Ci sono rivolgimenti epocali, cambiamenti politici e sociali ai quali la comunità internazionale plaude, ben visti da popolazioni intere, che però nel microcosmo locale possono provocare sfracelli. L’abolizione delle dogane, la libera circolazione di merci e persone, è uno di quelli. Salutata nel 1993 come una vittoria, a sancire la nascita della Comunità Europea, nel piccolo paesino di Corquain/ Koorkin, sul confine fra Francia e Belgio, genera invece ogni tipo di problema. Molti negozianti si ritrovano a rischio di fallimento perché nessun turista si fermerà più, usando la zona solo per veloce transito, mentre a gioire sono i trafficanti di ogni genere, che confidano nei minori controlli per fare più agevolmente i loro sporchi affari. Soprattutto i doganieri sono a rischio licenziamento o riqualificazione, costretti per di più a fraternizzare con i colleghi della nazione dirimpettaia, accomunati nella disgrazia. Ma uno che non accetta di “affratellarsi” con nessuno è l’insopportabile Ruben, un gretto razzista belga, con il complesso da padreterno, che detesta i, per lui, “diversi” francesi. Si dà il caso però che dalla parte francese ci sia Mathias, un mite e ragionevole doganiere, innamorato proprio della sorella del bieco Ruben, in una relazione stile Capuleti e Montecchi. Proprio loro due saranno riposizionati a nuovo incarico, una “dogana mobile” dal budget risicatissimo (hanno un barboncino come cane antidroga), a bordo di una scassata Renault 4. L’intervento di un amico tramuterà il catorcio in una belva stile Fast & Furious sulla quale i due iniziano a scorrazzare sui sentierini di campagna come se fossero a Le Mans, alla caccia di un trafficante locale. La forzata convivenza lavorativa poco alla volta smusserà le asprezze più assurde, a patto però di non toccare l’argomento che invece sta più a cuore a Mathias. Mentre la rete dei controlli nonostante tutto si stringe intorno ai malviventi, ad essere più pericoloso per lui sarà proprio l’assatanato collega.
Solo in Italia i registi provenienti dalla televisione deludono puntualmente. Benoit Delépine e Gustave Kervern, invece, sono l’esempio vivente di come quindici anni di collaborazione a programmi tv satirici possano portare a scrivere e dirigere ottime opere cinematografiche, da quel primo Aaltra ad Avida che passò per Cannes, fino a questo delizioso Louise- Michel.


