Mamma o papà: Recensione

Di   |   16 Febbraio 2017
Mamma o papà: Recensione

 Meglio orfani?

Mamma e papà si sono amati molto, fin da giovani, hanno fatto tre figli e pure carriera, lei ingegnere in una raffineria, lui ostetrico rinomato. E sono arrivati pure i soldi, che hanno donato un certo benessere. Ma gli anni passano, l’amore finisce, si resta amici ma non basta. E allora si pensa di divorziare.


Li incontriamo a questo punto, i due protagonisti del film Mamma o papà diretto da Riccardo Milani (Benvenuto Presidente, Scusate se esisto, la fiction Tutti pazzi per amore), mentre con poco convinzione e ancora conviventi, cercano di portare a termine una separazione rimandandola di seduta in seduta, con un giudice sempre più impaziente. Il problema principale sono i figli, unica macchia nella loro realizzata esistenza, perché vuoi per distrazione, vuoi per lassismo, sono diventati tre insopportabili soggetti, che fanno strame dei troppo docili genitori. Ma al momento della rottura, non vogliono che i genitori si lascino, per non perdere quell’isola di assoluzione dai doveri del mondo che hanno sempre avuto. A causa di un trasferimento per lavoro, vero balzo in avanti per entrambe le carriere, Valeria e Nicola si rimpallano la custodia dei ragazzi, sperando ciascuno che i tre scelgano l’altro in modo da essere più liberi. Perché intanto Valeria ha scoperto che il quasi ex marito ha già una nuova relazione e questo la trasforma in una furia. Di consenziente nel loro divorzio non c’è più nulla. Ha così inizio una specie di guerra dei Roses, mentre i due cercano di indirizzare i pargoli a scegliere l’altro coniuge, comportandosi in modo detestabile, strambo, assurdo, dispotico. Paradossalmente mentre si fanno la guerra non si accorgono di fare finalmente anche i genitori, imperfetti ed egoisti come in fondo è più umano essere, riuscendo così a “raddrizzare” i ragazzini. Remake del francese Papa ou Maman, la versione italiana fa spesso sorridere, perché non eccede nel grottesco, anche se le tattiche che i due genitori metteranno in atto sono davvero politicamente scorrette, ma la storia non ha abbastanza cattiveria da portare all’estremo la follia che si impossessa della coppia, che compie azioni davvero disdicevoli. Albanese qui si attiene, soprattutto nella prima parte, ai toni sobri che bene gli riescono, facendo del suo Nicola quel brav’uomo della porta accanto, civile e disponibile, ma non privo di maschi difetti. E da difetti non è nemmeno esente la perfettina Valeria, una Paola Cortellesi sempre un pelo sopra le righe (che co-scrive la sceneggiatura del film che è diretto dal marito). Bravi i tre ragazzini a rendersi odiosi. Gli altri personaggi sono poco rilevanti, il migliore è il perfido capo di Valeria, ma il merito è dell’attore che è l’ormai mitico Carlo Buccirosso. Bella Treviso a fare però da anonimo sfondo, per attrarre interesse turistico. Del resto questo è il fine delle Film Commission.

 

Giudizio

  • Così così
  • 6/10

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