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Una famiglia al tappeto

Quanto è dura la salita

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Forse c’è qualche spettatore che quando vede un film con Dwayne Johnson pensa che sia un attore come tanti altri, che si è costruito un fisico per fare muscolari film d’azione. Invece, cosa del resto notissima, Johnson, proveniente da una famiglia di lottatori, ha iniziato la sua carriera anche lui sul ring di questo sport. Gli va dato merito, a differenza di altri, di avere affinato anche le sue capacità recitative, aggiungendo sempre un pizzico di simpatica autoironia che gli ha fatto conquistare un vasto mercato di fan assai trasversale. In Una famiglia al tappeto si narra una storia di quel pittoresco ambiente, la storia della bizzarra famiglia Knight, interamente dedita al wrestling: il padre un ex piccolo delinquente, la madre ex ragazza di strada, un figlio maggiore in galera, un altro figlio, Zak, che lavora nel circo del wrestling dei piccoli locali di provincia, e Saraya, la figlia minore, che anche lei inizia a frequentare il ring, per fare da spalla all’amato fratello. Per fuggire al grigiore senza prospettive del loro paesello, Norwich, nord-est dell’Inghilterra, entrambi si candidano a una selezione per entrare nel WWE, la maggiore lega del settore. Saraya, nome di battaglia Paige, viene scelta, Zak è scartato e per la delusione rischia di perdersi. La ragazza dalla sua cittadina si trova catapultata in Florida per allenarsi, ma l’ambiente la respinge, lei non riesce a integrarsi. E le prove fisiche sono durissime. Perché il wrestling sembra una buffonata, ma è una buffonata atleticamente assai impegnativa e accuratamente coreografata. Niente viene regalato e tutto va conquistato a duro prezzo. Paige (il vero nome è Saraya “Jade” Bevis) è diventata la più giovane campionessa WWE Divas, mentre Zak ha ritrovato la sua dimensione fuori dal ring come insegnante e allenatore di un eterogeneo gruppo di ragazzini abbandonati a se stessi. Ha perfino formato un campione di wrestling cieco. Il film si concentra sulle vicende della ragazza, che è interpretata da Florence Pugh (Lady Macbeth e la serie tv La tamburina). Zak, il fratello maggiore che ogni sorella vorrebbe avere è Jack Lowden, e Vince Vaughn è l’allenatore, il selezionatore, il mentore che tutti gli atleti vorrebbero avere. Lena Headey (Cersei di GoT) è l’eccentrica mammina e Nick Frost con taglio di capelli mohicano/punk è il babbo. Compaiono anche vere star come Sheamus, Big Show, The Miz. John Cena, che non si è prestato, si vede solo in brevi immagini di repertorio e nella sua unica comparsa è interpretato da una controfigura. L’ambiente è rispettosamente rappresentato, un posto dove si lavora seriamente e non c’è posto per chi non è davvero convinto, per chi non ha davvero le “sparkles”, che distinguono l’atleta dal campione. Un mondo che è ben noto agli appassionati ma anche a chi lo seguisse da lontano e con scetticismo, visto in molti film, fra cui il memorabile The Wrestler o il drammatico Foxcatcher, e soggetto di recente anche della serie tv Glow, nella sua variante al femminile. Che comprende anche ex modelle o cheerleader ma senza fare sconti nemmeno a loro. In fondo dall’antichità, il pubblico è assetato di sangue. Dirige Stephen Merchant (socio di Ricky Gervais in molti lavori), che si ritaglia il ruolo del suocero di Zak, borghese conformista che proprio un genero wrestler non lo avrebbe voluto. La storia della famiglia, oltre che in questo film, era già stata soggetto di un documentario nel 2012 con il titolo originale del film, The Wrestlers: Fighting with My Family. The Rock è realmente il loro mito e così Dwayne Johnson (che figura anche come produttore esecutivo) si vede all’inizio in un filmato d’epoca e in un paio di camei, in cui emana quell’aura di positività che contraddistingue il suo personaggio. Alla fine, sui titoli di coda, le immagini della vera Famiglia Bevis.

Storia vera, edificante

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