Il film è interpretato da un Jonah Hill ancora obeso (lo abbiamo ritrovato molto dimagrito in 21 Jump Street, uscito da noi prima ma girato evidentemente dopo), che fa il solito ciccione umiliato dalla sua grassezza, che lo ha abituato a sottostimarsi. Invece di incoraggiarlo a dimagrire per la salute e per l'estetica, la sceneggiatura lo mette in mezzo a una storia in cui farà la figura dell'eroe e conquisterà pure il cuore di una bella fanciulla perché (l'avreste mai detto?) quello che conta è come si è dentro e non fuori... Quale sublime ipocrisia, in una cinematografia affollata di donne quasi anoressiche e maschi palestratissimi piazzare ogni tanto un contentino per gli infelici che "fighi" non saranno mai. Il protagonista Noah è costretto per compiacere l'affezionata mamma single a fare da baby sitter a tre diversamente disturbati ragazzini, le cui differenti manifestazioni di "disagio" esistenziale sono provocate (si legge fra le righe) dal comportamento sbagliato dei genitori (naturalmente). Finirà coinvolto in una serie di paradossali disavventure, mentre va in cerca di coca per la ragazza che ogni tanto gli concede qualche contentino sessuale, con i tre minorenni appresso, incrociando uno spacciatore psicopatico, nel consueto meccanismo di "tutto in una notte". Da Brooklin a Manhattan, sarà una specie di viaggio iniziatico per tutti quanti, secondo il consueto manuale del "turista" che dai sobborghi precipita nei gironi infernali della metropoli notturna, nel solco di altri film Notte folle a Manhattan (ma il primo della serie anche se più noir è stato Fuori orario di Scorsese). Più di tutti però, il film sembra un remake di Tutto quella notte, del 1987 con Elisabeth Shue.
Prima di The Sitter, il regista David Gordon Green aveva già diretto due film dall'analoga comicità demenziale, cioè Strafumati e Sua Maestà (uno dei più grossi flop dello scorso anno con James Franco e Natalie Portman). Green afferma di avere "sapientemente fuso lo yin e lo yang di volgarità e sentimento" in Strafumati e forse è davvero convito che quella sia la sua chiave stilistica Qui dirige senza farsi mancare niente, cacca, pipì e vomito oltre a cocaina e sesso orale e una lunga e faticosa gag su un rapporto anale, ma non riesce mai a metter insieme qualche situazione veramente spiritosa o veramente trasgressiva. Ad appesantire il tutto, fioccano le "perle"di saggezza che un imbambolato Hill dispensa mentre si comporta nobilmente, rispetto al mondo degenere che gli mette in continuazione i bastoni fra le ruote. Hill assurge qui al ruolo di protagonista assoluto, dopo essere stato comprimario in molti film. Occasione sprecata, dato il tipo di personaggio, perché in Moneyball (L'arte di vincere) ha saputo fare di meglio. Non ci capacitiamo del perché Norman Rockwell si sia lasciato coinvolgere, per il ruolo penoso dello spacciatore che dovrebbe fare il verso a quelli dei film di Tarantino e invece non ci riesce mai. Non si arrestano i danni prodotti da Judd Apatow (anche se qui non è coinvolto direttamente), il "grande vecchio" della "nuova" commedia americana, che ha pesantemente influenzato col suo stile e col suo giro di amici/attori/sceneggiatori/ produttori, secondo noi in negativo tranne pochissime eccezioni. Pare che esista una versione del film non censurata con 7 minuti extra, chissà cosparsa da quali altre sostanze organiche.


