Da un supereroe cosmico Marvel al signore dell'anello,ovvero sia Lanterna Verde, l'eroe cosmico della DC comics. La lanterna che porta la luce metaforicamente rappresenta la sicurezza nei momenti più bui.Su questo spunto è nato uno dei supereroi più famosi e longevi nonchè d’ambientazione spaziale. Hal Jordan, il secondo Lanterna Verde in ordine di nomina nonche il più celebre tra i tutti terrestri che si sono succeduti come detentori dell’anello che consente di trasformarsi nel supereroe cosmico dalla divisa nero verde , è volato dalle pagine del fumetto della DC Comics al grande schermo cinematografico. Diretto da Martin Campbell, già artefice della “riscrittura”cinematografica di James Bond avviata col reboot di Casinò Royale, è il quinto fumetto supereroistico della storica rivale della Marvel ad ottenere una franchise dopo Superman, Batman, Cat Woman e Watchmen. Inserito nella stessa continuity temporale dell’Uomo d’acciaio e del Cavaliere oscuro, Lanterna Verde è nato nel 1941 per mano di Bill Finger(sceneggiatore anche di Batman) e dalle matite di Martin Nodell, Green Lantern - in italiano Lanterna Verde – è un supereroe che grazie ad un anello extraterrestre, che va ricaricato ogni 24 ore con una speciale lanterna, ha poteri praticamente illimitati, come quello di volare e di "materializzare"ogni oggetto che la sua mente è in grado d’ immaginare. Come molti suoi colleghi,per es. Flash, ha conosciuto alterne fortune e diverse evoluzioni, dopo la Golden Age dei supereroi infatti, ha attraversato una periodo di oblio determinato dal Comics Code Authority, praticamente la censura e dalla disaffezione del pubblico post seconda guerra mondiale, per poi tornare in voga negli anni sessanta grazie a Gil Kane e John Broome con un nuovo costume ed un nuovo personaggio:Hal Jordan appunto. Nel film Hal Jordan, un pilota collaudatore di aerei,tanto abile quanto arrogante soccorre un alieno precipitato sulla terra. L'alieno provieniente dal pianeta Oa, è un membro del corpo dei Guardiani dell'Universo chiamati Lanterne Verdi. Riconoscendo nel pilota umanità e coraggio gli consegna il potente anello che è in grado di dare forma praticamente a qualsiasi pensiero; affidandogli inoltre anche il compito di Guardiano di Abin Sur, la zona dell'universo alla quale appartiene la Terra minacciata dal villain cosmico Parallax. Il film si snoda dunque nel racconto delle origini di Lanterna Verde e con ogni probabilità, prepara il campo al sequel, nella pellicola compare infatti anche Sinestro interpretato da Mark Strong, specialista dei ruoli d’antagonista che nel proseguo della saga del giustiziere con l'anello diverrà il suo più temibile avversario. Il protagonista Ryan Reynolds (Hal Jordan / Green Lantern), è invece uno specialista del cinecomic. Precedentemente aveva infatti preso parte a Blade trinity col ruolo di Hannibal King,cacciatore di vampiri; ha poi interpretato il mutante antieroe Deadpool sia nello spin off X-Men le origini - Wolverine che nel successivo film di 'prossima uscita dedicato interamente al suo personaggio. Infine è uno dei protagoinisti di RIPD, basato sul fumetto della Dark Horse.Una curiosità: differenza dei suoi colleghi, Cristian Bale,Ben Hafflek etc,etc,Ryan Reynolds non indossa un costume. Il suo gli è stato letteralmente disegnato sul corpo. E’ infatti realizzato digitalmente per rendere più “vere” le trasformazioni. Tra i supereroi volanti che hanno trovato posto al cinema, si segnala per non aver lasciato grande traccia di sè, Le avventure di Rocketeer (The Rocketeer) tratto dal fumetto The Rocketeer di Dave Stevens. Diretto da Joe Johnston nel 1991, è ambientato,come molte altre trasposizioni, tra gli anni 30’ e 40’, contro i nazisti di Hitler. L’attenzione che gli Stati Uniti mostrano da quasi un secolo per l’universo supereroistico, suggerisce anche un’altra lettura di tipo antropologico culturale che trova ragione nella relativa giovinezza del paese e nella sua assenza di miti collettivi su cui fondare culturalmente l’identità nazionale. Osservando l’iconografia dei supereroi, sia nei costumi che nelle proprietà, ed il rapporto che il pubblico ha con essi(questo ultimo aspetto si riscontra anche nella dinamica coi dici cinematografici e musicali), non appare così azzardato riflettere su d un parallelo con una sorta di Pantheon moderno abitato da moderne figure mitiche.Come se gli autori, rispondendo ad un sentore comune abbiano voluto colmarne l’assenza creando un sostrato connettivo e cognitivo su cui saldare la consapevolezza del se stesso collettivo affinchè possa trovare in questo iperuranio pop un punto di riferimento. Nascono così una nuova stirpe di eroi/divinità moderne. Velocissimi, forti,invulnerabili, in grado di volare,emettere ogni sorta di raggio mortale e di comandare gli elementi atmosferici. Fisicamente sono perfetti. Di una perferzione formale plastica, greco romana. Le donne sono tutte avvenenti come Afrodite/Venere e abili come amazzoni e Diana cacciatrice. Gli uomini per abilità e coraggio, ricordano tutti Apollo(Supeman, nella stesura originale calzava addirittura dei sandali con lacci, che durante la fase di stampa furono accidentalmente coperti uniformemente di rosso,trasformandoli per sempre in stivali) e Mercurio(Flesh).Ercole viene persino ricondotto su questo mondo al nostro tempo. Appare evidente come si sia attinto a piene mani dal mito. Come ogni processo di riscrittura impone, i supereoi,più d’ogni altro genere fumettistico, sembrerebbero il risultato di più influenze. Se dall’età greco-romana sono arrivati gli spunti per poteri,estetica,e soprattutto quell’ideale che trova valenza nel tessuto connettivo, i poemi medievali suggeriscono certe caratterizzazioni. Si pensi ai mantelli, cappucci, mascherine, stivali dal gambale ripiegato e guantoni all’avambraccio. Come pure lo slippino sopra la calzamaglia, tipico dei costumi del tempo e ovviamente, la calzamaglia stessa(percorso simile al Catch). I supereroi adempiono dunque ad una funzione diremmo quasi sociale;così come le divinità lo erano per le civiltà classiche, essi divengono numi tutelari delle società moderne. Vigilano, le proteggono, le condizionano. Del resto, Superman nacque negli anni della Depressione e Torcia Umana,Trottola e Capitan America,solo per citarne alcuni, fecero il loro ingresso sulla scena proprio durante la Seconda Guerra Mondiale come campioni del mondo libero. La dimensione di alcuni supereoi è dunque assurta a livello mitico, in particolare quella relativa ad un certo Arrampicamuri...Esattamente come fu epocale il suo impatto nei comics, allo stesso modo lo fu il suo ingresso nel cinema. Stiamo parlando di Spider-Man. L’Uomo Ragno. Probabilmente il supereroe più celebre della Marvel. Collezionista di record e testate a fumetti e protagonista di tre film e precedentente di una serie televisiva negli anni 70’. Un successo sorprendente per uno sfigato, un maldestro, un autentico nerd a suo agio solo tra alambicchi e provette. Eppure, proprio la sua maggior debolezza, diviene la sua maggior forza. Tutti gli adolescenti del mondo, ma anche i meno giovani a dirla tutta, si riconoscono nelle duemila difficoltà quotidiane di Peter Parker ad essere accettato dai compagni di liceo,dalle ragazze,da un mondo che sembra non volerlo proprio. Quando poi viene morso dal ragno radiattivo, il suo riscatto è la rivalsa di tutti. L’Uomo Ragno o Spider Man, come preferite,ha reso tutti i lettori degli eroi, tutti sparano le ragnatele e si lanciano nel vuoto da un palazzo all’altro. Tutti prendono a calci nel sedere Goblin e tutti baciano Mary Jane. A mantenere intatto questo sentimento diremmo simbiotico tra personaggio e lettore, che poi è il più grande primato del Ragno su ogni altro personaggio,nel passaggio da un medium all’altro è chiamato Sam Raimi che da quel maestro del cinema d’evasione qual’è, non fallisce nel suo compito. Il suo eroe cinematografico è credibile, commovente e coinvolgente esattamente come l’originale di Lee e Steve Ditko.Poco importa se il doppio ruolo del protagonista viene affidato a Tobie Mc Guire che non somiglia a Peter Parker neanche da lontano,l’attore ne conserva tutte le sfumature psicologiche. La sensibilità e l’ingenuità di un giovane che improvvisamente viene travolto da qualcosa immensamente più grande di lui. Raimi, che aveva già fatto le prove di direzione di supereroi creandone uno appositamente per il cinema, “Darkman”(non sarà l’unico caso:da The Unbreakable- Il predestinato,.rivisitazione intimista del tema del supereroe diretta da M. Night Shyamalan, fino al tremendo Uomo Puma) si muove agevolmente nella fitta ragnatela di relazioni, arcinemici e sentimenti che compongono il personaggio,confezionando una trilogia(ma si attende il prossimo)raffinata di rara bellezza ed intensità. Un’opera filmica che va ben oltre il genere, e che entra di diritto nel grande cinema d’ogni tempo. Nonostante alcuni passi falsi come il tremendo Daredevil del 2003 scritto e diretto da Mark Steven Johnson, interpretato da Ben Affleck nel ruolo del doppio ruolo del supereore rosso e del suo alter ego Matt Murdock. L’attore, forse limitato dalla condizione di non vendente del suo personaggio non riesce a creare sintonia con esso inoltre risulta palesemente a disagio nelle scene d’azione in netto contrasto con gli stunt men che s’avvicendano nel costume del giustiziere con i cornetti da diavolo. Ma le incomprensibili scelte del cast e le performance sotto la soglia della decenza non si limitano al solo Affleck. A dir poco insopportabile è Colin Farrell che interpreta il sicario Bullseye producendosi in un campionario di espressioni facciali da decerebrato. Se la cava molto meglio Michael Clarke Duncan nel ruolo del boss Kingping, per quanto rimanga difficilmente spiegabile la ragione per cui il personaggio diventi da bianco a nero, l’unica ragione plausibile è suggerita dalla quasi impossibilità a trovare un individuo dalle dimensioni eccezionali che potesse dare vita e corpo al voluminoso criminale. Di necessità virtù...
Da un peso supermassimo ad un altro,risulta essere non meno travagliata la saga cinematografica di Hulk. Un primo film dagli intenti autoriali, diretto da Ang Lee, ed addirittura con l’ambizione di riscrittura del complesso d’Edipo e del mito del Dottor Jackill e Mr. Hyde cui comunque s’ispirò già Lee (Stan) nel creare il personaggio. In realtà un film bruttissimo. Privo d’azione, attori insopportabili,cani geneticamente modificati che farebbero imbestialire persino un attivista della LAW. Nick Nolte nel peggior ruolo della sua carriera e lo stesso Eric Bana come Bruce Banner, non riesce a dare forza drammaturgica al suo ruolo. In questo Hulk come in Daredevil, si salvano solo le attrici, Jennifer Connelly nella parte di Betty Ross come Jennifer Garner in quello di Elektra Natchios. Di qualità senz’altro superiore il reboot di Hulk di soli cinque anni più tardi(2008). Il film oltre a sottrarre il personaggio alla parodia involontaria in cui precipita nel primo e a riconsegnargli tutta la dignità che un eroe tragico, ancorchè popolare come lui merita, è particolarmente importante perchè si collega ad Iron Man in quel processo di contestualizzazione da continuity Marvel già propria dei fumetti. Nel finale appare infatti Tony Stark,segnale anticipatorio dei futuri Vendicatori. Tuttavia il successo della pellicola, la credibilità dei personaggi, da Edward Norton (Bruce Banner-Hulk) a Tim Roth (Emil Blonsky-Abominio),non salveranno neanche questa nuova versione da un epilogo catastrofico così simile metaforicamente alle drammatiche vicende del Golia Verde. Norton infatti a causa di devergenze insanabili con la Marvel è stato soppiantato da Mark Ruffalo nel tim up movie sui Vendicatori, segnando così l’enesimo avvicendamento nella saga del gigante generato dall’accidentale esposizione ai raggi gamma. Il processo di contestualizzazione avviato dall’Iron Man di John Favreau (visto in veste d’attore in Daredevil nei panni di Foggy Nelson e successivamente in quelli di Happy Hogan proprio in Iron Man 2),si estende a Thor e Captain America. Iron Man può essere considerato dunque una pietra miliare della storia del cinecomics Marvel, fino ad esso slegati ed indipendenti l’uno dall’altro. Questa trasposizione al di là del valore “strategico”di raccordare tutte le serie future, si definisce significativamente come pellicola filmica,conferendo al più rigido dei supereroi una leggerezza e una profondità che raramente gli è appartenuta. Risultato ottenuto anche grazie all’eccellente interpretazione di Robert Downey Jr, in forma smagliante nella parte diTony Stark/Iron Man,che ha conferito al suo personaggio quell’aura di stralunata e sorniona ambiguità che da sempre definisce la sua cifra interpretativa. La pellicola propone inoltre un’intelligente riflessione sull’insenatezza delle armi,attraverso la parabola che compie il protagonista, da brillante costruttore di armi ad attento industriale impegnato nella riqualificazione delle proprie industrie verso una ricerca civile e non più bellica. Tutto ciò dopo aver comunque progettato la sua più formidabile arma:l’armatura di Iron Man. Strumento che gli occorre per salvarsi nel prologo del film e che idealmente ripercorre tutte le principali fasi fumettistiche dell’Invincibile,attraverso la sua evoluzione: da quella rudimentale dei primi albi, utilizzata per fuggire dalla prigione desertica del film,a quella intermedia,ovvero classica anni 70’ fino all’attuale. Il sequel seppur con meno forza, mantiene standard qualitativi comunque importanti. Inoltre entra in gioco il colonnello Nick Fury, interpretato da Samuel L. Jackson (nella serie ultimate,da bianco diviene afro americano),comandante dello S.h.i.e.l.d. che poi apparirà anche in Thor e Captain America,personaggi che confluiranno in Avengers. E se ci sono più Vendicatori è perchè in origine ce n’è stato uno. E’ da questo assunto, esplicitato nel titolo: First Avenger, che muove i propri passi la trasposizione cinematografica della Leggenda Vivente, ovvero sia Captain America. Interpretato dallo specialista di genere Chris Evans, già Torcia Umana e Jensen in The Losers,il film è uno strano tentativo di rendere verosimile se non realistico il fantastico, col risultato di penalizzare e snaturare sia il prodotto d’intrattenimento che il personaggio. Capitan America è un eroe super creato in laboratorio attraverso la somministrazione del siero del super soldato. Unico esemplare a causa dell’uccisione dello scienziato che ne crea la formula. L’eroe è dunque unico nell’accezione più stretta del termine. E’ super veloce, super forte e ha una divisa che ne rappresenta i valori personali che poi sono quelli americani. E’ praticamente avvolto nella bandiera a stelle e striscie. Tutto è volutamente esagerato in questo eroe mascherato nato durante il secondo conflitto mondiale. Tutto viene accettato dal lettore, in una sospensione dell’incredulità. E allora, al di là d’implicazioni etiche(il campione degli Stati Uniti è sostanzialmente un dopato),perchè si è avvertita l’esigenza di renderlo più credibile modifiandone il costume? Se oltretutto poi questo accorgimento lo ha reso se possibile ancor più ridicolo(ma chi andrebbe mai in giro con una uniforme militare bianco rosso blu ed un casco con mentoniera, mascherina e alette scolpite?). Molto realistica è invece la ricostruzione degli scenari anni 40’, come meno incisivo risulta di contro il Teschio Rosso di Hugo Weaving (V-per vendetta). Nel segno della contuinity, nel film appaiono il padre di Tony Stark che costruisce lo scudo circolare e nel finale l’immancabile Fury/Jackson.Ultima annotazione negativa:Captain America in italiano si traduce, praticamente fedelmente, con Capitan America,meno cacofonico e forzato dell’originale terribilmente stridente nei dialoghi.Una curiosità:nel 1990 uscì un improbabile Capitan America diretto da Albert Pyum in cui esordì Francesca Neri.
Da una leggenda ad un dio il passo è breve. Nello stesso anno,segno d’una accellerazione nelle produzioni, esce anche Thor,direttto dallo Shakespeariano Kenneth Brannagh. Ennesimo tentativo di dare una veste autoriale al pop, certamente più riuscito dell’Hulk di Ang Lee. Il film, che si allinea alle altre pellicole,è scandito da due fasi: la prima su Asgaard. Ricca di phatos e veementemente lirica; la seconda sulla Terra, dove viene esiliato il dio Norreno. Imponente l’attore, Chris Hemsworth, già visto nello Star trek di Abraams. Nel sontuoso cast, nel ruolo di Volstagg compare anche Ray Stevenson, ovvero sia Frank Castle, in Punisher: War zone. Terzo tentativo di portare sullo schermo il vigilantes col teschio dopo quelli con Dolph Lundgren(1989); di gran lunga la migliore versione,algida e crepuscolare ma anche la più sottovalutata(in Italia addiritura uscì coll’incomprensibile titolo de:il Vendicatore??) e la seconda con Tom Jane. Molto bella per quanto decisamente più istituzionale.
Concludiamo questo viaggio nell’universo supereroistico cinematografico con due personaggi particolarmente “multimediali” e “radiofonici”: The Green Hornet-Il Calabrone Verde(2010),regia di Michel Gondry ,con Seth Rogen e The Shadow-L’Uomo Ombra di Russell Mulcahy con Alec Baldwin (1994). Multimediali,non nell’accezione informatica del termine ma perchè, nella loro carriera sono stati ospitati su tutti i media possibili. Radiofonici perchè sono nati come persoaggi non da un fumetto ma della radio. Green Hornet è stato protagonista anche di una celebre serie televisiva(s’incrociò in diversi team up con la serie Batman) che aveva come coprotagonista Bruce Lee nel ruolo di Kato: maggiordomo, autista braccio destro e armato. Questo personaggio fu anche parodiato da Blake Edwards nel ciclo de La pantera Rosa.L’uomo Ombra ci riporta invece alla Golden Age del fumetto. Ambienti, e cast all’altezza del miglior prodotto di genere,inseriti in riprese mobili curate dal regista che con Highlander (1985) rivoluzionò le tecniche di ripresa. Entrambi i film, non hanno raccolto il consenso per ciò che realmente valgono.Ingenerosamente sottovalutati, meriterebbero per il divertimento che offrono di essere riscoperti.
Parte III: Eroi mascherati, super e dai capelli color carota:continua l'ascesa del cinecomics
Di Pier Luigi Manieri | 06 Dicembre 2011
Tornando ai gruppi di supereroi, tanto sono incompresi e perseguitati gli X-Men, tanto sono invece applauditi i Fantastici 4. Simboleggianti i quattro elementi, aria (la Donna Invisibile),acqua (Mister Fantastic),terra (La Cosa) e fuoco (Torcia Umana), sono talmente inseriti nel contesto sociale da non avere neppure l’esigenza di celare le loro identità. I Fantastici 4 sono forse l’unico caso di eroi solari nell’universo Marvel. Ad eccezione di Ben Grimm-La Cosa, costantemente afflitto dal suo stato(e chi non lo sarebbe?),gli altri sono tutti (consapevoli d’esserlo), modelli vincenti:Johnny Strom -Torcia Umana è bello, giovane, acrobata spericolato e colleziona auto e fidanzate;Reed Richards-Mister Fantastic è un genio, l’uomo più intelligente del pianeta;Susan Storm-Donna Invisibile, unisce il meglio d’ognuno:bellissima ed intelligentissima. Le due pellicole a loro dedicate, pur con le solite licenze e variazioni sul tema, ci mostrano come essi abbiano ricevuto i super poteri;la rivalità sul piano professionale e personale tra Victor Von Doom, alias Dottor Destino e Reed Richards;la più o meno capacità d’adatamento alla nuova condizione.Del fumetto permangono anche quelle atmosfere da commedia sofisticata in cui Lee e Kirby soventemente calavano i quattro. Nel secondo episodio, oltre all’immancabile Von Doom, fanno la loro apparizione Galactus (in osseguo alla serie Ultimate, viene mostrato come una nuvola e solo nel finale ne vediamo un guanto e parte del casco) e Silver Surfer, il surfista delle stelle, nato nel 1962 in piena rivoluzione Surf. A riprova di come Stan Lee fosse attento a cogliere i cambiamenti sociali e di costume e come tendesse a plasmarli per poi inserirli nella realtà supereroistica.


