Loving: Recensione

Di   |   17 Marzo 2017
Loving: Recensione

 La forza del singolo

Nome omen... Loving si chiama di cognome quel Richard che nel 1959 si innamora e sposa la sua Mildred. Ma siamo nello Stato di Virginia e sono anni in cui un uomo non si può semplicemente innamorare di una donna e sposarla. Non può se lui è bianco e lei è nera. Parliamo di 60 anni fa e sappiamo che, pur fra mille ostacoli e ricorrenti tragedie, oggi la situazione è migliorata.


Ugualmente, visto che c'è sempre bisogno di un diverso da ostacolare, visto che esiste questo insopprimibile bisogno di tanti di imporre al resto degli uomini quale debba essere il loro posto nella società, che implica anche chi e come amare, il film Jeff Nichols ha un suo perché. Il regista racconta la storia in modo lineare e con semplicità, perché semplici erano gli animi dei protagonisti, l’ambiente da cui provenivano. Bianchi poveri appartenenti a una comunità che nella Carolina aveva con pacatezza messo in atto una forma di civile integrazione ante litteram, fra bianchi, neri e anche pellerossa, convivendo e facendo figli, mal visti dall’autorità (e da altri “bianchi”), ma tollerati purché “stessero al loro posto”. Il gesto di Loving, che pretendo di poter sposare anche se in un altro stato la sua amata, viene visto come una provocazione. I due sono arrestati due volte e costretti ad accettare l’esilio in un altro stato. Solo cinque anni e tre figli dopo, un avvocato cerca di convincerli a riaprire il caso per poterlo portare davanti alla Corte Suprema, ricavando una sentenza che avesse valenza nazionale. Joel Edgerton si cala con convinzione nel suo ruolo, un semplice “bifolco”, taciturno e chiuso, una vita a lavorare a testa bassa, per “prendersi cura” della sua famiglia, lui americanamente da solo, carpentiere sempre impegnato a tirare su muri diritti, con l’aiuto dell’inseparabile “bolla”, l’attrezzo che sempre si porta dietro, forse nell’inconscio tentativo di equilibrare le tante storture della società. Ruth Nigga è deliziosa nella sua particolare bellezza, timida e riservatissima, profondamente innamorata e capace di inatteso coraggio al momento giusto. Lunga sarà la lotta che li opporrà contro lo Stato, in una causa che si chiamerà "Loving vs Virginia" e appunto mai cognome fu più significativo. Siamo negli anni in cui è ambientato Il diritto di contare, anni particolarmente interessanti da raccontare perché di forte tensione sociale, di trapasso da un’era a un'altra e chissà quante altre storie vere e appassionanti ci sarebbero da raccontare. Perché erano gli anni della conquista dello spazio, dei Kennedy e di Martin Luther King, con il paese percorso da manifestazioni contro la guerra in Vietnam, contro la segregazione, con direttive del Presidente che venivano disattese, ignorate, osteggiate. Si potevano però osare cose inosabili fino a poco prima. Non senza rischio, è ovvio, ma si poteva, anche se la somma degli elementi discriminatori era pesante, perché i Loving erano anche poveri e poco acculturati. Il Sistema però ha funzionato, perché conteneva i suoi stessi antidoti. La famiglia è stata accudita da gente dell’altra sponda dello stesso establishment e la sentenza della Corte Suprema è arrivata nel 1967. Quindi Loving racconta una bella, toccante storia d’amore, che è anche storicamente istruttiva. Anche rischiando e soffrendo, mai arrendersi ai soprusi, mai rinunciare a lottare.

 

Giudizio

  • Civile
  • 7/10

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