Talmente tanto forti e "iconici" i personaggi da lui interpretati nei suoi film, dalla trilogia di Matrix a Ultimatum alla Terra, che ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte ad una specie di "mistico santone", saggio ed etereo. Invece l'eletto Neo e l'alieno Klaatu sono ben lontani da questo ragazzo dal look trasandato, la battuta sempre pronta e la barba incolta. Perchè quei ruoli sono "gabbie bellissime in cui, come attore, devo rinchiudere, con piacere, la mia vera personalità". Gabbie da abbandonare con dispiacere, come quella dell'eletto Neo, che non tornerà in eventuali ed improbabili nuovi capitoli della saga di Matrix, "perchè, ormai, il suo percorso si è compiuto".
C’è un grosso problema alla base di questo Ultimatum alla Terra: il titolo. La ragione risiede nel fatto che nel 1951 - anno in cui uscì al cinema l’originale di Robert Wise di cui questo con Keanu Reeves vuole essere il remake – gli adattatori dei film americani dell’epoca ne cambiarono il titolo che da The day the Earth Stood Still (che suona in italiano tipo Il giorno in cui la Terra rimase immobile), si trasformò nel più roboante Ultimatum alla Terra, in quanto il film finiva effettivamente con il messaggio che l’alieno Klatuu lanciava al Mondo prima di ripartire con la propria astronave. Purtroppo, però, di “ultimatum” in questo remake diretto senza guizzi particolari da Scott Derrickson, non v’è traccia. Nessun messaggio. Nessuna rivelazione da dire al mondo. L’alieno riparte e stop. Ci si chiede, non senza un pizzico di polemica, se all’adattamento costasse grande fatica lasciare, questa volta, il titolo originale e magari mettere Ultimatum alla Terra come sottotitolo: misteri del Cinema made in Italy.


