Rock the Casbah
Anche il più vorace e spietato alieno dovrebbe dare una controllatina al territorio prima di atterrare. Se infatti gli capitasse la zona periferica di South London, potrebbe trovarsi in seri guai. Una notte sull'area, socialmente difficile, piovono alieni come fossero polpette. Sono masse pelose, vagamente scimmiesche (un po' Critters incrociato con Barbabarba), senza lineamenti ma dotate di una formidabile dentatura da carnivoro, verde fluorescente. E pensano solo ad aggredire e sbranare. Ma sul loro percorso di distruzione incontrano una gang di baby-teppisti locali, piccoli delinquenti scafatissimi (il film si dovrebbe vedere proprio in originale per godersi le varie" parlate", in cockney o da "nigga", il doppiaggio italiano "smarmella" tutto), che opporranno un'ostinata resistenza, coinvolti pur se terrorizzati in un'esaltante contesa stile videogame, che dalle strade si sposterà all'interno del fatiscente condominio dove vivono.
Il mondo ha un nuovo nemico che minaccia la sua stabilità e non è il solito blasonato villain megalomane dai mille superpoteri. Sono semplicemente le "ragazze (felicemente) interrotte" (parafrasando il titolo di un vecchio film) della St. Trinian's, la scuola dove regna la più vandalica, feroce e selvaggia anarchia.
Può un cittadino perfetto, buono e giusto, sopperire in maniera fin troppo facile alla banalità del male? È la domanda cui prova a rispondere il regista austriaco Vicente Amorim, che con Good riesce a gettare uno sguardo inedito e non convenzionale su un pezzo di storia, quello del nazismo e della deportazione degli ebrei, che sul grande schermo è stato fin troppo sfruttato e spesso strumentalizzato. Grande merito va soprattutto all'attore protagonista, un Viggo Mortensen semplicemente sontuoso nel disegnare sul proprio volto i tratti di un uomo perbene, pacato, puro e senza macchie, che lentamente si lascia attrarre dal "lato oscuro" della Germania degli anni Trenta.


