Marito e moglie: Recensione

Di   |   15 Aprile 2017
Marito e moglie: Recensione

 Invertirsi può servire?

Fin dall’alba dei tempi profonde diversità rendono arduo il rapporto fra uomini e donne, differenze proprio strutturali, intrinseche nella specie. Scoglio che l’attrazione sessuale, l’innamoramento iniziale, illudono di poter superare quando il rapporto diventa prolungato, quando si fa famiglia. Speranza (illusione) che spesso si infrange nel logorio della convivenza, quando il ricordo dei bei tempi non riesce a compensare la negatività sopraggiunta.


La storia narrata nel film Marito e moglie parla di una coppia così, che è arrivata al capolinea di una bella storia d’amore e, pur con il carico di due bei bambini, medita la separazione. Sofia è una madre di famiglia in carriera televisiva, arrivata all’orlo del successo, un talk show mattutino tutto per lei pronto alla messa in onda. Andrea invece è un neurochirurgo geniale ma penalizzato dal sistema ospedaliero, che sta per presentare il progetto di un macchinario che potrebbe rivoluzionare la ricerca scientifica. Dopo una lite tempestosa, una sera convince l’esasperata consorte a effettuare una nuova prova tecnica, collegandosi insieme a lui all’apparecchiatura. Un cortocircuito improvviso scambia i caratteri, facendo “entrare” lui nel corpo molto sexy di lei, che invece si ritrova in quello del suo barbuto marito. Il noto escamotage (uomo dentro donna, adulto dentro adolescente, e viceversa) genera i prevedibili effetti comici, di facile presa. Ma al film sta a cuore un discorsetto più “profondo”, perché se la vita è un viaggio, le storie on the road ci hanno insegnato che tutti possiamo trarre giovamento lungo il percorso, arricchendoci a vicenda, stemperando l’uno nell’altro i rispettivi difetti, grazie alla maggiore reciproca conoscenza. E cosa meglio che ritrovarsi proprio nel corpo del partner per fare maggiore conoscenza? Dopo varie traversie infatti Sofia e Andrea arriveranno a capirsi meglio, grazie al diverso punto di vista su quanto è loro avvenuto in passato, su quanto sta loro avvenendo nel presente. Andrea nei panni di Sofia dovrà affrontare la difficile prova televisiva, Sofia nei panni di Andrea dovrà difendere il suo progetto dalla scorretta concorrenza di un collega, entrambi del tutto impreparati e destabilizzati da flash della memoria dell’ospite che rivelano qualche imbarazzante segreto. Il problema è che il film, pur garbato e a tratti superficialmente divertente, si limita a riproporre ogni più banale cliché sulla mascolinità e sulla femminilità. Kasia Smutniak rifà la Ellen Barkin di Nei panni di una bionda (modi bruschi, camminata da cowboy sui tacchi, atteggiamenti scomposti, fastidio nei confronti di trucco e parrucco), mentre il pur valido Pierfrancesco Favino nel “fare” la donna riesce semplicemente a sembrare gay, un gay simpatico ed estremamente garbato, ma davvero noi donne passiamo il tempo a portare al viso le manine per esprimere sentimenti di vario tipo? Anche la descrizione del rapporto con l’ambiente esterno, a senso inverso, è ripiegata sulla più ripetuta convenzionalità. Sui luoghi più comuni si ride, ovviamente, per un meccanismo quasi automatico, ma subito dopo ci si imbarazza e ci si dispiace per l’ennesima occasione sprecata.

 

Giudizio

  • banale
  • 5/10