Famiglia all’improvviso: Recensione

Di   |   19 Aprile 2017
Famiglia all’improvviso: Recensione

 La vita è bella

Famiglia all’improvviso è un film diretto da Hugo Gélin, remake del messicano Instructions Non Included, afflitto da un generico titolo italiano che fra l’altro è quasi uguale a Una famiglia all’improvviso del 2012, mentre molto più puntuale è quello originale francese Demain tout commence. Bisogna non lasciarsi fuorviare e non inganni nemmeno la presenza di Omar Shy, attore dalla straordinaria fisicità, di rara empatia, che potrebbe far pensare a una commedia più leggera di quanto non sia (e non guardate il trailer che ingannevolmente spoilera troppo).


Il film parte come un’allegra commedia sul filone dell’adulto bamboccione che si trova afflitto da un’indesiderata e in effetti non richiesta paternità, facendo pensare a sviluppi da Tre scapoli e un bebè o Big Daddy o About a Boy. Invece Famiglia all’improvviso si sviluppa diversamente e ancora diversamente va a concludersi, dopo un percorso, divertente, movimentato e a sorpresa, toccante. Perché segue la parabola esistenziale di un simpatico ragazzone che si diverte mentre lavora in un villaggio-vacanze sulla Costa Azzurra, immerso in una festa perenne, e si ritrova padre. Per scoprire che la cosa gli piace ma vivendola in modo del tutto originale. Perché la vita è bella e va goduta in ogni suo momento, a qualunque costo. Quando si trova fra le braccia il frutto di una dimenticata scopata estiva, con la madre che gli scodella la neonata e fugge, Samuel si butta al suo inseguimento a Londra. Ma la ragazza non ha lasciato tracce e a salvare Samuel dalla disperazione interviene un buffo angelo custode, Bernie, un irreprensibile produttore gay sempre in cerca dell’anima gemella con cui mettere su casa. Con Samuel non troverà proprio l’amore che cerca, ma un socio nella vita, diventando un secondo papà per la piccolina, e introducendo il nuovo amico nel mondo del cinema dove diventa un richiestissimo e pagatissimo stuntman. Intanto passano gli anni e all’anomala famigliola sembra non mancare nulla. Ma Samuel commette un errore. Per non far sentire rifiutata Gloria, l’adorata ragazzina, le crea una mamma che non esiste, utilizzando l’unica foto presente sul profilo facebook della ragazza, muto da anni. Con un flusso costante di finte mail che in realtà scrive lui stesso, le inventa un’avventurosa esistenza, che la tiene lontana dalla famiglia, con la costante promessa però di un ritorno. E un giorno, a interrompere il flusso perfetto della loro unione, la madre effettivamente torna, con pretese comprensibili ma gestite male, il che porterà a una conclusione inattesa. Un colpo di scena a tre quarti della narrazione sembra virare in una direzione, contraddetto intelligentemente da un successivo rovesciamento della situazione affatto banale. Il che salva il film, facendolo uscire dalla solita traccia convenzionale, dal prevedibile. Bellissima la casa a misura di bambina che l’innamoratissimo padre costruisce intorno alla figlia, funzionale per lei e solo per lei, assurda e coloratissima. Una casa che come la vita di Samuel ruota solo intorno a Gloria, un parco giochi perenne, come in fondo era stata la vita dell’uomo da scapolo e come aveva deciso sarebbe stata quella da padre di famiglia (invidiabile qualità che molti dovrebbero copiare, perché si può fare il proprio dovere mantenendo la capacità di godersi la vita). Visto che dubitiamo che molti abbiano visto l’originale messicano, il cui protagonista (e autore e interprete) era il poco attraente Eugenio Derbez, qui surclassato dal travolgente Omar Sy, l’originale storia ben meritava un remake con attori migliori per avere la meritata visibilità.

 

Giudizio

  • Chi non salta non è un buon padre?
  • 7/10