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Transformers: Dark of the Moon: Botte da orbi

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Adesso sappiamo perché realmente gli americani si sono affannati per andare per primi sulla Luna. Dovevano scoprire quale fosse l’oggetto volante non identificato, andato a schiantarsi sulla dark side del romantico pianeta e recuperare di nascosta al mondo quanti più reperti alieni possibile. 43 anni dopo, apparirà chiaro che non è stato un buon affare. Dopo questo divertente incipit, con tanto di sosia di Kennedy e spezzoni autentici mescolati alla finzione odierna, che riguarda anche Chernobyl, ritroviamo i personaggi della serie alle prese col solito problema: i cattivissimi Decepticon non sono affatto sconfitti, anzi hanno mire ancora più spietate nei confronti della Terra, mentre gli Autobot, rimasti sul nostro pianeta a svolgere umilmente il compito di salvatori in conflitti minori, sono visti con disprezzo e sufficienza dai vertici del potere. Intanto anche Sam (il solito Shia Labeouf, un po’ troppo imbambolato), che ha contribuito a salvare il pianeta ben due volte, non se la passa bene. Pur premiato con tanto di medaglia d’onore da Obama in persona, cerca invano lavoro, sottoponendosi ai soliti, paradossali colloqui (si vede che tutto il mondo è paese). È però sempre inspiegabilmente fidanzato con una gnocca stratosferica, Rosie Huntington Whiteley, dalle imbarazzanti “capacità” recitative, che ha sostituitoMegan Fox per la felicità del pubblico di adolescenti maschi. Ma il Destino chiamerà ancora una volta e il ragazzo si ritroverà a lottare fianco a fianco con gli amati Autobot, con l’affezionatissimo Bumblebee e il sempre eroico e lungimirante Optimus in prima linea.

Dopo il passo falso del numero 2, la serie Transformers torna al suo fragoroso splendore, in puro stile Michael Bay, quando è in forma ed ha 200 milioni di dollari da spendere, con l’indispensabile ausilio della CG di qualità ma anche molti stunt dal vivo, come sua abitudine. Trascurabile qualche siparietto famigliare, risibile il rapporto sentimentale fra i due protagonisti (molto più spassosa l’adombrata relazione molto hot fra Turturro e la Signora McDormand), inutili certe concessioni all’umorismo “facile”, con la fastidiosa presenza di due robottini ridicoli e qualche gag inutile di troppo. Perché Bay in effetti non riesce a ricreare il divertente e spettacolare mix di commedia e azione del primo episodio, che era graziato da una sceneggiatura valida a fare da supporto a scene d’azione stupefacenti e divertenti.

Pur enormemente migliore che nel numero 2, la sceneggiatura, sempre di Ehren Kruger, che pure ha buoni titoli all’attivo, è un filo elementare che si perde senza problemi nel groviglio degli “autoarticolati” impegnati a polverizzarsi: perché Transformers 3 è un film di mazzate all’ennesima potenza, di giganteschi grovigli di ingranaggi che si srotolano e riavvolgono a tutta velocità, si disfano e si riassemblano ruggendo e sbranando, smembrando e frantumando, con l’olio che simula il sangue e viscosità simili a bave di belve feroci, veri ammassi di ferraglia che si animano e prendono le forme più assurde (con citazione dei vermoni di Dune). E poi inseguimenti in autostrada con auto e camion che volano via come fuscelli, esplosioni e sparatorie iperboliche che distruggono la città (questa volta tocca a Chicago), con grattacieli che si spezzano in due, in una distruzione apocalittica da Guerra dei Mondi, mentre astronavi, caccia, droni si scontrano nei cieli, dai quali planano anche i Marines con tute stile Patrick De Gayardon.

Per consolare un po’ il cinefilo meno frivolo, che a un certo punto fosse stufo di puri e semplici sfracelli, (il film dura troppo, 156 minuti), ci sono almeno la novità Frances McDormand e il gradito ritorno di John Turturro, in due ruoli minori ma godibili, nonché l’ineffabile John Malkovic. Tornano anche gli eroici Tyrese Gibson e Josh Duhamel. New Entry della serie, scopriamo Patrick Dempsey in una parte per lui insolita, oltre al simpatico Alan Tudyk e Ken Jeong, sempre richiesto per ruoli sopra le righe, attore reso celebre dal ruolo del Señor Chang di Community, che sta vivendo il suo momento di gloria dopo i due Notte da leoni.

Le fattezze del nuovo robot Sentinel sono state modellate sull’attore che gli presta la voce, Leonard Nimoy, mentre sotto Optimus troviamo ancora Peter Cullen e Megatron è sempre Hugo Weaving. Da vedere in un cinema tecnologicamente ben attrezzato, in grado di restituire tutta la grandiosità visiva e sonora di un film che finalmente esibisce un 3D degno del suo nome (se il fine ultimo è la meraviglia…). Nel complesso, Transformers 3 vale il prezzo del suo biglietto. Naturalmente parliamo sempre di robot che si trasformano e non dei massimi sistemi, per cui, astenersi non appassionati.

meccanico

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