Si chiama
Persécution, persecuzione, il film di
Patrice Chéreau presentato in concorso a Venezia. Ma potrebbe chiamarsi benissimo
Lasciami entrare. Sarebbe un titolo adatto. Perché la storia tra Daniel, giovane uomo che lavora come muratore, e Sonia, la sua fidanzata, con cui ha un rapporto tormentato, è fatta di continue, disperate, richieste di ingresso. Lasciami entrare nella tua vita, nel tuo mondo, nella tua anima, nel tuo corpo. È questo che si chiedono, si negano e si concedono i due amanti. È questo che chiede a Daniel un uomo misterioso, che appare all’improvviso e sembra perseguitarlo. E a livello visivo
Persécution riesce a rappresentare bene questa necessità di entrare nella vita di chi ci è prossimo, di chi amiamo. È un film fatto di continui ingressi, nelle case, nelle stanze. Case in costruzione, come quelle in cui lavora Daniel. Come sono in costruzione i rapporti tra le persone, le personalità di ognuno. È un film fatto di porte lasciate aperte, oppure chiuse e poi forzate, come l’intimità di ciascuno, condivisa, o negata e poi violata.
È un film che gira volutamente a vuoto, quello di Chéreau, fatto di personaggi che girano su se stessi, di parole che dicono tutto e niente, come spesso accade nella vita, e che non svelano mai completamente il senso di quello che accade. Perché è un film che non vuole raccontare una storia, ma trasmettere un disagio, uno stato d’animo. Per entrarci dentro si tratta di andare al di là delle parole, e cercare i movimenti, gli sguardi, le sensazioni. La fotografia sui toni del blu contribuisce a raffreddare tutto, imbrigliando e raggelando il film, che non sfocia mai nel mélo ma si mantiene sui binari del thriller dell’anima, che punta alla testa e mai al cuore. È un film inquietato e incompiuto, con un’inevitabile monotonia di fondo che non riesce a sollevarlo oltre la mediocrità dei titoli visti sin qui alla Mostra di Venezia.
È un film d’attori, e non poteva essere altrimenti. Nell’incontro/scontro tra
Romain Duris e
Jean-Hugues Anglade, rispettivamente Daniel e l’uomo misterioso, spicca l’affascinante
Charlotte Gainsbourg, ancora una volta alle prese con una prova intensissima, opposta e complementare al ruolo estremo di
Antichrist, ancora una volta completamente a nudo, nel corpo e nell’anima. È nudo anche l’uomo misterioso che affianca e perseguita Daniel. Se fossimo in un film americano ci sarebbe qualche twist ending a svelarci qualcosa che possiamo solo intuire. Ma niente risposte, siamo francesi. Così i rapporti tra i personaggi sono misteri, quei misteri dell’amore, come cantano
Antony and the Johnsons in una struggente
Mysteries Of Love, remake del pezzo scritto da
David Lynch e
Angelo Badalamenti per
Velluto Blu, che da sola vale la visione del film. Chi è allora l’uomo misterioso? Non lo sappiamo. Provate solo a pensare che a volte la persecuzione peggiore è quella che infliggiamo a noi stessi.