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Una boccata d’aria

Aldo del Trio al suo secondo esperimento da solo

di

Salvo è il proprietario di una pizzeria di successo in quel di Milano, lui immigrato terrunciello che cerca di fare l’amicone dei milanesi imbruttiti suoi clienti. Ma gli affari non vanno benissimo, l’uomo è in crisi, non si confida con nessuno perché così è abituato fin da piccolo. Miracolosamente arriva una notizia che potrebbe risolvere ogni problema: nelle campagne siciliane, è morto il detestato padre-padrone, da cui Aldo era scappato tanti anni addietro. Si potrebbero vendere casa e terreno e sistemare i conti, con il presente. Perché i conti con il passato Aldo deve sistemarli sul posto, con un fratello abbandonato quando se ne era andato per sempre da ragazzo. Senza dire niente alla moglie e ai due figli con cui Aldo è diversamente in crisi, parte deciso a risolvere i suoi problemi una volta per tutte, senza però mai ammettere certe realtà dure da digerire. Dopo varie disavventure e fraintendimenti, il riottoso protagonista riuscirà (forse) a comprendere se non accettare una diversa lettura del suo passato e del suo presente, guardando finalmente chi lo circonda con occhio nuovo. Una boccata d’aria, scritto dallo stesso Aldo insieme a Valerio Bariletti e Morgan Bertacca, diretto da Alessio Lauria, nel suo insieme è un film gradevole anche se non memorabile, sicuramente un passo avanti per Aldo rispetto al suo “solo” precedente Scappo a casa. L’attore cerca di astenersi da quella sovra-recitazione che è il marchio del suo personaggio all’interno del Trio, e che gli ha dato tanta fama. Si impegna lodevolmente, così come Lucia Ocone (la moglie), più sobria e credibile che in altre occasioni, e Giovanni Calcagno (il fratello), faccia notissima, sempre in ruoli un po’ ruvidi. Toni Sperandeo, faccia da mafioso doc su piccoli e grandi schermi, è il padre che compare a Salvo nei suoi confusi sogni. Forse pensando a qualche parte della sua vita, Aldo ci racconta la storia di una riconciliazione, un ritorno virtuoso al tempo perduto, per rifare i conti con le proprie origini, che ci restano sempre dentro, che noi lo vogliamo o no. Altrettanto virtuosamente il film si chiude su un’ulteriore riconciliazione, quella di Aldo e la sua famiglia attuale, sulla cui armonia avevano gravato i problemi che lui si era trascinato dietro negli anni. Anche se lo stato d’animo del protagonista resta doverosamente un po’ sfumato. In ogni modo gli autori sembrano suggerire una volta di più che la famiglia serena è il bene cui aspirare, da cui partire ben protetti verso il vasto mondo. Che può sembrare buonista e banale, ma in fondo è vero. Quando si resta a mezza strada fra le proprie origini e quello che si voleva diventare, si rischia di perdersi, se non si trova un giusto appoggio.

Piacevole, senza eccessi

7