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Un marito a metà

Attenti a quello che si desidera

di

L’attempato professore universitario Jean, 15 anni di matrimonio con Sandrine (insegnante di violino), la tradisce con la bella libraia Virginie. Quando Sandrine scopre la cosa (il solito cellulare) scoppia il finimondo e Jean finisce cacciato di casa. Ma ci sono due figli di mezzo e un accordo si deve trovare. Nessuno vuole rinunciare a nessun altro e così le donne arrivano a un accordo che dovrebbe evitare la belligeranza. Si divideranno le grazie di Jean a settimane alterne, in una sorta di affido congiunto (come da titolo originale Garde alternée). Facile a dire, all’inizio allettante per l’uomo, sforzato e anche doloroso (e naturalmente irritante) per le due donne, disturbante per i figli. Non durerà a lungo, in fondo si tratta di una versione riadattata ai tempi moderni del famoso matrimonio aperto, sogno passeggero di molti decenni fa, che voleva rinnovare un’istituzione antica che di aperto non ha nulla ma che nessuno grazie a dio oggi è obbligato a subire, se non funziona. Cosa ne traiamo allora da questo film? Dopo una parte grottesca in cui sembra di assistere a una banale lotta fra femmine per accaparrarsi il maschio desiderato, ricorrendo a trucchetti di bassa lega (perché è a quelli che è sensibile il maschio), e un’altra farsesca, in cui l’uomo comincia a mostrare affanno per questa ufficiale bigamia, alla fine assai stancante, il tono muta con una sfumatura di humor nero, con un finale sadico e cattivello (non spoileriamo). La riuscita della storia si fonda anche sulla scelta dei protagonisti. Se l’altra è la bella e dolce bionda Isabelle Carré, la moglie è la sguaiata commediante Valérie Bonneton, entrambe però belle donne, l’oggetto del desiderio delle due è coraggiosamente un ometto da nulla, l’uomo qualunque Didier Bourdon, un professore universitario dalla faccia appesantita, basso e con la pancia, rendendo così ancora più surreale la narrazione (troppo facile sarebbe stato contendersi un bell’uomo). E nemmeno quanto a personalità brilla in modo particolare, un mediocre rappresentante del genere maschile, carente anche come padre, irrimediabilmente infingardo e vile. A sottolineare forse anche l’insanità mentale dell’atteggiamento di certe donne che lottano come belve per tenersi uomini non certo meritevoli di tanto impegno. Quindi Alexandra Leclère (Benvenuti ma non troppo) ci consegna un film sarcastico, più duro di quanto sembri non solo nei confronti del genere maschile, in cui spesso si sogghigna, ma si deve aspettare il finale per farsi una risata. Cattiva.

francese

6