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The Rolling Stones - Havana Moon in Cuba: Recensione

di

 

 

Il Diavolo fa sempre simpatia

Due anni fa abbiamo visto il toccante film Ritorno a l'Avana di Laurent Cantet, in cui un gruppo di anziani amici, radunati su una terrazza, ripercorreva le proprie esistenze, le scelte effettuate, i sacrifici e le rinunce per la coerenza con gli ideali rivoluzionari. Il prezzo pagato era stato pesantissimo, su ogni fronte. Chissà se avrebbero mai potuto immaginare che 57 anni dopo l'insediamento di Castro, i satanici Rolling Stones si sarebbero esibiti in un trionfale concerto (gratuito) proprio all'Avana, il 25 marzo 2016, alla fine del loro tour in Sud America.

L'evento ha avuto una risonanza mondiale, preceduto per di più dalla visita di Obama, pochi giorni prima, a fare da ideale "band di supporto" al mitico gruppo. Intanto l'organizzazione del concerto era già sbarcata in forze sull'isola, pur fra mille difficoltà burocratiche. Ci sono voluti 21 giorni per montare le tonnellate di materiale per il palco, trasportato dai 61 Tir per le strade della città dalla fascinosa decadenza barocca. I sette milioni di dollari di spese sono stati coperti dagli sponsor. Enorme il numero degli spettatori, si dice dai 300 ai 400 mila (molti vip in area riservata mai inquadrati nel documentario) radunati della Ciudad Deportiva. Certo ormai i mitici quattro sono tutti sulla settantina e nel tempo la loro carica trasgressiva si è smorzata, rispetto agli anni ‘60/70. Ma sono rimasti un simbolo di sfacciataggine, di irriverenza, di ribellione, come testimonia la linguaccia che è loro simbolo. E hanno composto una quantità di canzoni indimenticabili. Altri gruppi avevano già rotto la barriera musicale fra Cuba e il resto del mondo ma nessuno del peso e della storicità dei Rolling, il cui brand ha una forza che riflette tutta la loro bravura (e del loro management). Si parte di slancio con Jumpin' Jack Flash e poi nelle circa due ore successive la scaletta alterna pezzi recenti a hits classiche, in tutto 18 brani (nel documentario sono di meno), fra tante battute in spagnolo di Jagger, che come al solito non mostra mai la minima défaillance. Per Angie gente si commuove, segue una trascinante Paint it Black, splendida la versione di Gimme Shelter grazie anche all'apporto della strepitosa vocalist Sasha Allen. Simpathy for the Devil è cantata da Mick avvolto in un mantello di spettacolare kitsch, piume di struzzo rosse e interno in lamè nero. Dopo qualche dichiarazione di reciproco affetto del quartetto (l'impagabile Charlie-schiena dritta-Watts con i suoi calzini rossi, il sempre redivivo Ron Wood, Keith dalla faccia scavata dai canyon, definito da Jagger suo "compadre", anche se forse nel tempo è diventato più compadre di Ron, e Mick, che "come muove il sedere lui, nessuno"), arrivano i bis, una versione gospel di You Can't Always Get What You Want, con un coro cubano, e ci sembra che i Rolling abbiano proprio avuto tutto quello che volevano dalla vita, e poi quella mitica "Soddisfazione" che anche pensiamo conseguita da tempo. Ma lo stesso non si può dire di questa nuovissima, vergine platea. E così a margine una riflessione: quanti dei più anziani presenti (ci sono facce nel pubblico che non si vedono in genere ai concerti rock) hanno cominciato la rivoluzione a Cuba quando erano giovanissimi e a quante cose hanno rinunciato, fra cui anche la musica, quel rock demonizzato da dittature di destra e sinistra, oltre che da varie religioni, dal cattolicesimo all'Islam? Rinuncia certo minima rispetto a tante altre affrontate per restare e lottare per ideali in cui credevano. Ne sarà valsa la pena? E quindi, chissà cosa direbbero gli amici del film di cui parlavamo all'inizio, guardando dalla loro terrazza le lontane luci del palco, dei megaschermi, chissà quale sarebbe la loro risposta. E ai Rolling chiederemmo: a quando la Corea del Nord? Grazie a Nexo Digital, il film arriverà nelle sale italiane solo nella giornata del 23 settembre.

 

 

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