Per non essere una storia triste
Quanti film ci hanno raccontato dell'età bellissima ma terribile che può essere l'adolescenza, declinando il tema in infinite varianti. Pochi l'hanno saputo fare bene come il cinema indipendente americano. Arriva sui nostri schermi un'ulteriore conferma, Noi siamo infinito, scritto e diretto dall'autore del libro The Perks of Being a Wallflower, titolo originale del film (i vantaggi di fare da tappezzeria), uno dei migliori del suo genere. Siamo nei sobborghi di Pittsburgh nei primi anni '90. Il sedicenne Charlie (Logan Lerman) già segnato dalla scomparsa di un'amatissima zia, ferito dal suicidio del migliore amico, affronta con prevedibile ansia il primo giorno di liceo. Mentre cerca di farsi invisibile, individua due che non fanno parte del solito giro vincente dei quarterback e dei loro amichetti/amichette. Sono due carismatici drop-out, Sam (Emma Watson) e Patrick (Ezra Miller), un'affiatata coppia di fratellastri entrambi più grandi di lui. Entrato nel loro giro, Charlie inizia la sua educazione sentimentale. Sarà una strada lunga e tortuosa, dolorosa eppure bellissima.
La moltiplicazione d’immagini e testimonianze e, in generale, d’informazioni sul mondo che ci circonda, resa possibile dai nuovi media, ha davvero moltiplicato esponenzialmente anche le nostre possibilità di giungere alla verità dei fatti, alla loro reale natura? O forse, non ha reso le telecamere oggi alla portata di tutti uno strumento pericoloso, quasi un’arma vera e propria, per chi volesse imporre la propria visione di determinati avvenimenti?
Il regista premio Oscar Roman Polanski sta per iniziare a Berlino tra due settimane le riprese di un thriller (genere con cui non si cimentava dal 1988 con Frantic) dal titolo The Ghost.


