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Tolkien

I See Monsters

di

Cosa costituisce la fonte di ispirazione per un artista, quali elementi lo formano, da quali esperienze trarrà la linfa per le sue opere? Mai cose liete, mai vite serene, a quanto sembra la felicità non è creativa. Il bel film Tolkien, diretto e scritto da David Gleeson insieme a Stephen Beresford con qualche libertà storica, questo racconta, la formazione di un grande scrittore, John Ronald Reuel Tolkien, la sua storia, un percorso lungo, sofferto, doloroso. Lo incontriamo nelle trincee fangose della Prima Guerra Mondiale, mentre febbricitante cerca disperatamente uno dei suoi più cari amici. Mentre le bombe esplodono e folate di gas venefico si spandono sui vivi e morti, Tolkien ricorda. Ricorda l’infanzia, quando era tornato a Birmingham con la madre e il fratello, mentre il padre era rimasto a morire di malattia in Sud Africa. Ricorda le difficoltà nel lasciare le meravigliose, verdissime lande per la fumosa, lurida città E la povertà che faticosamente tentava di arginare la meravigliosa madre, prima musa ispiratrice, morta prematuramente anche lei. E poi l’affido a una donna facoltosa ma gretta, la protezione di un illuminato prete cattolico, gli studi, la difficile ammissione a Oxford. Poi la scoperta dell’amore per le lingue antiche e il formarsi del Circolo TCBS (Tea Club in Barovian Society), un gruppetto di quattro amici fidati, appassionati a diverse forme artistiche (su cui modellerà la sua Compagnia dell’Anello). In seguito il primo grande amore per Edith (anche lei orfana), reso difficile da un ambiente rigido, classista, dove nessuno sembrava avere rispetto per un giovane sfortunato ma brillantissimo, destinato infatti a un futuro glorioso, che però veniva respinto o guardato con supponenza e ostacolato nella sua lotta per emergere (molto bella la scena in cui lui e Edith ascoltano L’anello del Nibelungo di Wagner nel retro del teatro in cui non era stato loro concesso di entrare). Preso sotto l’ala protettiva di un eccentrico Professore, sempre più coinvolto nello studio di linguaggi antichi, non solo latino e greco ma anche gotico e finnico, che rimescolava creando suoni e significati nuovi, sarà travolto dalla grande carneficina della Prima Guerra Mondiale, che decima la sua compagnia di amici. Là, durante la terribile battaglia delle Somme, nelle trincee dove si avanza fra ammassi di cadaveri, strisciando nel fango e nell’acqua insanguinata, nelle esplosioni, nei fumi, nelle uccisioni crudeli a colpi di baionetta o straziati dalle mitragliatrici, si materializzano ai suoi occhi le creature orrende e spietate, i guerrieri crudeli, gli orchi, i draghi, le divinità di un male al quale tentano di opporsi pochi eroi spesso dolorosamente sconfitti. Al ritorno in un mondo che sembrava pacificato (e invece incombeva la mostruosità della Seconda Guerra), troverà modo dopo qualche tempo di mettere sulla carta il risultato di tante esperienze, di dolori e anche di amore, componendo l’opera che lo consegnerà all’eternità, una storia di “viaggi, avventure, magia, un tesoro, e amore. E domande e risposte. E soprattutto di amicizia”. Forse il primo film, dopo il diversissimo Mad Max, in cui Hoult davvero dimostra di saper recitare, con i grandi occhi azzurri aperti su un mondo dietro il quale vedeva un altro, pieno di poesia, bellezza, virtù, a contrastare bassezze, malvagità, ignoranza, ferocia. Perché nessuno ci ridarà gli eroi buoni che sono morti e tutto ciò che potevano regalarci di bello andrà perduto per sempre. Lily Collins interpreta con sensibilità la delicata eppure decisa Edith. Il regista finlandese Dome Karukoski, a noi finora sconosciuto, trova un modo efficace, con estrema sobrietà di effetti speciali, per rendere il formarsi di una poetica, per descrivere la fonte di ispirazione di quel mondo incantato, la creazione di un intero universo fiabesco, per costruire un’estesa mitologia perfino dotata di un suo particolare linguaggio. Pur molto contenuto emotivamente e convenzionale nella raffigurazione dell’ambiente accademico, della storia del gruppetto di amici fedeli, il film riesce a trasmettere bene la personalità del famosissimo autore e quanto forte fosse la spinta della cultura, il desiderio conoscere, creare, esprimere, travalicando ogni limite imposto, in quest’uomo, sempre controllato e raziocinante, che però poi lasciava correre le sue fantasie in universi fantastici senza limiti. Unica via di salvezza, probabilmente, per salvare almeno la vita e sua e di chi amava.

Un ritratto interessante

7