Adorabile nemica: Recensione

Di   |   07 Maggio 2017
Adorabile nemica: Recensione

 C’è sempre da imparare

In tempi di Facebook a qualcuno sarà già venuto in mente. Cosa verrà scritto sul nostro “diario” in occasione della nostra morte? Lasceremo a qualcuno la password per accedere e scrivere un necrologio adeguato a ciò che noi pensiamo di essere stati? Ma la percezione che abbiamo di noi sarà quella del mondo esterno, saremo riuscita a vivere in modo da ricevere i riconoscimenti che siamo convinti di meritare?


E questo vale anche per un necrologio più tradizionale, uno di quelli su carta stampata che sembra solo gli anziani ormai leggano, per “fare la conta” di chi rimane e anche per verificare con malignità l’esattezza di quanto dichiarato dall’estensore. Anne è una giovane donna che si è nascosta nella polverosa redazione di un giornaletto locale a scrivere necrologi invece che portare a termine il libro su cui da anni sta scrivendo le sue storie. Per non accettare sfide, per non rischiare di esporsi e di venire rifiutata. Incontra la ricchissima ex imprenditrice Harriet, donna che le sfide nella vita se le è andate a cercare tutte, e vincendole, perdendo però nella vita privata. Sola, intransigente, amareggiata, un giorno si rende conto di avere un ben misero lascito affettivo per i suoi posteri e assume Anne per trovare il modo di rimediare al pessimo necrologio che meriterebbe. Perché Harriet lo vorrebbe bello, all’altezza di ciò che non è stata ma avrebbe potuto. Dovrà accumulare situazioni, compiere azioni che la sua natura respingerebbe, tali da fare la differenza per qualcuno, per qualcosa, tali da meritarle quell’addio benevolo. Chiaro che entrambe le donne avranno modo di migliorare se stesse nel corso della narrazione, che comprende anche l’inevitabile, breve parentesi on the road. Nonostante un assunto non originale, Adorabile nemica si salva dall’essere l’ennesima storia di virtuoso ravvedimento esistenziale, magari moralistica o comunque zuccherosa, grazie a una scrittura, brillante, attenta ai caratteri, specie nella prima parte in cui si descrivono le asprezze di Harriet e le reazioni dei vari parenti/conoscenti nei suoi confronti. Il merito principale va a Shirley Maclaine, che ci regala davvero una grande performance, l'ennesimo ritratto di una "vecchia signora indegna" ma tratteggiato questa volta con encomiabile misura, capace davvero di toccare il cuore. Amanda Seyfried regge discretamente il confronto. Dirige Mark Pellington, autore di non molti film. facendo scorrere la narrazione su un bel tappeto di canzoni, con delicatezza, senza mai eccedere

 

Giudizio

  • meditiamo
  • 6/10