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Wonder Woman: Recensione

di

 La donna delle meraviglie

Wonder Woman è una donna di successo, ai nostri giorni lavora presso il Louvre. Un giorno riceve un pacchetto dalla Wayne Enterprises, che contiene una vecchia fotografia in un granuloso, sbiadito bianco e nero. La raffigura sempre giovane e bellicosa, attorniata da un gruppetto di umani dal look antiquato. Tutta la narrazione seguente è un lungo flashback che racconta come e perché e quando quella foto è stata scattata.

Conosciamo Diana bambina, ben decisa ad eguagliare mamma (Connie Nielsen) e zia (Robin Wright) amazzoni, combattenti invincibili nell'isola loro donata da Zeus per risarcirle dei soprusi subiti nella loro storia. La mamma, che non gliela racconta giusta sulle sue origini, si opporrebbe al suo allenamento guerresco, ma troppo forte è il carattere della ragazza. Che conferma la sua indipendenza quando salva Steve Trevor, spia inglese che fuggendo dai tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale, buca uno spazio dimensionale e finisce nelle acque circostanti la paradisiaca isola, trascinandosi dietro al suo inseguimento un paio di scialuppe di cattivissimi tedeschi. Diana decide così di seguire Steve nel mondo degli uomini, contro il saggio parere delle altre amazzoni, convinta di riuscire a sgominare il perfido Ares (discutibile scelta di casting), che lei ritiene responsabile di tante efferatezze. E qui sta la sua illusione. Perché dovrà scontarsi con situazioni di tale atroce crudeltà da farla dubitare dell'afflato della razza umana verso il bene. Ma love is the answer, molto evangelicamente, e proprio l'amore per Steve le darà quell'energia in più per non cedere al nichilismo di Ares e salvare il mondo. E restarci, e continuare a salvarlo, convinta della sua intrinseca bontà. La sceneggiatura di Allan Heinberg (The O. C. e altre serie "leggere" come Sex and the City, Grey's Anatomy, The Catch) le mette a fianco un eroico ma imperfetto umano, conscio dell'imperfezione dell'umanità nel suo insieme, per la quale però è disposto a sacrificare la vita, e un gruppetto di altrettanto imperfetti e bizzarri perdenti, concentrato di difetti e stranezze ma capaci di quella generosità nei confronti del prossimo la cui mancanza sconvolge tanto l'eroina. Questo trattamento diretto da Patty Jenkins (già autrice del duro Monster) con parecchi "snyderismi", esteticamente sempre piacevoli però nella loro enfasi volta ad accentuare l'epica drammaticità di certe situazioni, porta al grande pubblico cinematografico un personaggio molto amato, creato da William Moulton Marston nel 1941, con teorie che per allora erano d'avanguardia, perché quelli erano anni in cui il femminismo come lo intendiamo oggi e come sarebbe stato inteso negli anni successivi era ben lontano. Effetti speciali altalenanti, alcuni discutibili, altri con un risultato stranamente vintage, quasi disegni da albo di fumetti in 3D. Il film è stato anche girato in Italia, a Marina di Camerota, Ravello, Matera, "camuffate" in CG. Wonder Woman non è un film esente da difetti, si butta via una migliore caratterizzazione del bunch of friends di Steve, si risolve con una scelta improbabile un eroico atto finale, non ci si salva dalle parentesi di alleggerimento (poche però) con battute sul diverso concetto del rapporto uomo/donna fra Diana e Steve, con inevitabili sottointesi sessuali (mentre più credibile è la perplessità con cui Diana osserva la discriminazione misogina imperante nell'opprimente Londra in cui si trova catapultata). Ma tutto si salva grazie all'intelligente scelta di affidare il ruolo a Gal Gadot, che ha un'aria più mediterranea di altre precedenti interpreti, ma rende credibile la sua avventura, sempre avvolta da un'aura di intoccabile, regale superiorità, capace però di provare umane sofferenze. Indignata per i giochi politici, per le tattiche umane che implicano stragi di innocenti, compie il tragico viaggio di formazione di una dea che deve sporcarsi con l'umanità per capire la propria natura, spostandosi dalle luminosità purissime della sua isola di Themyscira alla sporcizia e alle turpitudini omicide del fango delle trincee europee. Questa Wonder Woman è un'eroina infelice ma convinta della sua missione, specularmente un po' Capitan America per il contesto bellico e la sostanziale infelicità del personaggio, per la sua sostanziale solitudine. Galvanizzante il tema con chitarra elettrica che marca ogni sua entrata in combattimento, scritto da Hans Zimmer e Junkie XL, bella la canzone di Sia e Labyrinth, To Be Human, sui titoli di coda, alla fine dei quali non c'è nessuna scena extra.

 

La solitudine degli eroi

7