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The Wife

Odiarsi con amore

di

Si usa dire che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna. Nell’ottica non solo dell’angelo del focolare ma anche in un’accezione più nobile, come ispiratrice, musa, sostegno intellettuale oltre che materiale (necessario però per lasciare all’uomo lo spazio per dedicarsi elusivamente alla sua arte). La cura della casa, dei figli, gli studi, i rapporti con il mondo esterno, l’amministrazione, nulla deve turbare le creatività del genio. La donna che assume questo ruolo sa che dovrà sempre restare dietro le quinte della scena che è il suo uomo a occupare. Anni ’90, un noto scrittore americano, ormai anziano, consegue finalmente l’agognato Nobel per la letteratura, esulta insieme all’amata compagna di una vita, coppia d’acciaio fin dai tempi del college, quando lei, sua studentessa, lo aveva strappato dalle poco amorevoli braccia di una moglie già stanca di lui. Viene organizzato un viaggio a Oslo, per partecipare alla cerimonia, la moglie segue il marito, premurosa e affabile come sempre, anche se sempre più spesso pervasa da un’irritazione, un’insofferenza che pian piano si fanno palesi. Contro chi, contro cosa? Contro il consorte, che fatuamente si nutre dell’attenzione intorno a lui, narcisista ed egoista come sempre? Contro l’organizzazione, gentilmente ma inesorabilmente maschilista? Contro un giornalista insistente che la perseguita perché vorrebbe pettegolezzi sul loro troppo idilliaco sodalizio? Contro una scelta di vita compiuta troppi anni addietro e che forse non la convince più, insoddisfatta di un ruolo che sa bene non appartenerle? Non scambiamo il piacevole film The Wife, tratto dal romanzo di Meg Wolitzer, per un pamphlet femminista in tempi di #metoo. Perché la storia, pur non originale, ha una validità universale e atemporale, perché parla di ruoli all’interno di una coppia, di intimi “gentlemen’s agreement”, di quei patti che si stringono dietro una porta chiusa fra due persone che vivono insieme e nei quali nessuno dovrebbe permettersi di ficcare il naso, tranne i diretti interessati. L’unica seria polemica “femminista”, se vogliamo, è squisitamente letteraria, anche se valida solo per i tempi iniziali della relazione fra i due, una quarantina di anni prima. Oggi infatti nessuno pensa più che per sfondare più facilmente nel mondo della letteratura si debba essere uomini. I difficili equilibri all’interno di una coppia di artisti sono stati argomento già trattato in molti film, l’ultimo il bel Me & Mme Adelman (in italiano Un amore sopra le righe). Qui viene declinato in modo sottile, con la sceneggiatura di Jane Anderson ben messa in scena dallo svedese Björn Runge. Scelta vincente quella dei due protagonisti, attori capaci con il loro super-professionismo di nobilitare qualunque trama, Jonathan Pryce e Glenn Close, che intrecciano un duetto davvero notevole. Intorno a loro troviamo Max Irons, figlio aspirante scrittore, afflitto da un padre ingiustamente severo (e vedremo quanto ingiustamente nel corso della narrazione, perché molte sottigliezze si sveleranno quasi in background), piccolo pianeta che ruota intorno ai due maggiori, cercando di non precipitare. Il giornalista è Christian Slater, anche lui personaggio più sottile di quanto possa sembrare. The Wife è il racconto di una storia di amore che nei decenni diventa altro, in cui l’amore iniziale è lontano ma non del tutto scomparso, solo mutato. Ciascun protagonista incarna (e si rimpalla con l’altro) il ruolo che correda inevitabilmente quella della vittima che sceglie di rimenare a fianco del suo carnefice, ma ben conscia, in uno scambio di ruoli quasi continuo, in nome di quella sottile perversione che fa restare insieme coppie che invece avrebbero dovuto separarsi. Del resto, tutto dipende sempre da ciò che si desiderava trovare, nella coppia, nel matrimonio, nel sodalizio, nella società per azioni che il matrimonio può anche diventare, talvolta.

godibile

7