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Venom: La furia di Carnage

Torna la strana coppia Eddie Brock/Venom

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Dall’Universo Marvel non-Disney, prodotto da Columbia/Sony e distribuito da Warner (ma nei titoli di testa campeggiava anche il nome del colosso multimediale cinese Tencent), nel 2018 era arrivato sugli schermi un “cattivo”noto ma non notissimo, avversario dell’Uomo Ragno, ideato negli anni ’80 da David Michelinie, con i disegni di Todd McFarlane. Ma con un trattamento ben lontano dalla pagina scritta. Si trattava di Venom, “simbionte”alieno in cerca di corpi umani in cui installarsi e attraverso i quali sopravvivere. Avevamo lasciato Tom Hardy/Eddie Brock nella sua difficile convivenza con l’onnipotente, invulnerabile, vorace, linguacciuto parassita che lo aveva colonizzato e con il quale, mentre combatteva contro il folle scienziato miliardario Drake, aveva finito per formare un duo comico che al di là dei coordinati momenti d’azione, trovava la sua parte migliore nei momenti di dialogo, come se il Dottor Jekyll si ritrovasse a litigare con un irrefrenabile Hyde. Tutta la narrazione non ci provava nemmeno a essere drammatica, ma la buttava simpaticamente sul comico. Nella prima delle due scene nei titoli di coda, faceva la sua comparsa Woody Harrelson, intrigante come sempre, nel ruolo di Cletus Kasady (Carnage), il feroce serial killer recluso stile Hannibal, che infatti ritroviamo in questo secondo capitolo a mantenere quanto promesso, cioè la carneficina. Eddie professionalmente è in condizioni migliori del film precedente, però galleggia nella mediocrità, mentre conduce una vita privata devastata dalla sua convivenza forzata con Venom. Che ormai si è umanizzato parecchio, affezionandosi al suo contenitore ma, dotato di una personalità esuberante a dir poco, provoca sfracelli in continuazione. Quando Cletus richiede personalmente di lui per un’intervista, Eddie accetta nella speranza di uno scoop risolutivo, che però non arriva. Ce la fa però a scovare indizi che portano a rivelazioni decisive grazie a Venom, che si dimostra essere un investigatore più brillante di lui. Tutto questo provoca l’ira di Cletus che gli giura vendetta. Il serial killer del resto vuole uscire dal carcere anche per ritrovare la sua amata Frances, compagna di un’infanzia tragica. Da lei era stato separato brutalmente mentre da piccini erano entrambi chiusi in una struttura per casi estremi, lui perché già omicida da piccolo, lei perché dotata di poteri da mutante. Intanto fa la sua ricomparsa Anne, che pur restando saggiamente ancorata al suo Dottor Dan, prova sempre un senso di affetto protettivo nei confronti di Eddie. Non potendo fare spoiler, diremo che in qualche modo anche in Cletus si sviluppa un simbionte ferocissimo, che darà il suo bel da fare a Venom per contrastarlo. Alla fine a risultare vincente sarà la maggiore compatibilità fra i due organismi, Eddie e Venom, e soprattutto la compatibilità fra i due che, nonostante i reciproci difetti e dopo un breve divorzio, combatteranno uno dentro l’altro contro un nemico che invece con il suo ospite ha meno feeling. Una sola scena sui titoli di coda, ancora centrata sullo stesso personaggio che compariva alla fine del precedente film. Tom Hardy è di nuovo Eddie, personaggio scritto per essere un simpatico pasticcione e in questo senso la scelta del casting è stata azzeccata. Torna Michelle Williams nei panni della sua amata e torna Reid Scott nel ruolo di Dan, leale e coraggioso rivale in amore, qui con più scene a disposizione. Woody Harrelson si diverte a fare facce da psicopatico e spiace vederlo sprecato in un ruolo-figurina, cui si tenta (frettolosamente e invano) di attribuire spessore. Stessa sorta tocca a Naomie Harris, la Moneypenny di 007, che è Frances/Shriek, con urlo supersonico e occhio artificiale. Stephen Graham, bravo attore da film e serie tv inglesi, è il poliziotto Mulligan, personaggio di manifesta inutilità, almeno in questo episodio (potrebbe ricomparire in un sequel). Dirige Andy Serkis, attore stranoto non solo con la sua faccia, ma soprattutto per quella dei tanti “mostri” che ha interpretato in mocap. Venom: Let There Be Carnage è uno dei film la cui uscita è stata rimandata più volte causa pandemia, pronto già per ottobre 2020. Il problema di questo secondo capitolo, che per noi è nettamente inferiore al primo che pure non era un capolavoro, è che, se già la trama non fa ribaltare per originalità o suspense, la narrazione procede come a strappi, suddivisa fra i siparietti fra Eddie e il suo scomodo coinquilino, che si battibeccano in continuazione come neanche Sandra e Raimondo (ma le infilate di battutine non sono memorabili, le gag scontate e se ne avverte l’artificiosità in modo fastidioso). Ritmicamente fanno irruzione le scene d’azione che sono frenetiche e violentissime, in quanto a sfracellarsi ci sono due gommosi simbionti praticamente invulnerabili che si prendono a mazzate. Nei credits vediamo che Tom Hardy, già creatore della serie Taboo in cui si era inventato un personaggio tagliato a misura su di lui, qui scrive la storia e la sceneggiatura insieme a Kelly Marcel, assumendosi le responsabilità di una trama elementare, che non sfrutta alcuni temi come avrebbe potuto (il rapporto fra Cletus e Frances ad esempio). Perfino la scena conclusiva può concorrere fra i finali più spenti nella storia del cinema. E non ci resta che dire: provaci ancora, Tom.

Poca roba

5