Insospettabili sospetti: Recensione

Di   |   07 Maggio 2017
Insospettabili sospetti: Recensione

 La rivolta dei vecchietti

Tre meravigliosi vecchi, Michael Caine (84), Morgan Freeman (79) e Alan Arkin (83), sono i protagonisti di Insospettabili sospetti, remake di Going in Style, film del 1979 diretto da Martin Brest, in italiano Vivere alla grande, interpretato da tre miti della commedia americana, oggi dimenticati, George Burns, Art Carney e Lee Strasberg (sì quello dell’Actors Studio).


La regia è di Zach Braff, ex Scrubs e anche discreto regista dalla sensibilità indie, su sceneggiatura di Theodore Melfi (St. Vincent, Il diritto di contare), che rielabora l’originale di Edward Cannon. Elevandosi al di sopra dei soliti film geriatrici, che sono stati prodotti negli ultimi tempi prendendo atto dell’innalzamento dell’età media degli spettatori, il film aggiorna il tema dell’impietoso passare degli anni alla spietata crisi dei nostri giorni, che licenzia, delocalizza, azzera fondi pensione, toglie assistenza medica senza fare una piega, senza che nessuno fermi i soliti squali, che non pagano mai il prezzo delle loro malefatte. Qui i protagonisti non sono solo degli anziani che non vogliono arrendersi all’età come nel film Last Vegas, ma lavoratori truffati che esigono di rifarsi su chi li ha derubati, su chi è pronto a castigare loro e a lasciare impuniti i veri, grandi delinquenti. I tre amici hanno lavorato in fabbrica 40 anni e versato i loro risparmi nel solito fondo pensione. Che però a un certo punto svanisce, perché la loro azienda viene acquisita da un’altra straniera che pure delocalizza, e la stessa banca che minaccia di pignorare le loro modeste casette, si incorpora il loro fondo per pagare i creditori, cioè se stessa per prima. Nulla succede, nessuno si leva a difendere i lavoratori giovani e vecchi. In quel vuoto i tre pensano giustamente che sia ora di riprendersi il maltolto, organizzando un’impeccabile rapina. Lieve favoletta venata di amarezza, il film si regge interamente sull’affetto che suscitano in ogni cinefilo attori come i tre grandi protagonisti, affiancati di sfuggita da uno stralunatissimo Christopher Lloyd (78) e da un’ancora incredibilmente bella Ann Margret (75anni), vecchi leoni fra i quali il “pivello” Matt Dillon fa l’agente dell’FBI inevitabilmente fesso, meritatamente fregato, e giustamente, perché si sa che l’Autorità è spesso debole con i forti, e forte con i deboli.

 

Giudizio

  • gradevole
  • 7/10