“La mia debolezza è vedere sempre il lato romantico della vita. Invito tutti a vivere la propria vita assecondando i propri divertimenti sciocchi, futili, come mettere i lucchetti d’amore”. E ancora: “Non vergogniamoci dei nostri sentimenti, cerchiamo di mantenere la purezza e l’incanto nelle cose che facciamo”.
È ascoltando affermazioni come queste che a chi scrive torna in mente, tambureggiante, la frase-tormentone che Lloyd Bridges pronuncia ne L’aereo più pazzo del mondo: “Ho scelto il giorno sbagliato per smettere di fumare”.
Purtroppo, nel corso della conferenza stampa di Amore 14, sua ultima pellicola tratta dal suo ultimo libro omonimo, Federico Moccia, il profeta della gioventù carina, riccastra e alla moda, non si è limitato a queste due esternazioni.
Con la furbizia di un professionista del marketing, ammicca in continuazione alla platea, «fa il piacione», come direbbero a Roma, per vendere il suo prodotto e i suoi «fratellini» (mai visto tanto product placement ostentato in un solo film). Si augura che Amore 14 dia maggior serenità ai ragazzi che andranno a vederlo, nei loro rapporti con i genitori e a scuola, e racconta di una ragazza, una comparsa nel film, che ha confidato a sua madre di “non avere più paura” quando interrogata dai professori, grazie all’esperienza sul set. “È stata la cosa più bella, durante la lavorazione”, il commento di Fede™, il tenerone.
Ricorda, poi, che questo progetto è il suo tentativo, espressamente richiestogli dagli adolescenti che scrivono ai suoi blog, di raccontare la storia di adolescenti semplici. “Alcuni mi dicevano che in Tre metri sopra il cielo erano tutti fichissimi e ricchi e così ho voluto che la mia Caro fosse una ragazza comune” dichiara il regista/scrittore, dimenticando, forse, che il fratello della sua Caro, aspirante scrittore costretto a lavorare in un bar per pagare i conti, si presenta, alla fine del film, a bordo di una BMW decapottabile molto poco “comune”…
Le differenze di classe sociale, del resto, sono “secondarie, a quell’età, e le amicizie e le antipatie si stabiliscono sulla base di sensazioni ed emozioni e non sulla percezione della classe di appartenenza. All’interno delle scuole pubbliche si trovano ragazzi di ogni ceto sociale e legano benissimo tra loro” conclude Moccia. Ma allora perché Nico, il figlio del benzinaio in Amore 14, probabilmente il primo vero proletario a comparire in un suo prodotto, è trattato con tanta superficialità e aperto, appunto, classismo? Mistero.
L’incontro continua, con Fede™ impegnato, da un lato, a descrivere lo stile che contraddistingue libro e film, sviluppato “ricordandomi la splendida narrazione di J. D. Salinger ne Il giovane Holden e provando a fare lo stesso, spostando il punto di vista da quello maschile a quello femminile”, e, dall’altro, a precisare di non volere, nei suoi lavori, “raccontare un’intera generazione”. “Ci sono sicuramente – continua – ragazzi che odiano mettere i lucchetti, così come esistono innamorati allegri che, magari anche a cinquant’anni, mettono il loro bel lucchetto d’amore. A me stanno più simpatici questi ultimi, però”.
I gusti personali non si discutono. Tuttavia possiamo quasi sentire il brivido che ha percorso la schiena degli appassionati de Il giovane Holden…
Ma è quando gli viene ricordato un paragone, fatto ai tempi di Scusa ma ti chiamo amore, con Gabriele Muccino (che non aveva gradito…) che si raggiunge l’apice. Rispondendo, in quell’occasione, ad una battuta di Alfonso Signorini, direttore del settimanale Chi, Moccia precisa di “non essermi definito «il nuovo Muccino» ma, semmai, il nuovo «Moccino», giocando con il mio cognome. Ma l’intellighenzia cinematografica italiana si è subito risentita”.
Ora è troppo.
Moccia come nuovo Muccino. Anzi «Moccino».
Gabriele Muccino rappresentante dell’intellighenzia cinematografica italiana.
“Ho scelto il giorno sbagliato per smettere di fumare”.
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