Un'amicizia è per sempre
Se Pet Sematary è uno dei più bei romanzi di Stephen King, è perché in tanti, colpiti dalla perdita di una persona amata, faremmo un patto col diavolo, pur di riportarla a noi. Così è perfettamente comprensibile che il piccolo Victor, geniale ragazzino appassionato di fantascienza, disperato per la morte dell'amatissimo cagnetto Sparky, cerchi di resuscitarlo con tecniche alla Frankenstein. Sparky risorge ma l'evento inquietante non passa inosservato fra il vicinato. Intorno il mondo è, come sempre, ignorante, meschino, cattivo. I compagni di scuola di Victor, per invidia, si buttano a fare anche loro dissennati esperimenti, che getteranno in subbuglio l'ordinato sobborgo, perché sono sperimentazioni fatte senza amore. Non si può chiedere a un autore particolare come Tim Burton di discostarsi troppo dalla sua poetica (e quando lo ha fatto i risultati sono stati deludenti).
Come vi avevamo qui annunciato l'altro giorno, vedremo presto Will Smith viaggiare a velocità di crociera verso l'Inghilterra a bordo di... Manhattan. Il progetto, intitolato The City that Sailed, vedrà riunirsi l'attore e il regista Francis Lawrence dopo il successo di Io sono Leggenda.
Se di un film non si può proprio fare il sequel, causa la morte del personaggio protagonista, basta andare indietro nel tempo e farne un prequel. La legge di Hollywood è questa e non ne è scampato nemmeno il campione d'incassi Io sono leggenda, film dello scorso anno tratto dal romanzo di Richard Matheson del 1954.
Robert Nel ville (Will Smith) è un brillante scienziato, ma neanche lui riesce a fermare un misterioso virus sintetico, che sembra essere incurabile e che continua a mietere vittime. Per qualche oscuro motivo capisce di essere l’ultimo uomo sopravvissuto in quelli che sono i resti di New York City e molto probabilmente del mondo. Ma non è così solo come pensa di essere. E’ circondato dagli “infetti”, vittime del misterioso morbo che trasforma gli esseri umani in creature carnivore che vivono solo lontano dalla luce del sole Che possono divorare, o infettare, chiunque incontrino sul loro cammino. Per tre anni, Nelville ha passato tutti i suoi giorni procacciandosi cibo, creandosi una sistemazione cercando di sopravvivere, e soprattutto mandando disperati messaggi radio nelal speranza di trovare altri sopravvissuti. Per tutto il tempo gli Infetti sono appostati nell’ombra controllando ogni suo spostamento aspettando che commetta l’errore fatale. Nelville, l’unica speranza del genere umano, ha un unico scopo: cercare di trovare un modo per invertire gli effetti del virus creando un vaccino dal suo sangue immune.
Allo stesso tempo, però, è proprio il suo sangue ad essere ciò che gli Infetti stanno cercando.
Io sono leggenda è un romanzo fondamentale. La storia scritta da Richard Matheson nel 1954 ha influenzato l’evoluzione della letteratura e del cinema fantastico degli ultimi cinquant’anni. Non c’è da stupirsi, quindi, se il suo adattamento cinematografico ufficiale ha suscitato così tanta attesa e così alte aspettative. La Warner Bros (detentrice dei diritti del libro fin dalla fine degli anni Sessanta) aveva già tentato di adattare il romanzo di Matheson per il grande schermo con 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra, diretto nel 1971 da Boris Sagal. Il ruolo del Dottor Robert Neville, l’ultimo superstite di una razza umana sterminata da una terribile arma batteriologica, era affidato a Charlton Heston il quale, dopo una morte cristologica, lasciava in eredità ad un gruppo di ragazzi non ancora contagiati una fiala contenente “la speranza per un nuovo inizio”. Discostandosi, quindi, completamente sia dal romanzo che dal precedente film di Ubaldo Ragona (il molto fedele L’ultimo uomo della terra, 1964, con Vincent Price), Sagal metteva in scena un finale aperto che, però, suggeriva buone probabilità di salvezza per la razza umana.


