Di Giuliana Molteni   |   24 Ottobre 2016

 Il bravo selvaggio

Esce su DVD Eagle il film del 2015 L’uomo che vide l’infinito, storia del genio matematico Srinivas Ramanujan, sconosciuta ai più. Fra tutte le categorie dei personaggi geniali in vari settori, sembra che quelli più sofferenti e in difficoltà nei rapporti umani siano i matematici. Categoria che anche allo spettatore medio sembra avvolta di magia, perché discettano di cose di cui la maggior parte di noi non capisce assolutamente nulla, perdendosi un poco la grandezza del personaggio e dei tormenti cui assiste.

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Di Giuliana Molteni   |   21 Ottobre 2016

 I sogni muoiono all’alba

Seymour Levov (Ewan McGregor) ha vissuto nel Sogno americano. Detto lo “Svedese” ai tempi del college, era un eroe sportivo per la sua scuola e come da repertorio ha sposato la reginetta del reame, della scuola, dello stato, la splendida Dawn (Jennifer Connelly). Di ricca e laboriosa famiglia, Seymour è subentrato con successo al padre nella conduzione della fabbrica di guanti. Siamo negli anni 50/60, gli anni della felicità, dell’espansione del dopoguerra e del boom economico, che però si sono presto rattrappiti nella contestazione, nella guerra del Vietnam, nella caduta di molti ideali.

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Di Giuliana Molteni   |   21 Ottobre 2016

 In questo mondo libero

Il Daniel Blake del titolo, che vive a Newcastle, vedovo sessantenne con linda casetta di proprietà, arredata con decoro e amore, si trova stritolato in un loop kafkiano: carpentiere, ha avuto un infarto mentre lavorava su un ponteggio e medico e fisioterapista gli negano l’autorizzazione per tornare al lavoro. Quindi non può usufruire del sussidio di disoccupazione, perché non è in grado di sostenere un lavoro, ma non può nemmeno godere del sussidio per malattia, perché nonostante i certificati, una burocrate zelante (non medico) non gli approva la richiesta.

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Di Giuliana Molteni   |   14 Ottobre 2016

 Quando la misura è colma

Quando un paese è tanto grande, la sua vastità contribuisce a creare zone oscure, dove il braccio della legge, dell’autorità centrale, stenta ad arrivare e chi le amministra è troppo isolato per poter imporre regole di vita comuni. Nell’immenso Oregon (255 mila chilometri quadrati per 3milioni di abitanti, in Italia siamo in 60 milioni su poco più), ci sono sterminate distese di foreste, così lontane e folte da aver ostacolato il lavoro predatorio degli esseri umani.

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Di Giuliana Molteni   |   14 Ottobre 2016

 Scrivete, scrivete, qualcosa resterà

Come una goccia scava la pietra, si usa pensare che anche piccoli gesti contribuiscano a modificare la storia, come tante piccoli sassi possono fare una valanga. Nel 1940 a Berlino Otto e Anna Quangel sono una tranquilla coppia di umili piccolo-borghesi. Un evento tragico spezza il loro rassegnato tran tran, la morte del figlio al fronte. Questa notizia induce Otto a tentare una piccola ribellione nei confronti di un sistema che sta mandando a morire la gioventù dell’intera Europa.

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Di Giuliana Molteni   |   06 Ottobre 2016

 

In nome del profitto

Il 20 aprile del 2010 la piattaforma di perforazione offshore Deepwater Horizon, galleggiante al largo della Louisiana, ancora in fase di collaudo, subisce un devastante incidente che riguarda un pozzo situato a 1500 metri di profondità. È stato il disastro ambientale più grave della storia, molto più grave di quello della famosa petroliera Exxon Valdèz del 1989. Proprietaria era la svizzera Transocean, che affittava la gigantesca piattaforma alla BP (British Petroleum) per 496.000 dollari al giorno.

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Di Giuliana Molteni   |   06 Ottobre 2016

 

I tanti clic della vita

Per chi seguisse con attenzione il calendario delle uscite cinematografiche, chiariamo subito che Mine, scritto e diretto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, non ha nulla in comune (tranne lo spunto narrativo ma lo svolgimento poi è diverso) con il film francese Passo falso, uscito lo scorso giugno. E nemmeno è da confondere con Lan of Mine, il film sul tragico sminamento delle spiagge danesi dopo la fine della guerra. Ma la mina, arma di distruzione fra le più dannose e subdole, non smette di esercitare attrazione, anche per la natura del suo meccanismo, che apre la porta a molte metafore. A livello produttivo, la storia dei due italianissimi autori-registi è interessante e tutta la genesi e lo sviluppo del progetto sono degni di nota e assai virtuose tutte le meccaniche messe in atto per trovare il determinante appoggio di Peter Safran, noto produttore di un sacco di film famosi, fra cui Buried, The Conjuring 2, altri horror e vari film-parodia del genere Scary Movies. Mine racconta del soldato Mike (Armie Hammer) e del suo “viaggio di formazione” da fermo, sopra una mina che ha inavvertitamente schiacciato mentre rientrava da una missione nel deserto dell’Afghanistan insieme all’amico Tommy, che invece una mina ha fatto saltare per aria. Mike è bloccato in piedi, per poi piegarsi in ginocchio sopra il congegno, i soccorsi arriveranno in tempi biblici (una sessatina di ore), come farà a resistere in quella situazione? Mentre le ore passano, l’acqua manca, le comunicazioni latitano, un solo fuggevole incontro vivacizza l’angosciosa attesa di Mike, quello con un berbero (un mix fra un buffone e un saggio “grillo parlante”), che mentre gli fornisce qualche goccia d’acqua gli somministra altre perle di saggezza. La lunghissima, estenuante attesa è scandita dai pensieri di Mike, prima lucidi ricordi poi, mano a mano che la stanchezza e la disperazione avanzano, incubi. Che ci permettono di apprendere la storia del giovane uomo e quello che lo ha portato esattamente dove il destino ha deciso. Perché anche questa è una delle valenze della vicenda, una metafora dei tanti passi compiuti da Mike in tutta la sua infelice vita, sempre preda dei suoi fantasmi, incapace di una scelta oculata. Che adesso è obbligato a compiere. Se il destino ha deciso di lasciargli la possibilità di emendarsi e ripartire, lo sapremo solo alla fine della storia.  Mine è un film di guerra cui la nostra cinematografia non è abituata, confezionato in modo formalmente ineccepibile, così da sembrare veramente (senza offendere nessuno) un film straniero, sensazione accentuata dal cast, che vede il Bell’Armie Hammer nel ruolo di Mike, mentre la sua amata lontana è Annabelle Wallis e l’amico è Tim Cullen (il bel film Weekend, le serie Downton Abbey, The Five). Nel complesso Mine è un ottimo esempio di quello che si potrebbe fare in Italia se si proseguisse per la strada del cosiddetto “film di genere”, riducendo un poco la quantità delle commedie pseudo “brillanti” o pseudo “pensose” da cui siamo afflitti e, generalmente, annoiati. 

 

 

 

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Di Giuliana Molteni   |   04 Ottobre 2016

 

Il futuro si sente

Esce su Blu-ray Warner la prima stagione di Vinyl, puro cinema in formato televisivo, che si avvantaggia della possibilità di sviluppare personaggi e situazione in un arco di tempo maggiore. La serie è ideata e scritta, oltre che da Rich Cohen (Magic City) e Terence Winter (Sopranos, Wolf of Wall Street, Boardwalk Empire), nientedimeno che da Mick Jagger e Martin Scorsese che dirige il lungo pilot di due ore.

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Di Giuliana Molteni   |   29 Settembre 2016

 

L’aquila vola più in alto

C’era una volta un ragazzino infelice, in rotta con il padre da cui lo divideva un lutto doloroso, che vagava nelle selvagge montagne delle Alpi europee, protetto alla lontana dalla presenza di un anziano guardaboschi (Jean Reno). C’era una volta un aquilotto, figlio della coppia regina della vallata, che, cacciato dal nido dal fratello maggiore, era precipitato nella foresta e poi era stato trovato e pietosamente raccolto dal ragazzo.

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Di Giuliana Molteni   |   29 Settembre 2016

 

 

Fastidio e irritazione

Un mix fra un revenge movie, un bigino sul cristianesimo e un peplum. Questo in fondo era Ben-Hur, film che nel suo inarrivabile mix di melodramma e kitsch ha deliziato le platee dal 1959 in poi. Il remake di Ben-Hur, diretto da Timur Bekmambetov (sceneggiatura del poco noto Keith R. Clarke e nemmeno vogliamo conoscerlo, e da John Ridley, 12 anni schiavo, da cui non ci saremmo aspettati uno sfacelo simile), fallisce totalmente il bersaglio, appiattendo e togliendo ogni pathos alla storia con una riscrittura non si capisce se politicamente corretta o puramente buonista, imperdonabile.

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