I Nostri, dopo aver salvato la pelle all'amico/rivale Schwarzenegger, sono obbligati dall'insensibile Capo Bruce Willis a un'altra missione impossibile, che però si rivela ben più pericolosa di quanto previsto. Dovranno infatti vedersela con una gang di spietatissimi mercenari dell'Est Europa (che nella cinematografia USA sono al momento i cattivi più cattivi), capitanati da Jean Claude Van Damme, che nel film si chiama Vilain. E cosa aspettarsi da uno con un cognome così, se non che sia una gran carogna? In ballo c'è tanto plutonio da fare un sacco di bombe, con cui ricattare il mondo. Con il solito estremo spirito di sacrificio, incoscienza e guasconeria da vero Wild Bunch, gli Eroi faranno ben più del loro minimo sindacale per pareggiare i conti.
Purtroppo anche la disponibilità d'animo più favorevole non basta per formulare un giudizio positivo su questo nuovo episodio. Infatti il film si fa apprezzare, nello spirito del precedente, solamente nella travolgente irruzione iniziale e nel combattimento finale, esagerato ma condito dalle uniche battute valide del film, con uno scontro Stallone-Van Damme in cui il simpatico attore francese riesce a sfoggiare un paio dei suoi mitici calci in elevazione. In mezzo si annega nello sbadiglio, fra dialoghi lenti e irrilevanti, battutine/strizzate d'occhio spente, in un rifacimento senz'anima del primo film, di gran lunga più riuscito. Stallone è sempre lui, corpo in gran forma, faccia acciaccata e deformata (ma per il personaggio che è va benissimo) e cede questa volta la regia a Simon West (Con Air, Tomb Raider, The Mechanic) e forse è stato un errore. A Jason Statham, capace di ottime performance, viene concesso solo lo spazio per un paio di corpo a corpo (in uno segnaliamo un divertente uso del turibolo), che si perdono nel costante e forzato scambio di battutine con Sly, come da copione. Il resto del cast scompare, rispetto al precedente film, sottousatoJet Li così come l'ancora splendido Dolph Lundgren, gran fisico e bella faccia ben invecchiata. Ci sono ancora il wrestler Randy Coutoure e il monumentale Terry Crews. La presenza di Liam Hemsworth, fratello di Chris-Thor, potrebbe essere finalizzata a fare leva su una fascia di pubblico più giovane. Irrilevante la presenza femminile di Yu Nan. Compare brevemente il sempre mitizzato Chuck Norris, che accetta di giocare sull'iperbole legata alla sua fama. Certo vedere nello stesso fotogramma Stallone, Willis e Schwarzenegger è sempre un gran piacere, che quasi intenerisce lo spettatore più maturo, nel ricordo dei tanti film di piacevole, a volte infantile, intrattenimento visti nel corso degli ultimi trent'anni. Purtroppo tutta la parte di commedia, ben scritta nel primo film, qui appare pretesto stiracchiato su cui costruire un banale film d'azione di stampo televisivo (anche se le scene action sono di tutto rispetto grazie ad un budget più elevato) e tutta la retorica sui Grandi Valori, ripetutamente sciorinata, finisce per diventare stucchevole e noiosa. Sottile è la linea che separa la rappresentazione voluta di un glorioso stereotipo dalla frettolosa figurina.


