra il divertito e l’imbarazzato. Riuscendo anche a parlare un po’ di politica, perché ce n’è molta nel film che ha appena presentato. “Stimo molto Obama, ottenere la presidenza con due guerre in corso è un’impresa impossibile” spiega. “Visto che si trova ad avere a che fare con la crisi delle banche e quella climatica, credo che anche Barack Obama avrebbe bisogno dei Jedi”.
Come in
Good Night, And Good Luck, il protagonista è un giornalista (a interpretarlo è
Ewan McGregor). Per fortuna, durante la conferenza stampa, si riesce a toccare anche questo argomento. “Ho una grande affinità con i giornalisti. Mio padre è stato un giornalista per quarant’anni, e i giornalisti sono stati una grande parte della mia vita” racconta Clooney. Non sa molto, invece, della situazione della stampa nel nostro paese. “Capisco troppo poco l’italiano per capire la vostra situazione e poterne parlare” risponde a una domanda sull’argomento. “Ma io e i miei amici stiamo sempre dalla parte della libertà di stampa, perché sia libera di denunciare gli errori del potere”.
Il film è una summa del cinema comico/satirico americano. Dentro c’è un tocco del
M.A.S.H. di Altman. E del cinema dei Fratelli Coen, che Clooney conosce benissimo. “Ho lavorato tre volte con i
Fratelli Coen” spiega. “In questo film ci sono molte similitudini con i loro lavori.
Grant Heslov non è due persone, ma è anche lui ebreo. Siamo stati tutti influenzati dai Coen, da film come
Arizona Junior e
Blood Simple. Sono persone molto intelligenti nel raccontare le storie. E lavorare con Grant è molto simile a lavorare con loro”. Ma il film ricorda anche
Three Kings, ambientato durante la prima guerra in Iraq, dove proprio Clooney era uno dei protagonisti. “Ci sono delle similarità con
Three Kings, un film fatto molto bene” concorda il divo. “In quel caso quando è stato scritto e girato la Guerra del Golfo era finita, quindi tutti avevano chiari gli errori commessi. Qui siamo ancora nel mezzo della guerra, ed è più difficile riuscire a capirli. D’altra parte i grandi film degli anni Settanta sul Vietnam sono stati fatti una volta che quella guerra era passata”.
In tutta la bagarre, il regista Grant Heslov riesce a dire qualcosa. E a darci il suo parere sul messaggio del film. “I nostri tempi non sono tempi felici. E anche noi dobbiamo credere in qualcosa. Quello che ci piaceva dei nostri personaggi era che credevano in qualcosa. Come la fine della guerra”.