Infatti la giovane e bella coppia innamorata George (Paul Rudd) e Linda (Jennifer Aniston) è costretta a lasciare l'ambita meta (un misero mini-appartamento però al centro della Grande Mela), per sopraggiunta disoccupazione di entrambi. Ripiegano ad Atlanta, nella casa dell'insopportabile fratello di George (il Ken Marino di Party Down), il cui comportamento volgare e villano non ottiene altro scopo che farli ulteriormente emigrare. La meta è una bizzarra comune della Georgia, in cui avevano soggiornato per caso, assaporando con piacere l'atmosfera di disimpegno tardo-hippie che trasudava dai suoi occupanti. Ma dopo poco scoprono che non tutto è così perfetto come sembra e, pur seguendo due percorsi diversi, dopo aver rischiato di perdersi i due sposi arriveranno alla stessa conclusione. Che cioè si può cercare di ricreare un ambiente compatibile senza eccessi, all'interno del contenitore che ci è più congeniale (perché dai grandi "contenitori" è davvero difficile scappare). Ad aiutare nel ridimensionamento dell'idilliaca Arcadia non saranno eventi truci alla Charles Manson, ma una serie di fatti e comportamenti davvero difficili da accettare, a meno di essere irriducibilmente eccentrici. Infatti gli abitanti dell'anomalo Bed & Breakfast Elysium si comportano come dei vetero-hippie che neanche in California negli anni '60, droghe e sesso libero, tutto in comune (beni e persone), bizzarre abitudini (anche se a conservare la placenta o a mangiarsela non sono solo loro...), naturalmente vegani, con tutto il corollario di situazioni grottesche che ne consegue. Per poi scoprire come da manuale che il Guru del posto è il solito furbacchione e che non si sfugge alle sirene del capitalismo. Per quanti transfughi pentiti decidono di abbandonare il sistema, altrettanti sono tentati proprio da quella way of life dalla quale altri sono in fuga. Ma tutto è buttato sul ridere naturalmente, anche se da ridere scappa poco, a causa di quel solito humor all'acqua di rose che pervade i film sfornati dalla "company" che fa capo a Judd Apatow, che qui produce, mentre il regista Wain (The Ten, Role Models, qualche episodio di Party Down e New Girl) scrive anche la sceneggiatura insieme a due degli interpreti, che anche loro co-producono, nel solito groviglio che molto piace a questo gruppo di cineasti.
Come al solito per dare il tocco "d'autore" si abbonda in pseudo-scorrettezze, quali nudi, sesso, linguaggio (vanamente) hard, gag centrare sulle solite funzioni corporali, ecc. E indovinate un po' che è il protagonista maschile di questa innocua storiella né carne né pesce? Sempre lui, Paul Rudd, il divo insapore di questo genere di film, che non solo non riescono a divertire (se non un sorriso in poche occasioni), ma non riescono mai a trovare il giusto ritmo, inchiodandosi spesso su sforzati scambi di battute inutili, su gag penose, su qualche superflua volgarità. Sprecata Jennifer Aniston, che si conferma la "commediante" quarantenne meglio tenuta (meno ritoccata o perlomeno con più sobrietà) della sua generazione. Galeotto fu il film per Aniston e un altro dei protagonisti, Justin Theroux, che fa il guru in tentazione consumista, che adesso sono felicemente fidanzati. Valido anche il resto del cast, che comprende la bella Malin Akerman (Rock of Ages), il veterano Alan Alda, la nervosa Michaela Watkins e perfino Ray Liotta in un cameo autoironico.


