Di Giuliana Molteni   |   22 Maggio 2013

Il nostro viaggio è immaginato
Jep Gambardella è un ricco sfaccendato, emigrato in gioventù a Roma da un imprecisato Sud. Aveva ambizioni da scrittore ma un solo libro ha in effetti scritto, sulla cui gloria ancora campa, in quanto a soldi e reputazione. Con la scusa di essere un cronista mondano, conduce una vita da festaiolo impenitente, ogni notte un party diverso, fra faccendieri, bottegai, pseudo-intellettuali e discutibili artisti, tutti aspiranti qualcos'altro. Permeato da uno spleen degno di un Petronio alla corte di Nerone, si aggira nella sua casa con terrazza da colpo al cuore affacciata sul Colosseo, ormai costretto a fare mostra di divertirsi di qualcosa che col tempo gli è venuto a noia, mentre dissipa un talento che chissà se c'è mai stato.

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Di Pierfranco Bianchetti   |   21 Marzo 2013

L'immaginazione al potere!
Giuseppe Garibaldi, un pover'uomo divorziato con un figlio scapestrato, bibliotecario precario in un paesino del Piemonte, svolge il suo lavoro con dedizione e con incredibile ottimismo, nonostante i tagli imposti alla struttura dalla Regione, cercando come può di infondere l'amore per i libri e per la cultura ai suoi utenti, valligiani incolti e spesso anche maleducati. Pescatore di trote poco abile ma appassionato, Peppino a causa di un incredibile errore del Parlamento italiano, è eletto Presidente della Repubblica. Giunti direttamente con le loro belle auto blu in mezzo ai monti, dove vive il nostro sprovveduto neo Presidente, tutti e tre i rappresentanti dei principali gruppi partitici, preoccupati di perdere i loro privilegi, cercano di convincerlo a dimettersi dalla carica istituzionale subito dopo la nomina ufficiale.

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Di Giuliana Molteni   |   19 Marzo 2012

Per l'edizione in homevideo di This Must Be the Place, il film "americano" di Paolo Sorrentino, Medusa propone tre versioni: DVD singolo con libro"Lo sguardo apolide: tutto il cinema di Paolo Sorrentino, da Napoli a New York", a cura del giornalista Francesco Ruggeri; DVD singolo con libro e CD contenente la colonna sonora; Blu-ray con libro. I contenuti speciali sono uguali nelle differenti versioni. Come extra troviamo un'intervista con il regista (7,50'); altre interviste al cast e a David Byrne, autore della colonna sonora (23'); uno speciale "Sul set" (2,53'); otto scene eliminate o estese e la galleria fotografica.

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Di Giuliana Molteni   |   13 Ottobre 2011

La strada per raggiungere noi stessi è lunga e tortuosa. Non l’ha mai percorsa Cheyenne, rimasto imprigionato nel suo ruolo di rockstar anche se ormai in pensione da decenni. Sotto uno strato di trucco alla Robert Smith (malinconico come un Clown Triste o surreale come l’Edward di Tim Burton), vive con la simpatica e affezionata moglie in un sontuoso castello a Dublino, nell’agio ma senza fasti né mondanità. Trascorre le sue giornate da uomo qualunque, fra centri commerciali e visite agli amici, trascinandosi sempre dietro un carrellino per la spesa, quasi un’appendice di un se stesso mai riconosciuto. Si esprime con una vocetta infantile e lamentosa, è fragile ma ostinato, polemico ma gentile, gravato da inespressi rimorsi, da situazioni irrisolte, da riconciliazioni mai avvenute. Sembra depresso, forse è solo annoiato. Distilla perle di saggezza (“Qui nessuno lavora più, tutti fanno qualcosa di artistico”). Un giorno gli arriva la notizia della morte del padre a New York, con cui non aveva rapporti da trent’anni, un ebreo ortodosso che per tutta la vita aveva cercato il nazista che lo aveva vessato ad Auschwitz. Cheyenne fa sua questa missione e in un viaggio di ricerca di un altro e di se stesso, attraversa gli States da New York al Michigan, dal New Mexico allo Utah, improbabile investigatore di un’indagine slegata e lenta, fino ad arrivare a chiudere un cerchio che era stato interrotto troppi anni addietro. Mai chiudersi in un microcosmo, meglio uscire e percorrere le strade infinte che la vita ci srotola davanti, per tornare, finalmente noi stessi, da dove eravamo partiti.

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Di MovieSushi.it   |   18 Febbraio 2010
Quando, all’ultimo Festival di Venezia, siamo usciti dalla proiezione de La doppia ora, una delle prime cose che molti di noi dicevano è che non sembra un film italiano. Ma che aveva il respiro di un prodotto internazionale. A cominciare dal genere, un onirico thriller dell’anima che da noi si è visto poco o niente, per continuare con le atmosfere, la sceneggiatura, la fotografia. In prodotti nuovi, internazionali, ricchi di personalità sembra essersi specializzato Nicola Giuliano. La sua Indigo Film annovera successi come Le conseguenze dell’amore e Il Divo di Paolo Sorrentino, La ragazza del lago di Andrea Molaioli, e La bocca del lupo di Pietro Marcello.
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Di MovieSushi.it   |   12 Gennaio 2010

Spesso agli Oscar anche per i film stranieri (la maggior parte delle volte snobbati dalle nominations principali) c'è speranza di ricevere qualche candidatura anche in altre categorie.

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Di MovieSushi.it   |   23 Novembre 2009

Dopo aver incoronato Life During Wartime a Venezia e Tra le nuvole a Roma, la critica online assegna il proprio premio anche al Festival di Torino. E per la prima volta è d'accordo con le decisioni della giuria.

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Di MovieSushi.it   |   11 Febbraio 2010

Uno di quei film che vorrei aver fatto io”. Così il neo-direttore del Torino Film Festival Gianni Amelio, nel presentare il primo lavoro italiano in concorso (presto decretato vincitore assoluto del festival). La bocca del lupo, questo il titolo evocativo dell’opera poetica firmata Pietro Marcello, a metà fra melò e documentario (genere, quest’ultimo, evidentemente caro al regista, che qui si cimenta in un’originale operazione di contaminazione dei linguaggi).

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Di MovieSushi.it   |   07 Ottobre 2009

Occhio all’orologio: quando scocca la doppia ora, tutto può succedere. Anche che i vostri sogni diventino realtà o, in alternativa, incubi feroci.

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Di MovieSushi.it   |   06 Ottobre 2009
23:23. Sonia e Guido si sono appena incontrati. A uno speed date, uno di quegli appuntamenti in penombra, se non al buio, in cui si parla per pochi minuti con una persona prima di decidere se uscire insieme a lei. Guardano l’orologio, sono le 23:23. È una doppia ora. È come quando cade una stella” dice Guido. “Bisogna esprimere i desideri”. “E funziona?” chiede Sonia. “No”, risponde lui. Il desiderio che esprimiamo ogni volta che vediamo un film italiano è che sia un prodotto coraggioso, originale, di livello internazionale. Non televisivo. E non scontato. Il desiderio potrebbe avverarsi con La doppia ora, dell’esordiente Giuseppe Capotondi, la vera sorpresa italiana del Festival di Venezia. Che è un film di genere, un thriller. E che ha poco di italiano: questo è stato il giudizio di tutti quelli che l’hanno visto al festival.
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