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The Witch: Recensione

di

 

C'è una casa nel bosco....

Fino dai primi minuti, dalla cura nella composizione formale delle inquadrature, dalla fotografia, dalle musiche, si avverte che The Witch non sarà il solito horror di demoniache presenze, di possessioni ed esorcismi, di processi e di roghi. Siamo nel 1630 nel New England, i primi pellegrini sono già sbarcati in cerca del mitizzato "mondo migliore", convinti di riuscire a renderlo migliore anche con la loro fede, provenendo da un'Europa dove carestie, guerre e soprusi rendevano la vita un inferno in terra.

Ma l'inferno è spesso nei cuori degli esseri umani e può prendere molte forme. Il capofamiglia William, originario dell'Inghilterra, con la rigidissima moglie Katherine e i cinque figli, la maggiore Thomasin, il fratello Caleb, due gemelli e un neonato, per le sue posizioni estreme viene espulso dalla piccola comunità in cui vive. Si allontana dal fortino su un carro con i suoi tanti affetti e le poche masserizie, e anche quell'immagine, con il progressivo rimpicciolimento del carro dondolante, con la famiglia e le sue misere proprietà, lascia presagire quello che avverrà. William costruisce una essenziale abitazione ai margini di una fitta foresta, che intimidisce e respinge. La famiglia tenta di sopravvivere seminando granoturco e allevando qualche pecora. Ma il padre non è capace né come contadino, né come pastore e un destino avverso si accanisce su di loro. In uno scenario di progressiva, inarrestabile tragedia, il neonato scompare misteriosamente (ma forse nel bosco si aggira una pericolosa strega, dedita ad atroci rituali), i due gemelli (due odiose creature) si incarogniscono contro la povera Thomasin, che anche la madre sembra detestare, incalzandola con continui ingiustificati rimproveri. Il fratello è pervaso dal senso del peccato originario, di cui si sente imbevuto, il padre tenta invano di porre argine al disfacimento, che in parte è sua responsabilità. Perché è sul sesso che si sono appuntate tutte le fobie, tutte le accuse, da lì deriva ogni maledizione per la razza umana. Purtroppo è la forza più potente, perché mirata alla riproduzione, al proseguimento della specie (sublime ipocrisia, demonizzare l'atto che ci consente di moltiplicarci) e l'esito sarà devastante. I protagonisti sono fagocitati dal Bosco, dalla minacciosa entità nella quale comanda la forza della natura e né uomo né dio possono sperare di sopravvivere. Mentre gli animali si ammalano, i frutti del campo marciscono, i rapporti famigliari degenerano. Finirà malissimo. Forse il bosco è davvero abitato da mostruose creature, ma libere e non schiave di altrettanto mostruosi dettami. Robert Eggers, un passato da scenografo e costumista (e si nota, in positivo) qui al suo primo film, scrive e dirige una storia inquietante, che mostra le nefaste conseguenze scatenate da un misto inestricabile di miseria, di ignoranza, di isolamento, di fanatismo religioso. Anche se il tema (comunità isolata nella natura ostile, imbevuta di superstizioni e fanatismi religiosi) non è certo nuovo, The Witch, sempre ambiguo, sempre perfettamente sull'orlo dell'essere un horror tradizionale e qualcos'altro, resta in perfetto bilico fra il razionale e il fantastico, come fosse un documentario su un gruppetto di miserabili coloni puritani alle prese con la sopravvivenza, e insieme una storia magica e nera, popolata di streghe e animali inquietanti. Il tutto senza minimamente ricorrere a banali effetti "speciali", suggerendo l'irrazionale raccontandolo con perfetta logica. Quando la ragione non sa dare risposte, quando la vita nella sua durezza spietata non concede tregua, ci si rifugia nella religione e, increduli che un dio possa essere così crudele, ci si accusa di ogni peccato per trovare una giustificazione a tanta devastazione. Si innesca così un circolo vizioso su cui campano ancora oggi diversi regimi. Ma al di là di letture più "politiche", The Witch è un originale e inquietante film di difficile catalogazione, una fiaba nerissima, con tanto di strega con la casetta nel bosco e genitori che pensano di liberarsi di una figlia, perché sarebbe una bocca in meno da sfamare. E le molliche di pane per ritrovare la strada chissà dove porteranno.

 

 

Sorprendente

8