Manchester by the Sea: Recensione

Di   |   13 Febbraio 2017
Manchester by the Sea: Recensione

 Un cuore in inverno

Il terzo film di Kenneth Lonergan racconta la Long Way Home di un uomo devastato da un lutto inenarrabile, irreparabile. Lee si è annientato in un lavoro meccanico e solitario, addetto alla manutenzione di un condominio popolare alla periferia di Boston, chiuso dopo il lavoro nello scantinato dove vive, o a ingaggiare qualche rissa al bar con degli sconosciuti.


Lui che aveva sempre vissuto sul mare, nel vento, andando a pesca con il fratello Joe e il nipotino, fra isolette, fari e gabbiani. Ma questo è il castigo scelto, dal quale lo costringe a uscire un nuovo lutto famigliare, che lo riporta là dove non era mai riuscito a tornare. Ritrova quello che c’era di buono e di cattivo, ritrova il nipote cresciuto di cui deve occuparsi, ritrova brava gente e altra meno, e l’ex moglie e tante altre cose da dimenticare. Non lui solo però si deve confrontare con il passato, sulla sua scia anche altri personaggi sono costretti a farlo, a fermarsi a riflettere, a riconfigurarsi. Temi non nuovi, ma che sono splendidamente raccontati attraverso le slegate vicissitudini del protagonista e dei personaggi che gli girano intorno, su tutti il nipote adolescente, che variano su toni diversi, alcuni anche buffi, ironici, e i flashback casuali, i brandelli di ricordi, un procedere sfilacciato che fa esplodere le due “scene madri” del film, nel glaciale riserbo dei sentimenti tipico di quelle parti. Questo andamento concorre a ricostruire in modo coinvolgente la vicenda di un innocente che non riuscirà mai ad assolversi. Merito anche del protagonista, un Casey Affleck sempre più bravo, con quella sua fissità così espressiva. Ma non gli è da meno il giovane Lucas Hedges (Moonrise Kingdom, Grand Budapest Hotel) e Michelle Williams, così come Kyle Chandler, il buon fratello, e ogni altro comprimario, risorsa inesauribile e preziosa del cinema anglosassone. Senza dimenticare l’ambientazione, quel Massachusetts costiero, lindi ma poveri paesini di pescatori che sembrano nord-europei, i cui abitanti mai concepirebbero di finire nello squallore di un Minnesota (un battuta-tormentone del film). Manchester by the Sea non è un film perfetto, è troppo lungo, per precisa ma non sempre condivisibile volontà di prendersi tempi quasi da serie tv, e c’è un uso troppo ruffiano dell’Adagio di Albinoni, che almeno alle orecchie di noi europei suona scontato perché troppo sfruttato, e che rappresenta l’unico momento che forza lo spettatore alla commozione, pur nella validità della scena che offre l’occasione ad Affleck per un monologo indimenticabile (peccato vederlo doppiato). Ma non è sbagliato il finale non conclusivo, perché quello che ci è stato mostrato è come un pezzo di vita visto passando con il treno, poi si prosegue e non si sa come andrà a finire. Del resto, chi è che lo sa (cit.)?

 

 

Giudizio

  • Indipendente, al meglio
  • 8/10