Di Carolina Prandi   |   07 Giugno 2012

L'imprevedibile spettacolo della vita

Come fai a sapere che nell'oltre tomba non c'è il sole? In luoghi assurdi e fantastici, così come in esseri viventi inaspettati, spesso si trovano cose insperate, e significati capovolti. Cameron Crowe con La mia vita è uno zoo racconta il coraggio di assumersi rischi incredibili, per riuscire a vivere a fondo l'avventura dell'esistenza. E sceglie di farlo rovesciando e shakerando il dramma nella commedia, il sole nella morte, l'uomo nell'animale.

Di Carolina Prandi   |   20 Maggio 2012

Vita, morte e miracoli in una mattina newyorkese

Se il sole dovesse esplodere, non ci accorgeremmo di nulla per 8 minuti, perché tanto serve alla luce per viaggiare fino a noi. 8 minuti di sospensione, dove il tempo non si muove tra passato, presente e futuro. Non ci sono azioni consequenziali, ma solo piani paralleli, tra vita e distruzione. Corrispondenze che sfrecciano l'una accanto all'altra fino a incrociarsi. Molto forte, incredibilmente vicino è il nuovo adattamento cinematografico del regista Stephen Daldry, che predilige animare visivamente romanzi best seller, come ha fatto per The Hours e The Reader. Il film è tratto dal libro di Jonathan Safran Foer, che racconta il viaggio interiore, e fra i distretti di New York, di un bambino che ha perso il padre nel crollo delle torri l'11 Settembre.

Di Carolina Prandi   |   15 Maggio 2012

La prua di una nave appare tra la nebbia. Ormeggiata tra schizzi di acqua lercia e pietra umida, sporca di calce. E' in partenza. Il fetore di urina dai bordi delle strade, un bambino sale sulla nave, e forse ha appena finito di mangiare un pasticcio di carne da cui schizzavano fuori scarafaggi. L'inizio di saluta l'Inghilterra e si sposta sulla costa americana del Maine, a Collinsport. Banchine, pesce azzurro e sole. La luce è squamosa e vasta. Una cima erbosa di precipizio dove si infrangono onde, domina il paesino di pescatori, e accanto ad un albero solitario e burtoniano, la famiglia Collins, appena emigrata, osserva il nuovo mondo. Un amore disperato e pieno di rabbia dilaga nella incredibile hatfield house di fine '700, dark, pop, soap e strabordante di zucche bio. L'amore di una serva, seduttrice e quasi quasi illusa, per il signorino di casa, ormai cresciuto, Barnabas Collins. Il giovane sceglierà Josette, archetipo d'amore celestiale, pre-ectoplasmatico.

Di Carolina Prandi   |   30 Aprile 2012

Nella primavera del 414 a.C., nel teatro di Dioniso, ad Atene, veniva rappresentata la commedia Gli uccelli di Aristofane: due uomini, stufi dei grattacapi della loro città e delle abitudini dei concittadini, decidono di creare, insieme ad una stirpe di uccelli, una città sospesa nel cielo, l'isola di Nubicuculia. La posizione risulta da subito strategica, a metà tra gli uomini e gli dei. Ogni collegamento fra i due poli è intercettato. Potere e controllo così non hanno limiti. Interrotto il legame uomo/divino, l'isola inizia la sottomissione del regno umano e di quello degli dei, sulla scia della grande Babilonia. Anche Jonathan Swift nei suoi Viaggi di Gulliver racconta di un'isola sospesa e in movimento. E' Laputa. Il senso del nome è incerto: forse significa "colui che governa dall'alto", ma sembra più probabile, e poetico, che sia "la scia del riflesso dei raggi del sole che sfiorano il mare, quasi come un'ala". E dopo il teatro, e la letteratura, è Hayao Miyazaki a regalare la magica visione di Laputa, con il suo Il Castello nel cielo. Prima opera che esce dall'incredibile Studio Ghibli, tra l'85 e l'86, appena fondato. Ci sono voluti 26 anni prima di vederlo nei cinema italiani. Un'isola sospesa, meravigliosa ed enigmatica.

Di Carolina Prandi   |   24 Aprile 2012

Il contenuto è più importante della forma? è un goloso involucro che racchiude la rappresentazione satirica di quell'articolato progetto di costruzione della nostra società, in mezzo al quale si è ritrovato a mettere le mani persino Dio. Un involucro aggrovigliato, certo, ma potevamo pensare fosse cosa semplice?