Piano, Solo: Il genio di Luca Flores, raccontato in un libro e ora al cinema

Di   |   21 Settembre 2007
Piano, Solo: Il genio di Luca Flores, raccontato in un libro e ora al cinema

Fino a qualche anno fa, in pochi conoscevano Luca Flores.
Forse anche per colpa di una sua naturale ritrosia, di quel suo graduale ma inarrestabile distacco da una società con cui, in fondo, condivideva ben poco.
Un innato talento artistico unito ad un carattere schivo e solitario, più una rabbia prorompente lasciata sfogare libera e ribelle sulla tastiera.
E poi una scala, anzi La Scala (Ladder, ovvero How far can you fly, suo pezzo migliore in assoluto), metafora di una vita trascinata avanti faticosamente, malgrado un trauma infantile insuperabile.
“Credo si debba avere del dolore dentro, per fare del buon jazz” così Walter Veltroni, autore di una biografia (Il disco del mondo, Rizzoli 2003) breve quanto intensa, che ha avuto il merito di far riemergere anche a livello mediatico la figura abissale di un artista i cui cd erano ormai finiti fuori catalogo.

La memoria e la fama di Luca Flores continuano così a riaffiorare poco a poco, fino all’uscita del film di Riccardo Milani, che si serve di un ottimo cast (il sofferente Kim Rossi Stuart, l’attonita Jasmine Trinca, la struggente Paola Cortellesi, il superbo Michele Placido e la fedresca Sandra Ceccarelli) per firmare un’opera drammatica e piena di pathos, là dove nel romanzo da cui si trae ispirazione il garbo e la delicatezza smussavano puntualmente ogni spiraglio di enfasi tragica.
Si preferiva il registro di una testimonianza per delega sommessa e calorosa, piuttosto, attenta ad evitare ogni appiglio di retorica, con lessico e partecipazione umana ben dosati fra le righe, quasi si trattasse di note tracciate con controllata cura sul pentagramma.

“Volevo concentrarmi sulla persona, non sul personaggio” ha dichiarato il protagonista del film, Kim Rossi Stuart, alle prese con l’ennesimo ruolo complesso, delicato, struggente (ricordiamo i suoi ritratti di padre, uno straziato dalla vita in Anche libero va bene, l’altro intenso e preoccupato ne Le chiavi di casa).
“Avevo a disposizione del materiale molto forte emotivamente, molto significativo, si trattava solo di accoglierlo nell’anima. Ho passato un mese e mezzo a studiare pianoforte, mi sembrava fondamentale dover raggiungere un livello di credibilità anche per quanto riguarda la tecnica pianistica. Non si è trattato, però, di un ruolo particolarmente difficile, l’unico aspetto più impegnativo degli altri è stato mantenere sempre la concentrazione alta, in ogni scena”.
Anche Jasmine Trinca, già partner di scena di Kim in Romanzo Criminale, non ha esitato a sottolineare tutta la professionalità, ma anche l’umanità forte del suo collega: “È un attore molto rigoroso e generoso. Una persona che stimo molto, anche fuori dal lavoro”.

Romanzo-testimonianza da una parte, film-fiction dall’altra.
Nel mezzo, un dvd dimenticato. Trattasi del documentario realizzato da Roberto Malfatto insieme all’autore del libro, allegato alle varie edizioni, eccetto l’ultima.
Quello che è stato riconosciuto come “miglior documentario musicale” dal Premio Videoclip Italiano nell’ambito del MEI 2003, in poco meno di mezzora ripercorre visivamente la tormentata parabola esistenziale dell’artista, raccontata dalla voce dei suoi stessi familiari.
Una narrazione semplice, quotidiana, i cui toni colloquiali vengono esaltati dalla sobrietà di un bianco e nero che esplode nell’epilogo in un’immagine a colori: è il ritratto intero di Luca Flores.
Colui che amava “quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l’ultima” e componeva “For those I never knew”.
Lo stesso che, a seguito di un tragitto sull’orlo di un delirio autodistruttivo, scelse di allontanarsi dal mondo nella modalità più conforme al suo fascino malinconico e silenzioso: in punta di piedi, piano, solo.

(da www.giovani.it)
 

Giudizio

  • 8/10