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Toy Story 4

L’amore cambia

di

Ritorna il tenero pupazzo di pezza Woody, con il suo grande cuore d’oro, mai stanco di lottare per la felicità del proprio bambino. Perché è solo appartenendo a qualcuno che si trova lo scopo della vita. O almeno così ha sempre pensato lui e così anche i suoi numerosi amici, da Buzz Lightyear in avanti. Questa volta però ci saranno dei cambiamenti. Tutto parte dall’ingresso in “famiglia” di un nuovo soggetto, il forchetto Forky (composto dalla piccina Bonnie al suo primo giorno d’asilo con un cucchiaio/forchetta di plastica, un legnetto del gelato, uno scovolino colorato e degli occhietti adesivi). Forky però non si sente un giocattolo, lui è stato recuperato dalla spazzatura e tale si considera, in ostinata crisi identitaria. Questo darà luogo a una serie di sfortunati eventi che porteranno Woody a ritrovare però la dolce pastorella Boo Peep, che dopo una vita travagliata è diventata una vera eroina solitaria, specie di Lara Croft che difende e protegge i bisognosi di aiuto in un lontano Luna Park. Si scontreranno con una vecchia bambola abbandonata, relegata in un polveroso negozio di cose vintage (perché è l’assenza di amore che genere i “cattivi”, privati del loro Bambino d’elezione) e con suoi inquietanti aiutanti, dei pupazzi da ventriloquo. New entry per due peluche da tiro a segno, sotto la fluffosa apparenza due veri fuori di testa, e un simpatico motociclista canadese, Caboom (doppiato in originale da Keanu Reeves), coraggioso anche se un po’ vanesio (restare seduti fino alla fine perché c’è una piccola gag che lo vede protagonista). Sorprendente colpo di scena finale, che però pare preluda a un proseguimento della saga. Quanto al doppiaggio, dopo la morte del nostro Fabrizio Frizzi, per Woody è stato chiamato Angelo Maggi, il doppiatore ufficiale di Tom Hanks, che in effetti in inglese ha sempre dato la sua voce al cowboy. Forky in originale è Tony Hale, il mitico assistente di Veep e in italiano Luca Laurenti. Questa volta ci si commuove meno del solito e chissà potrebbe anche dipendere dall’assenza al timone di quel John Lasseter che è finito sotto la mannaia #metoo, non sappiamo quanto giustamente perché la cosa non è mai approdata in luoghi di giudizio ufficiali. Ciò nonostante, Toy Story 4 resta sempre uno dei teneri e divertenti film Pixar/Disney, in grado di mettere d’accordo grandi e piccini mentre ci trascina in avventure a rotta di collo, ci diverte e intenerisce e riesce pure a farci pensare ai grandi interrogativi della Vita. Che volere di più?

Sempre valido

7