No – I giorni dell’arcobaleno: Recensione

Di   |   08 Maggio 2013
No – I giorni dell’arcobaleno: Recensione

C'è chi dice No
In Cile nel 1988, dopo 15 anni di dittatura spietata seguito al colpo di Stato contro Allende e al suo assassinio, Pinochet è costretto dalle pressioni internazionali a indire un referendum (nonostante l'implicita legittimazione della visita di Papa Wojtyla nel 1987). La "gente" si sa ha la memoria corta, tranne quelli direttamente colpiti da un lutto personale (le famiglie dei desaparecidos). Gli altri sono intenti solo a mandare avanti la baracca. Solamente un 40 % se la passa davvero bene, ma al resto è stata propinata la Promessa all'americana: se ti impegni, se ti dai da fare, forse (forse) ce la farai.


Dice un Ministro di Pinochet: quando un Sistema promette il benessere a qualcuno, non a tutti, solo a qualcuno, non può essere sconfitto. Così ci sono quelli favorevoli al mantenimento, quelli dichiaratamente contrari da subito (i "Comunisti"), la gran massa degli incerti e la ancor più grande massa di chi si asterrà. Per la campagna pubblicitaria dell'opposizione, quella del No, viene chiamato Reneé Saavedra, rientrato da pochi anni Cile, uno che non ha subito sulla propria pelle lutti e repressioni. Reneé prende l'incarico in modo del tutto asettico e professionale, di pari passo con la campagna per un microonde, novità sul mercato che deve testare in casa. Si devono girare degli spot per accontentare il cliente e convincere l'opinione pubblica, quindi si deve sintetizzare il miglior messaggio possibile, mirando con cura le argomentazioni, rendendo appetibile il "prodotto" in argomento. Si studiano strategie, si confrontano idee, Saavedra lotta contro la mentalità anche sacrosantamente retrograda dei vecchi rappresentanti di partito, cercando di imporre una linea fresca, più adatta a fare breccia nella nuova opinione pubblica, che vuole proiettarsi in avanti e non guardare ancora al lugubre passato. Il Palazzo dal par suo all'inizio prende la cosa sotto gamba, certo che l'opinione pubblica, tranquillizzata da un blando benessere, abbia già scelto per il Sì. Il titolare della prestigiosa agenzia in cui lavora Reneé, un uomo dell'apparato, lo sconsiglia senza troppa durezza, lui stesso poco convinto mentre assume l'incarico di realizzare la campagna per sostenere il Governo. Con l'avvicinarsi dell'appuntamento referendario l'atmosfera si inasprisce, e dopo varie schermaglie lecite, pur se scorrette, iniziano le prime minacce, le ben note aggressioni (il lupo non perde mai il vizio). Perché Pinochet e i suoi si rendono conto che pur dall'alto del loro potere censorio/intimidatorio stanno per uscire sconfitti e, sotto l'occhio degli osservatori stranieri, questa volta non ci sono scuse né per una reazione autoritaria né per brogli elettorali. La Storia racconta come sia finita e sembra impossibile sia finita bene. Pablo Larrain si conferma dopo Tony Manero e Post Mortem, come il più interessante regista sudamericano del momento, per essere riuscito a raccontare la tragedia del Cile sempre con un'ottica diversa dal solito. Centra il suo bersaglio anche questa volta, con una storia, tratta da un lavoro teatrale di Antonio Skarmeta, che rifugge i toni cupi dei due film precedenti. Larrain ha girato il film in 4:3 e in bassa definizione, in modo da amalgamare alla perfezione la fiction a tutto il materiale di repertorio, gli spot e le immagini delle manifestazioni e dei disordini, che è autentico. Gael García Bernal attraversa il film con il suo sorriso gentile e lo sguardo limpido, antieroe per eccellenza che compie nel frattempo anche un suo percorso di formazione come uomo, come padre, come lavoratore, come cittadino, ben conscio di essere costretto a sacrificare una drammatica e ancora fresca memoria storica in favore di un messaggio luccicante e illusorio per vincere. Concludiamo meditando che il cinema può essere Iron Man e Oblivion, Notte da leoni e Lincoln, può divertire, emozionare, informare, commuovere, scandalizzare. No è uno splendido esempio di un genere insolito, un film appassionante come un thriller, teso come un dramma politico, toccante come una commedia sentimentale, mentre parla di un argomento che sulla carta sembrerebbe noiosissimo anche per un episodio di Mad Men, una campagna pubblicitaria per un referendum pro o contro un vecchio dittatore. Ma chi ama il cinema, chi si interessa di comunicazione, chi è appassionato di politica, non può perderlo. Incredibile la quantità di echi con la nostra situazione attuale, non solo italiana, che anche lo spettatore più distratto dovrà cogliere. Non diamo il voto massimo perché qui noi ci proponiamo solo di dare dei consigli e ci rendiamo conto che No non è un film per tutti. Ma per quelli che vogliono vedere un bel film avvincente, ottimamente interpretato, per ragionare, approfondire, fare paragoni (ringraziare dio di vivere in Italia, comunque), pensare insomma (ed emozionarsi), allora sì, il voto è 10.

Giudizio

  • No mas
  • 9/10